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Minetti, Fede, Mora e il gioco dello scaricabarile

Le ragazze a Berlusconi le portavano Fede e Mora. Anzi no. Nicole Minetti lancia il sasso e poi in serata nasconde la mano, smentendo che fosse sua intenzione accusare il direttore del TG4 e l'agente dei divi di essere i lenoni delle serate ad Arcore. Parole che comunque rimbalzano impazzite tra le mura della Questura, sui giornali e sul web fino ad arrivare a uno degli interessati, Emilio Fede, che ribatte stizzito: "entrambe avrebbero bisogno dell'assistenza di uno psichiatra", facendo riferimento alla consigliera regionale della Lombardia e all'avvocato che l'assiste, Daria Pesce.

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Ma che cosa è successo? A innescare la querelle tra i protagonisti delle "serate eleganti" del premier è stato un memoriale di una dozzina di pagine che la Minetti ha fatto pervenire ai pm tramite il suo legale. Nel fascicolo sarebbero spiegati con esattezza (dal punto di vista della deputata del Pdl) i fatti relativi alla notte tra il 27 e il 28 maggio 2010, quando la consigliera regionale si è recata in Questura a Milano a "recuperare" Ruby - minorenne e accusata di furto - per poi affidarla a Michelle Conceicao. Un documento con il quale la Minetti vuole dimostrare l'inconsistenza dell'accusa di induzione e favoreggiamento di prostituzione minorile, negando di fatto di essere stata lei ad avere accompagnato Ruby da Berlusconi.

Non si sa bene come, però, a un certo punto è inziata a circolare la notizia che la memoria difensiva fosse un vero e proprio atto d'accusa contre Fede e Mora, scatenando le reazioni veementi dei due interessati e costringendo la Minetti a un'immediata precisazione: "il mio legale Daria Pesce ha presentato oggi una memoria difensiva da cui si evince che non ho portato Ruby ad Arcore. In questa memoria, ci tengo a sottolinearlo, non accuso né Emilio Fede né Lele Mora" ha dichiarato all'Ansa la deputata del Pdl. Una versione dei fatti avvalorata anche dall'avvocato Pesce, secondo la quale il memoriale "voleva evidenziare solo come la Minetti non avesse avuto alcun legame con Ruby senza accusare assolutamente Lele Mora ed Emilio Fede sulla cui posizione processuale non poteva neppure entrare. Nella memoria tra l'altro la difesa si è limitata a riportare alcune indagini depositate agli atti. Non si è poi fatto alcun cenno alle ragazze che stando all'accusa avrebbero frequentato Arcore. Fatti che sono tutti da provare".

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Un tentativo di scaricabarile finito male? Non si sa. Certo è che, con questa mossa, la Minetti si sfila dagli interrogatori previsti per questa fase dell'inchiesta e lascia Fede e Mora in una situazione "spinosa". Le reazioni dei due infatti non si sono fatte attendere e se da un lato il direttore del TG4 invoca la necessità di una perizia psichiatrica per le sue antagoniste, dall'altro tuona anche contro Ruby, colpevole a suo dire di falsa testimonianza: "lei dice: 'E' venuto a prendermi Emilio Fede...'. Non è vero neanche per idea. E' più che falso, commette un atto delinquenziale chi sostiene che io sono andato a prendere questa ragazza. Ha raccontato che sono andato a prenderla con un'auto di Mediaset con una scorta di carabinieri in divisa, cosa che non ha nessuno". E Mora? L'agente dei divi è sembrato un po' confuso, tentando di spiegare la situazione con un esempio tratto dal mondo della pesca non proprio chiarissimo: "il pesce, anzi la Pesce in questo caso, di solito butta l'amo. E oggi Emilio Fede ha abboccato", e poi - come già i suoi "ex soci" prima di lui - ha chiuso la discussione dando la colpa a qualcun altro: "Ambra e Chiara Arcore l'hanno visto solo in tv, loro non sono mai state nella residenza del presidente del Consiglio. La stessa Minetti l'ho vista solo qualche volta e non ho neanche il suo numero di telefono". Avanti a chi tocca.

 (foto © LaPresse)

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