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Parentopoli 5 Stelle, assemblea senatori infuocata: accuse, urla e lacrime

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Clima rovente in casa 5 Stelle. Mentre tiene banco lo scandalo delle 'spese pazze' in Regione Emilia Romagna, ieri l'assemblea degli eletti grillini a Palazzo Madama ha discusso del suo caso parentopoli, in un'assemblea che è rapidamente degenerata, con scambi di accuse, urla e una senatrice che ha abbandonato la riunione in lacrime.

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A scatenare la bagarre la scoperta da parte dei pentastellati che due di loro hanno assunto dei parenti nei rispettivi staff: Barbara Lezzi e Vilma Moronese, infatti, hanno chiamato a far parte delle proprie squadre la figlia del compagno e il compagno. Una decisione che non è piaciuta ai colleghi, ma che le due hanno difeso a spada tratta, affermando di non avere violato alcuna regola, dal momento che in entrambi i casi non si tratta di conviventi.

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Spiegazione che oltre a suscitare diverse risposte piccate - tra cui quella di un senatore, che ha polemicamente chiesto: "Allora devo divorziare per poter assumere anch'io la mia compagna?" - ha innescato una discussione che ben presto è degenerata in rissa verbale. Tra chi ha accusato i 'delatori': "Siamo finiti sui giornali per colpa tua" e chi ha denunciato "il clima disgustoso e avvilente che c'è qui dentro, clima vessatorio e ricattatorio", affermando che "è vergognoso", l'assemblea si è trasformata in una specie di psicodramma collettivo, dal quale - ancora una volta, impietosamente - sono emerse le divisioni e le debolezze del Movimento 5 Stelle.

La capogruppo Paola Taverna (che poi ha abbandonato l'Aula per occuparsi della mozione di sfiducia ad Anna Maria Cancellieri), infatti, ha parlato di "ipocrisia che sta da più parti", mentre un altro senatore ha invitato i colleghi a darsi una regolata: "Cerchiamo di non farci del male. Non massacriamoci. Così diamo un'immagine sbagliata del Movimento" e un terzo ha domandato: "Ma è possibile che qui dentro dobbiamo sempre attaccarci?". La discussione comunque non si è instradata su binari più tranquilli, anzi.

In mezzo a un fuoco incrociato, infatti, Moronese ha abbandonato l'assemblea in lacrime, mentre nuovi fronti di polemica si sono aperti quando una senatrice ha affrontato il punto rendicontazione, attaccando: "Come si possono spendere 1.800 euro per capi d'abbigliamento? Le regole non erano queste", e soprattutto sull'opportunità di mandare in streaming o no la riunione. Dopo due ore (!) di discussione è passata infine la linea del capo della comunicazione del M5S, Claudio Messora, che con una mail aveva - di fatto - già deciso che non ci sarebbe stata alcuna diretta, proprio per evitare disastri mediatici in caso di polemiche come quelle che sono poi effettivamente esplose. Un'imposizione che non è piaciuta e che ha fatto sbottare più senatori, con uno che ha preso la porta e se n'è andato, dicendo: "Un tempo queste decisioni venivano votate dall'assemblea, ora vengono calate dall’altro come un tris di assi".

Insomma, un'altra giornata decisamente no per il Movimento, con tanto di beffa finale: dopo tre ore di discussione, infatti, nonostante da più parti venissero invocate "risposte chiare" per evitare nuovi casi parentopoli, l'assemblea non ha deciso nulla, né ha messo in previsione votazioni su alcunché. Che sia l'aria di Palazzo Madama e dintorni a essere insalubre e a causare irresolutezza e litigiosità cronica?

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