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Operai Fiat licenziati e reintegrati, ma non accedono alla produzione

Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, i tre operai della Fiat, sono tornati nello stabilimento di Melfi, ma a loro è stato impedito l'accesso alle postazioni nella catena di montaggio. Il giudice del lavoro ha reintegrato i tre lavoratori, i loro tesserini magnetici sono stati riattivati, ma quando hanno varcato i tornelli sono stati fermati dalla vigilanza interna.

La Fiat accetta la loro presenza a patto che i tre occupino una saletta e svolgano solo attività sindacale, senza tornare al lavoro sulle linee di produzione. Accertate queste condizioni i legali della Fiom, il sindacato dei metalmeccanici della Cgil, hanno deciso di far uscire i tre dalla fabbrica e la Fiom Basilicata ha presentato ai carabinieri una denuncia contro l'azienda per inottemperanza alla sentenza di reintegro. A formalizzare la denuncia, nella caserma di Melfi dei carabinieri, il segretario regionale della Basilicata della Fiom, Emanuele De Nicola.

Uno dei tre operai, Giovanni Barozzino, ai giornalisti ha detto. 'Lancio un appello al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: non ci faccia vergognare di essere italiani. Vogliamo solo il nostro lavoro, come ha deciso il giudice. Non vogliamo essere confinati in una saletta sindacale che è distante centinaia di metri dalla fabbrica dove lavorano i nostri colleghi. Dalla saletta non potremmo parlare con nessuno. Per rivendicare i nostri diritti siamo disposti a venire in fabbrica ogni giorno'.

Attraverso una nota l'azienda ha fatto sapere di aver 'doverosamente eseguito' il provvedimento di reintegro emesso dal Tribunale di Melfi e si è detta 'fiduciosa che il Tribunale di Melfi, nel giudizio di opposizione, saprà ristabilire la verità dei fatti' e ha sottolineato 'la ferma convinzione che siano pienamente legittimi i provvedimenti adottati nei confronti dei tre lavoratori licenziati e poi reintegrati dal giudice del lavoro'.

Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi non è voluto entrare nel merito della vicenda, ma pressato dai giornalisti al Meeting di Comunione e Liberazione ha detto: 'Sulla vicenda che riguarda alcune persone e per la quale ci sono processi giudiziari in corso non mi esprimo. Mi stupisco di coloro che che si stupiscono della prima sentenza. Sarebbe stata una novità una sentenza diversa. Rispetto la dimensione giudiziaria di questa vicenda, poi c'è una dimensione politica e mi dispiace non aver mai sentito la Fiom pronunciarsi su questa dimensione politica. Il giudice deve esaminare se c'è stato o meno sabotaggio, io non sono in grado di dire se c'era sabotaggio in quel caso. Può una minoranza di lavoratori impedire agli altri di lavorare avvicinandosi al carrello che alimenta la produzione e bloccando la produzione? Può esserci un atto di questo tipo anche nell'ambito di uno sciopero regolarmente programmato? Può esserci la possibilità da parte di una minoranza di bloccare il lavoro degli altri?. Sarebbe importante che anche la Fiom dicesse che sul piano teorico non è giusto fermare un carrello'.

Foto: quotidiano.net

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