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Nozze gay, Grillo vs Bindi: "Non conosce il vero amore"

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Bagarre, sabato, all'assemblea del Pd al Salone delle fontane a Roma. Il documento messo a punto dal Comitato etico sui diritti delle coppie omosessuali e la bioetica viene approvato, ma colleziona 38 no, espressi quasi interamente dall'area Marino in seguito alla decisione della presidenza di non integrarlo con due ordini del giorno sui matrimoni gay redatti, tra gli altri, da Anna Paola Concia e Ivan Scalfarotto.

Una scelta che non è piaciuta agli autori dei due odg e a gran parte della platea e che ha determinato, prima, un intervento molto critico del delegato della Puglia Enrico Fusco - "E' un documento arcaico, irrispettoso, offensivo per la dignità delle persone. Non è un passo in avanti ma un passo indietro enorme. Anche Fini è più avanti di noi" - e poi la scelta da parte di tre membri del partito di riconsegnare la tessera al segretario Bersani.

"Il documento messo ai voti da Rosy Bindi è assai colto e altrettanto vago. Non può rappresentare il programma di un partito che si definisce democratico" ha dichiarato Ignazio Marino, che con il resto dei 'contestatori' ha attaccato duramente la presidente del Pd, ritenuta responsabile in primis di aver messo a punto un testo "arcaico" e poi di non avere accettato le modifiche che lo avrebbero reso più 'attuale', respingendo la proposta di integralo con i due odg avanzati dalla Concia.

Critiche alle quali l'interessata ha risposto: "Non si poteva votare quel documento dal momento che con il primo, già votato, avevamo escluso le nozze tra gay perché la Costituzione non le prevede", finendo con lo scaldare ancora di più gli animi, acquietati, almeno apparentemente, solo dall'intervento di Bersani, che ha tuonato: "Siamo il primo partito del Paese, che non è fatto delle beghe nostre. Per la prima volta il partito si è impegnato a codificare le unioni gay e sento dire: vado via dal Pd. Ma non l'ho sentito dire quanto così non era. Il sistema dei diritti evolve e non può essere affrontato se non si tiene conto dei passi fatti".

Ma che la questione non fosse chiusa, l'ha dimostrato il post di ieri di Beppe Grillo sul suo blog. Dopo i tentennamenti della prima ora, il comico ligure dichiara apertamente: "Io sono favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso" e poi se la prende con il "pdmenoelle", il pdl, la Chiesa, "la convitata di Pietra", Bersani, Rutelli e, ovviamente, Rosy Bindi, che sceglie di attaccare sul piano personale, affermando che lei "problemi di convivenza con il vero amore non ne ha probabilmente mai avuti".

Una requisitoria durissima, quella di Grillo, che definisce i rappresentanti del Pd "farisei, sepolcri imbiancati spruzzati di un rosso antico ormai stinto" che "pretendono di dettare le regole della morale", invitando "quanti sono gay nel pdmenoelle e non lo dichiarano" a fare outing, perché "vi farà bene. I vostri nomi sono già conosciuti. Non c'è nulla di male a essere gay. Fa invece schifo negare diritti sacrosanti per un pugno di voti".

E nella scia della polemica aperta dal comico si inseriscono - benché con altri toni - anche Nichi Vendola, che parla di crollo del "muro dell'ipocrisia", affermando che "la politica deve fare i conti con una richiesta sacrosanta. Basta frammenti di diritti, vogliamo diritti interi, eguali per tutti", e Antonio Di Pietro, il quale invita gli omosessuali a firmare "la nostra proposta di legge sul pieno riconoscimento dei matrimoni gay". Ma a lui, come a tutti gli altri, risponde dura la Concia: "Caro Di Pietro, pregherei te come Grillo di non strumentalizzare il seppur faticoso ma sacrosanto dibattito all'interno del Pd, che rimane comunque l'unico partito che ne parla al suo interno e non fa annunci roboanti sulla scia delle polemiche".

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