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Obama: "No a McCain, otto anni sono abbastanza"

La Convention democratica di Denver ha approvato la candidatura di Barack Obama, il primo afro-americano nella storia delle elezioni USA, nella sfida per la Casa Bianca. Obama se la vedrà contro John McCain il 4 novembre.

Il senatore dell'Illinois ha, come ovvio, accettato la nomination. Nel testo del suo intervento finale alla Convention di Denver, anticipato alla stampa, si legge: "Con profonda gratitudine e grande umiltà, accetto la vostra nomination per la presidenza degli Stati Uniti".

La Obama Girl a Denver
La Obama girl con il piccolo Barack

"Otto anni sono abbastanza: ora è arrivato il momento di cambiare l'America e per questo mi candido alla presidenza degli Stati Uniti". È stato questo lo slogan usato da Barack Obama nel discorso con cui ha accettato la nomination democratica, di fronte ad una platea di 84mila persone che scandiva "eight is enough", riferendosi ai due mandati di George Bush. "Questa sera - ha continuato Obama - dicono agli americani, repubblicani, indipendenti di tutto questo grande paese, ne abbiamo avuto abbastanza: questo è il momento, questa elezioni, la nostra possibilità per mantenere nel 21esimo secolo la promessa americana viva". In un discorso in gran parte incentrato sulle difficoltà che la classe media americana sta affrontando per la classe media a causa della crisi economica dovuta anche anche alle "politice fallimentari di George Bush", Obama ha ricordato che "l'America è migliore di questi otto anni, siamo un paese migliore". Ed ha attaccato duramente John McCain per aver detto che "l'America sta diventando una nazione di persone che si lamentano e che la recessione è solo mentale".

Obama ha attaccato McCain per non essere in contatto con i reali problemi degli americani. "Non è perchè a McCain non interessi, ma perchè non riesce a capire - ha detto del senatore repubblicano per il quale ha avuto parole di stima quando si è trattato di riconoscere il suo passato di eroe di guerra - perchè altrimenti definirebbe classe media qualcuno che guadagna meno di cinque milioni all'anno?". Ed ha fatto anche ironia sul fatto che McCain lo abbia accusato di essere una celebrità: "Non so quale vita John McCain crede che conducano le celebrità ma questa è la mia" ha detto facendo una carrellata delle persone che lo hanno ispirato dalla nonna che da segretaria è riuscita con il suo lavoro a diventare manager ad un disoccupato che ha incontrato durante la campagna elettorale.

"Questi sono i miei eroi" ha detto in un discorso in cui ha più volte ripetuto l'impegno a rinnovare "la promessa dell'America". "Una promessa che dice che il mercato deve premiare la determinazione e l'innovazione e produrre la crescita, ma che gli imprenditori devono assumersi la responsabilita di creare posti di lavoro americani, cercare lavoratori americani e rispettare le regole" ha detto, dettagliando il suo programma per rilanciare il mercato del lavoro ed aiutare le famiglie americane in difficoltà. E promettendo di "tagliare le tasse al 99 per cento delle famiglie di lavoratori" e non, come ha fatto Bush ed intende ancora fare McCain, "proporre centinaia di miliardi di sgravi ficali per le grandi corporation e compagnie petrolifere ma non un penny per oltre 100 milioni di americani".

Infine una piccola, italica dissertazione in merito al frequente utilizzo, da parte di Obama, delle parole di Gioacchino da Fiore: "Mi sorprende che Barack Obama citi Gioacchino da Fiore ma al tempo stesso mi interessa capire meglio perchè faccia riferimento a questo pensatore. Indubbiamente è molto interessante che citi il pensatore calabrese, da sempre considerato come il portabandiera di una società più giusta e pacifica". Lo ha detto don Gianni Baget Bozzo, stravagante quanto noto teologo e politologo genovese, consigliere culturale tra i più ascoltatori da Silvio Berlusconi. È una finezza culturale -ha concluso don Gianni Baget Bozzo- che vorrei capire meglio dal momento che Gioacchino da Fiore è considerato uno dei simboli dell'utopia cristiana".

Non dello stesso parere il noto storico Giovanni Sabbatucci, professore di storia moderna e contemporanea all'Università "La Sapienza" di Roma: "Appare un pò stravagante andare a ricercare Gioacchino da Fiore per auspicare un mondo migliore, più giusto e pacifico". (...) "Non capisco perchè andare a ripescare il profetismo millenarista dell'abate silano per invocare una nuova stagione dell'umanità. Forse questa citazione del personaggio - osserva il professor Sabbatucci - ha un pò a che fare con il gusto di Obama di atteggiarsi ad oratore, a predicatore, a sacerdote che arringa i fedeli".

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