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Pakistan, elezioni rinviate e ombre sulla morte della Bhutto

Il popoloso Paese islamico, dotato di un arsenale nucleare, è ancora in subbuglio. I disordini scoppiati in Pakistan dopo il tragico omicidio dell'ex premier e leader dell'opposizione Benazir Bhutto non si fermano e il presidente Pervez Musharraf ha ordinato il pugno di ferro contro i rivoltosi. Nel frattempo le elezioni previste per l'8 gennaio sono state rinviate al 18 febbraio. "Una decisione inevitabile" ha spiegato il presidente e i due maggiori partiti dell'opposizione, quello dei Bhutto e quello del'ex primo ministro Nawaz Sharif, seppure in disaccordo, hanno fatto sapere che non boicotteranno le elezioni.

Una situazione tesa e difficile dove non si risparmiano le accuse. La Bhutto è stata uccisa giovedì 27 dicembre a Rawalpindi, vicino a Islamabad, dove aveva tenuto un comizio. Secondo le prime notizie l'ex premier, che salutava la folla dalla sua vettura, è stata colpita a morte con un colpo d'arma da fuoco sparato da un kamikaze che poi si è fatto saltare in aria. Subito si è parlato di Al Qaeda ma il marito e i sostenitori del Partito popolare pachistano, di cui Bhutto era la leader, hanno risposto lanciando dure accuse contro il governo. Chiara la posizione del ministero dell'Interno di Islamabad: "dietro la morte della Bhutto c'è Al Qaeda". Secondo quanto divulgato dal ministero è stata intercettata una chiamata riconducibile ad Al Qaeda subito dopo l'attentato organizzato, sembrerebbe, dalla rete che fa capo a Osama bin Laden per destabilizzare il Pakistan. Non solo. Il portavoce del ministero dell'Interno, generale Javed Cheema, ha poi diffuso la versione ufficiale del governo di Islamabad. La Bhutto sarebbe morta per aver battuto la testa contro il tettuccio dell'auto nel tentativo di proteggersi dall'esplosione. Secondo quanto reso noto da Cheema "il corpo presentava una frattura al cranio, ma nessuna presenza di pallottole o di schegge di metallo". Una versione inaccettabile, "un mucchio di menzogne", per un collaboratore della Bhutto. Un video diffuso oggi (guarda la fotosequenza), inoltre, confermerebbe che a uccidere l'ex premier sono stati alcuni proiettili sparati prima dell'esplosione.

La stessa leader dell'opposizione in un messaggio spedito il 26 ottobre ad alcuni amici scriveva: "Se qualcosa dovesse accadermi, riterrò Musharraf responsabile. I suoi lacché mi fanno sentire insicura. E' impossibile che il divieto di prendere macchine private, di usare vetri oscurati, o dispositivi elettronici, o una scorta di quattro veicoli della polizia per proteggermi da tutti i lati possa essere stato decretato senza il suo accordo". A rafforzare la tesi del complotto è arrivata, il 29 dicembre, anche la smentita di Al Qaeda.

Benazir Bhutto era già sfuggita a un attentato a ottobre quando, dopo otto anni di esilio volontario, aveva fatto ritorno in Pakistan. I funerali dell'ex premier hanno visto la partecipazione di centinaia di migliaia di persone che tra la disperazione urlavano "Benazir è viva".

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