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Oscar Giannino: "Dimissioni irrevocabili, chi sbaglia paga". Al suo posto Silvia Enrico

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"Dimissioni irrevocabili da presidente in Direzione. I danni su di me per inoffensive ma gravi balle private non devono nuocere a @Fare2013!". Così Oscar Giannino ha comunicato su Twitter la decisione di lasciare la guida del movimento da lui fondato, aggiungendo: "E' una regola secca: chi sbaglia paga. Deve valere in politica e soldi pubblici, io comincio dal privato. Ora giù a pestare dx, sx e centro!".

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Una scelta dolorosa ma inevitabile, arrivata al termine di una riunione fiume dei vertici di Fare all'Hotel Diana di Roma, da cui è pure uscito il nome del nuovo leader dopo il giornalista, l'avvocato di Albenga (Savona, Liguria) Silvia Enrico, anche lei tra i fondatori del movimento. "Abbiamo preso atto con tristezza del passo indietro che Oscar Giannino ha fatto e che era inevitabile", ha commentato a caldo il candidato di Fare alla presidenza della Lombardia, Maria Pinardi, aggiungendo di aver voluto così "dare un esempio" ai politici degli altri schieramenti, che "fanno spesso della bugia la loro regola" e concludendo: "Questa vicenda è un punto di ripartenza per il nostro movimento".

E su Twitter l'hashtag #Giannino è subito balzato tra i primi dieci, dopo che per gran parte della giornata a tenere banco era stato #Chicago, con un chiaro riferimento alla vicenda del Master 'tarocco' dell'ormai ex leader di Fare, denunciato da Luigi Zingales. Molti dei commenti sul social sono elogi per la coerenza dimostrata dal giornalista: "Le dimissioni di #Giannino sono grandi per due motivi. Il primo l'etica del chi sbaglia paga. Il secondo che ora il presidente è una donna", scrive per esempio @zanovels, ma non manca chi come @Grouchality sottolinea: "E comunque #Giannino si é semplicemente ricordato il significato di una parola che la maggior parte dei politici ha dimenticato: decenza!".

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Tuttavia, come nota @skande: "#Giannino si è GIUSTAMENTE dimesso. Rimane il fatto che 314 parlamentari hanno votato, qualche tempo fa, che Ruby era la nipote di Mubarak". Una riflessione (amara) condivisa da molti altri, tra cui @manginobrioches, che scrive: "Va bene, #Giannino s'è inventato un master. Pensate a quelli che si sono inventati un governo. Per vent'anni".

Tecnicamente, comunque, le dimissioni di Giannino sono un mistero. L'ex presidente di Fare, infatti, rimane capolista in tutte le Regioni e come ha precisato a La Repubblica Franco Turco, uno dei membri della direzione, il giornalista "resta comunque candidato alla premiership". Questo significa che se Fare supererà la soglia del 4%, Giannino avrà diritto a un posto in Parlamento: come si comporterà, allora? In nome della coerenza dichiarata (e dimostrata) fino adesso, dovrebbe rinunciare subito. Per ora, comunque, solo di ipotesi si tratta e la prova dei fatti arriverà lunedì, al termine dello spoglio: Giannino si lascerà scappare un'opportunità così lungamente e pervicacemente inseguita?

In attesa di conoscere la risposta, è partita l'attività frenetica dei sondaggisti, che dopo la tempesta che ha investito Fare stanno cercando di capire come la vicenda influenzerà il voto. Il movimento liberista, infatti, pur non avendo praticamente una storia, nelle ultime rilevazioni aveva mostrato di poter contare su una folta pattuglia di sostenitori: l'interrogativo, dunque, è che cosa faranno ora questi elettori. Resteranno fedeli a Fare o dopo lo scandalo indirizzeranno altrove la loro preferenza? Fino a oggi Giannino ha sottratto voti soprattutto al Pdl: torneranno indietro oppure sosterranno un altro movimento di rottura, come quello di Grillo? O piuttosto andranno a ingrossare le fila dell'astensionismo? A Manheimer & Co., ma soprattutto alle urne, l'ardua sentenza...


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