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Obama-Romney, terzo dibattito: vince il presidente, ma lo sfidante resiste

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Barack Obama vs Mitt Romney, atto terzo. La sfida tv per la Casa Bianca è arrivata allo scontro finale - quello sulla politica estera - e i due concorrenti hanno dato il meglio di sè per portare a casa la vittoria che, a due settimane dal voto, potrebbe essere definitiva. Per i sondaggi, ieri, alla Lynn University di Boca Raton ha vinto il presidente - 48% a 40% secondo la CNN, addirittura 58% a 23% per la CBS, che però ha un pubblico spostato a sinistra - ma non è detto che il risultato sia decisivo: anche nel secondo dibattito in tv Obama aveva dato la polvere a Romney, eppure il repubblicano ha poi recuperato terreno nei sondaggi.

Il video integrale del terzo e ultimo duello tv tra Obama e Romney

A spostare indecisi e scontenti tocca ora agli strateghi della comunicazione dei duellanti, ma intanto ieri si è consumato uno scontro avvincente e a tratti esilarante (anche se può sembrare irrispettoso dirlo), con Obama che ha puntato a screditare Romney con una serie di battute al vetriolo sull'insipienza in fatto di politica estera del governatore.

Il clou è stato raggiunto quando il repubblicano ha deciso di attaccare il presidente sulla - a suo dire - inadeguatezza dell'esercito USA, con la Marina e l'Air Force che avrebbero meno velivoli rispetto al passato (ovvero, il 1917 e il 1947). Micidiale la risposta di Obama: "Governatore, abbiamo meno navi rispetto al 1917, è vero. E anche meno cavalli e meno baionette. Sa com'è, le cose cambiano. Ora abbiamo quelle cose che si chiamano portaerei, coi jet che ci atterrano sopra. Poi ci sono delle cose che vanno sott'acqua: si chiamano sottomarini atomici". Romney ha incassato, e ha incassato di nuovo quando ha provato ad attaccare l'inquilino della Casa Bianca sulla sua 'amicizia' con la Russia e questi gli ha risposto: "Quando si tratta di politica estera, sembra voglia riproporre la politica estera degli anni '80: proprio come le politiche sociali degli anni '50 e quelle economiche degli anni '20", ricordando anche: "Pochi mesi fa diceva che il nostro nemico più pericoloso è la Russia, meno male che ora riconosce che invece è Al Qaeda".

Elezioni USA 2012: tutta la corsa di avvicinamento alla Casa Bianca

Insomma, una serie di stoccate a raffica dalle quali il candidato repubblicano si è difeso come ha potuto, riuscendo comunque a mettere a segno qualche buon colpo, soprattutto quando - al giro di boa dei 30 minuti - con una mossa chiaramente studiata a tavolino ha portato il confronto sul tema dell'economia: a poco sono valsi i richiami del moderatore, il 'grande vecchio' della Cbs Bob Schieffer. "E' la nostra economia debole che ci impedisce di essere forti in politica estera", ha attaccato Romney, giocando le carte della Cina e, soprattutto, di Israele. Ma qui Obama l'ha sorpreso, e compiendo questa volta lui una giravolta ha assicurato: "Se Israele sarà attaccato saremo al suo fianco".

In linea generale, comunque, il candidato repubblicano ha scelto una cauta via di mezzo, un po' per convincere gli indecisi moderati e un po' per evitarsi clamorose gaffes. Così Romney si è mostrato allineato alla politica estera della Casa Bianca quasi su tutto, condividendo le scelte sull'Afghanistan, con il ritiro entro il 2014, sull'uso dei droni, sul Pakistan, considerato 'ambiguo', ma comunque alleato, dal momento che possiede cento bombe atomiche e sulla 'primavera araba', sostenuta dall'amministrazione Obama. Solo sulla Siria Romney si è spinto oltre, sostenendo la necessità di armare i ribelli (scelta avversata dal presidente), ma anche lui alla fine ha convenuto sulla necessità di risolvere nel modo più pacifico possibile la questione.

Cosa succederà ora? Fino alla data fatidica del 6 novembre i due candidati duelleranno a distanza, ma saranno soprattutto i loro apparati elettorali a rastrellare voti, contattando gli elettori a uno a uno. Di sicuro, mai corsa presidenziale è stata così incerta: gli americani infatti sono chiamati a una scelta epocale, tra desideri di restaurazione di una 'grandeur' che sembra persa nelle nebbie del tempo e volontà di proseguire lungo il (difficile e faticoso) cammino democratico iniziato da Obama.

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