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Parlamentari da Provenzano per chiedere verità sulla trattativa: insorge il Pdl

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Il Corriere della Sera ha lanciato la bomba parlando di un "tour delle carceri": a scatenare un caso politico è stata questa rivelazione del quotidiano di via Solferino, secondo il quale l'europarlamentare Idv Sonia Alfano (Presidente della Commissione Antimafia Europea) e il senatore Pd Beppe Lumia (membro della Commissione parlamentare antimafia) hanno incontrato il boss Bernardo Provenzano, nel carcere di Parma dove è detenuto, per convincerlo a pentirsi e a collaborare con i magistrati per far luce sulla trattativa tra Stato e mafia all'epoca delle stragi degli anni '90. "Sì, ma i miei figli non devono andare al macello", avrebbe risposto il boss, anche se dopo la visita dei due parlamentari non avrebbe espresso nessuna volontà di collaborare con i magistrati della Procura di Palermo che indagano sulla trattativa.

La rivelazione del Corriere ha scatenato durissime reazioni politiche che hanno sollevato dubbi sulla "legalità" dei colloqui investigativi con i detenuti a regime carcerario 41 bis, sostenendo che di norma spetterebbero ai magistrati o alla polizia giudiziaria. Il commento più drastico è arrivato dal vice gruppo Pdl al Senato Gaetano Quagliariello, che ha annunciato un'interrogazione al governo in materia: "Non si parla con un capomafia in carcere senza il controllo dei pm. Ciò che è accaduto è di una tale gravità che diviene un mero dettaglio il fatto che, fra i destinatari dell’interessamento, vi siano esponenti della criminalità organizzata già chiamati in causa in operazioni politico-giudiziarie intentate ai danni di avversari politici dei due parlamentari del Pd e dell’Idv".

La Alfano ribadisce che quella di effettuare colloqui in carcere per verificare le condizioni di detenzione è una prerogativa dei parlamentari, i quali, qualora se ne presentasse l'occasione, hanno il dovere di rappresentare ai detenuti le possibilità che offre loro l'ordinamento per collaborare con la giustizia. Sonia Alfano, da tre anni alla guida della Commissione antimafia europea, non si lascia scalfire dalle polemiche politiche nate negli ambienti del Pdl e rilancia: "Le trattative le hanno fatte e temo continuino a farle altri. Noi abbiamo solo rappresentato ai boss che l’unica alternativa offerta dalle leggi dello Stato è la collaborazione con la giustizia. Comprendiamo che questa linea risulta indigesta ai compagni di partito di Dell’Utri come Quagliariello e Cicchitto, o a chi, indispettito per il coinvolgimento di certi intoccabili nelle indagini sulla trattativa Stato-Mafia della Procura di Palermo, si è adoperato per la fuga di notizie di oggi".

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Da Presidente dell’Associazione nazionale familiari vittime di mafia (suo padre, il cronista Beppe Alfano, fu ucciso da Cosa nostra), Sonia Alfano ha sottolineato come le polemiche scatenate dalla rivelazione del Corriere siano strumentali al tentativo di gettare fango su chi cerca di ricostruire un pezzo di storia del nostro Paese: "Qualcuno non vuole la verità e continua ad adoperarsi, in una trattativa che evidentemente prosegue ancora oggi, per impedirne, in ogni modo, il raggiungimento. Eppure l’impegno per la verità da parte di ogni rappresentante istituzionale dovrebbe essere un dovere primario nei confronti di tutti i cittadini e soprattutto dei familiari di tutte le vittime del biennio stragista 1992-93. Da questo non abbiamo intenzione di recedere".

Sul caso è intervenuta anche Paola Severino: il ministro della Giustizia ha fatto sapere, con una nota, di aver sollecitato i direttori delle carceri ad intervenire o ad interrompere la conversazione qualora travalichi i limiti della visita trasformandosi in un colloquio sui procedimenti in corso, a maggior ragione per i detenuti in regime di massima sicurezza come Bernardo Provenzano.

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