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Nucleare "destino ineluttabile", così Berlusconi si tradisce sul referendum

Le parole pronunciate sul nucleare da Silvio Berlusconi in occasione del vertice bilaterale italo-francese di Villa Madama hanno fatto gridare alla truffa tutti i sostenitori del referendum. Il presidente del consiglio infatti ha ammesso con disarmante franchezza che la consultazione popolare prevista per il 12-13 giugno è stata cancellata per evitare che, sull'onda dell'emozione di Fukushima, gli italiani votassero no e di fatto impedissero lo sviluppo del nucleare nel Belpaese. "In Italia l'accadimento giapponese ha spaventato moltissimi cittadini. Se fossimo andati al referendum, il nucleare non sarebbe stato possibile per molti anni" ha spiegato il premier, per nulla preoccupato dall'impatto delle sue affermazioni.

Nucleare, lo stop del governo. Tutte le reazioni

Il blocco dei quesiti sul nucleare, dunque, altro non è che un escamotage (dichiarato) dell'esecutivo per rinviare la questione a tempi migliori perché, come ammette lo stesso Berlusconi, "dopo uno o due anni si possa avere un'opinione pubblica più favorevole". La strategia dell'attuale governo infatti non prevede di abbandonare la strada dell'energia nucleare, ma al contrario di implementarla, come dimostrano i contratti stipulati tra Edf ed Enel "che restano in piedi e non vengono abrogati, anzi" e come si evince con chiarezza dalle parole del premier, che la definisce "un destino ineluttabile".

Nucleare? Stop momentaneo. Il video delle dichiarazioni di Berlusconi

Ma le dichiarazioni del presidente del consiglio, oltre a provocare le sdegnate reazioni di opposizione e comitati per il referendum - "Berlusconi ha confessato: non vuole rinunciare al nucleare, ma vuole solo bloccare il referendum perché ha paura del risultato delle urne" ha tuonato Di Pietro, seguito a ruota dal presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli: "quello architettato dal governo è un imbroglio colossale" e dal capogruppo alla Camera del Pd Dario Franceschini: "evitare il giudizio popolare è l'ultimo degli imbrogli di Berlusconi" - hanno destato le attenzioni dei giuristi, aprendo uno scenario inaspettato (almeno per la maggioranza).

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Sull'eventualità o meno di fare saltare un quesito referendario non decidono infatti nè il parlamento nè il governo, ma l'Ufficio Centrale presso la Corte di Cassazione. Se quest'ultimo dovesse riscontrare che la moratoria proposta dall'esecutivo non abbandona "i principi ispiratori della disciplina preesistente" che si vuole abrogare - come stabilito dalla sentenza 68 del 1978 della Corte Costituzionale - allora il referendum si tiene lo stesso, seppure sulle nuove disposizioni normative. Che tradotto in soldoni significa che Berlusconi ha svelato il "trucco" troppo presto e che rinviando la consultazione a "ulteriori evidenze scientifiche" e a futuri "sviluppi tecnologici", non rinuncia definitivamente alla scelta nucleare che di fatto "è il principio ispiratore dell'iniziativa referendaria", come ha spiegato a Repubblica Gaetano Azzariti, costituzionalista alla Sapienza.

Dunque la foga del premier di incassare anche questa vittoria l'ha tradito e l'ha posto nella condizione di dover sottomettersi al giudizio ultimo della Cassazione che, spiega sempre Azzariti, "può senz'altro avvalersi delle affermazioni di Berlusconi" per formulare la sua sentenza. I tempi sono stretti, perché per pronunciarsi la Corte deve attendere che l'emendamento diventi legge con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ma esistono precedenti in cui il verdetto è arrivato in 48 ore. Comunque vadano le cose, però, non è detto che la questione del nucleare trovi realmente una fine. Se la Cassazione dovesse bloccare i referendum, tra due anni la questione tornerebbe d'attualità, così come se si facesse la consultazione popolare, si raggiungesse il quorum e vincessero i sì. In questa situazione infatti, passati cinque anni o in caso di rinnovo del parlamento, i nuovi rappresentanti eletti dal popolo potrebbero riproporre le norme abrogate. E via da capo.

 (foto © LaPresse)

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