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Pd, nuovo segretario: l'elezione sabato 11 maggio. Renzi: "Non pongo problemi"

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Dopo il terribile mese di aprile, per il Pd è arrivato il momento di voltare pagina. In primis eleggendo un nuovo segretario, che dovrà essere un 'reggente', ovvero un "segretario di garanzia", che guidi il partito fino all'autunno e al Congresso, come ha spiegato ieri al termine del Coordinamento l'ex ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. Ma a chi toccherà il compito di traghettare il Pd in una delle fasi probabilmente più delicate della su esistenza?

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Le voci corrono e le ipotesi pure, con Anna Finocchiaro e Roberto Speranza (pupillo del segretario uscente) in pole position. A mettere in discussione il nome della prima, però, c'è la querelle ante-elezione del Presidente della Repubblica tra la senatrice e Matteo Renzi. Dopo che il sindaco di Firenze ne aveva bocciato un'ipotetica candidatura al Colle, ricordando la vicenda poco edificante della spesa all'Ikea con la scorta, la neo-presidente della Commissione Affari Costituzionali al Senato aveva replicato piccata dandogli del "miserabile". Uno scambio non esattamente di gentilezze, sul quale Renzi si dice però disponibile a soprassedere: "Io non pongo problemi", ha dichiarato in un faccia a faccia con Bersani.

Tuttavia, come ha ribadito il segretario dimissionario al termine del Coordinamento: "Siamo in democrazia, ma non vuol dire un nome precostituito. Decide l'Assemblea di sabato". Parole ribadite anche da Marina Sereni, scelta con Ivan Scalfarotto, Luigi Zanda e Roberto Speranza e il coordinatore dei segretari regionali, Enzo Amendola, per guidare l'incontro: "Non c'è un mandato ad individuare il nome del segretario". Dunque, i giochi sono aperti, con Goffredo Bettini che avrebbe fatto i nomi di Sergio Chiamparino e Piero Fassino perché "serve un segretario competitivo".

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Ad ogni modo, quello che è certo è che sabato oltre a eleggere il reggente del partito si affronterà anche lo spinoso nodo della modifica dello Statuto, benché non tutti siano d'accordo sull'eventualità di procedere in tal senso già durante l'assemblea del fine settimana. "Dobbiamo scegliere il segretario che ci conduce al congresso. Non tratterei della modifica dello Statuto", ha dichiarato infatti Enrico Morando, mentre Dario Franceschini la pensa esattamente al contrario: "Sabato si deve eleggere il segretario fino al Congresso e quindi si può rivedere lo Statuto".

E pure sulla data del Congresso c'è incertezza. Gianni Cuperlo, un altro "segretario di garanzia" papabile, ha infatti proposto di anticiparlo a fine luglio, incontrando però l'opposizione di gran parte del partito, che punta invece a calendarizzarlo a ottobre.

Comunque vada, l'esortazione di Bersani ai suoi è stata chiara: "Bisogna arrivare a un vero Congresso, con una discussione vera. Non possiamo sprecare questa occasione". E in effetti il Pd non ha più molte chance per dimostrare di avere ancora autorevolezza sulla scena politica nazionale. Ulteriori scontri interni e l'eventuale mancato raggiungimento di alcuni obiettivi minimi - ovvero proprio la definizione della data del Congresso e la scelta del segretario - rischiano infatti di comprometterne non solo la credibilità, ma pure l'esistenza. Del resto, proprio in questi giorni sono comparsi sondaggi che danno un ipotetico Pd di Renzi al 35% e un partito di sinistra con Vendola e Barca all'11%. Come dire: le voci su una rottura sono più che voci, basterà un segretario condiviso a evitarle?

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