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Pd, Franceschini apre a Berlusconi: Pdl apprezza, Renzi critico

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Pd sempre più nel caos. Dopo l'attacco frontale dell'altro giorno di Matteo Renzi a Pierluigi Bersani, oggi è stato Dario Franceschini a minare ulteriormente la leadership del segretario, tendendo una mano a Silvio Berlusconi e al Pdl. La sua apertura è arrivata dalle pagine de Il Corriere della Sera, dove in un'intervista ha invitato il partito (lui compreso) a togliersi di dosso "questo insopportabile complesso di superiorità, per cui se l'avversario ti piace ci parli, altrimenti non ci parli nemmeno".

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"Il leader della destra è ancora Berlusconi, e la sua sconfitta deve avvenire per vie politiche. Non per vie giudiziarie o legislative", ha detto infatti Franceschini, aggiungendo che "è con lui che bisogna dialogare", dal momento che la sua posizione è stata ratificata dagli elettori alle ultime elezioni, dove la "destra che ha preso praticamente i nostri stessi voti". Certo, su alcuni punti il deputato del Pd non è disposto a cedere: il nuovo Capo dello Stato, infatti, deve essere "una persona di garanzia eletta con una intesa più larga possibile", senza alcuna imposizione da parte del Pdl, e sull'eventualità di un esecutivo di larghe intese dice di pensarla come Bersani, anche se "tra un governo in cui siano insieme La Russa e Vendola e nessun governo ci sono vie di mezzo".

Una posizione sul filo, insomma, che tuttavia è stata apprezzata dal partito di Berlusconi. Maurizio Gasparri, infatti, ha lodato le considerazioni dell'ex presidente del Pd alla Camera: "Bersani ascolti il realismo di Franceschini", mentre Renato Brunetta ha commentato: "Ormai nel Pd solo Bersani e un gruppo di suoi fedelissimi sono rimasti ancorati ad una strategia senza senso e irrealizzabile".

Franceschini ha confermato la sua apertura a Berlusconi anche in serata, quando dopo l'annuncio delle otto proposte shock da parte del Cavaliere in un'intervista al Tg1 ha dichiarato: "Sono idee da mettere sul piano del confronto, anche se c'è molta propaganda".

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Tuttavia, la sua posizione non è piaciuta a gran parte del Pd, dove a fare la voce grossa è stato in modo particolare Matteo Renzi. "Non so se la soluzione di un governo Pd-Pdl sia quella che davvero i dirigenti romani sceglieranno", ha dichiarato il sindaco di Firenze, che ha poi escluso anche l'ipotesi di una collaborazione con il M5S - "Grillo non vuole" - e osservato polemicamente: "In tanti vogliono evitare le elezioni".

Il Pd dunqua fa i conti con la conseguenza dell'insuccesso del tentativo di Pierluigi Bersani di formare un governo, con tensioni che rischiano di trasformarsi in vere e proprie bombe, magari anche a causa di qualche dichiarazione rilasciata con troppa leggerezza, come nel caso di Rosy Bindi. La presidente del Pd, infatti, oggi è finita nell'occhio del ciclone per un'intervista con il Secolo XIX in cui avrebbe dichiarato: "Bersani non sa più che fare e il partito è fermo, senza prospettiva. Se avessimo proposto un nome autorevole e non strettamente partitico - come poteva essere Rodotà, ma ce n'erano molti altri - avremmo forse potuto contare su un atteggiamento più morbido da parte dei grillini". Parole che Bindi in serata ha smentito di avere mai detto, innescando una querelle con il quotidiano, che invece ha confermato l'intervista.

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