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Pd salva Alfano: "No alla sfiducia sul caso Kazakistan". Civati: "Dissidenti minacciati di esplusione"

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Il Partito Democratico ha scelto la linea di Napolitano (o quella del Pdl, come ironizzano in tanti su Twitter) e voterà compatto il no alla mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro dell'Interno Angelino Alfano sul caso Kazakistan. La proposta, presentata al Senato dal Movimento 5 Stelle e Sel dopo la vicenda dell'espulsione di Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, e della loro bambina di 6 anni, sarà votata per appello nominale e con voto palese venerdì 19 luglio.

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Durante la riunione del gruppo dei democratici a Palazzo Madama è passata la cosiddetta "linea Epifani" a favore del no alla sfiducia, approvata con 80 voti favorevoli e 7 astensioni (tra cui quelle di Laura Puppato, Felice Casson, Walter Tocci e Lucrezia Ricchiuti). Di fatto gli astenuti sono solo in parte parlamentari renziani, che in precedenza avevano chiesto ai colleghi di presentare una propria mozione nei confronti di Alfano oppure un atto di censura: la pattuglia dei senatori vicini al sindaco di Firenze non ha dinque votato in modo compatto.

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Sul voto del Pd hanno certamente influito le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, grande regista delle larghe intese, che alla Cerimonia del Ventaglio ha di fatto blindato il governo parlando di "danni irrecuperabili" nel caso in cui l'esecutivo fosse rovesciato: il Capo dello Stato ha anche definito un "caso inaudito" la vicenda Ablayazov, ma allo stesso tempo ha sostenuto che "il governo agito bene".

Annunciata da Guglielmo Epifani, la scelta di non sfiduciare Alfano, è arrivata al termine di "una discussione seria" in cui "il gruppo praticamente all’unanimità ha condiviso l’idea che il governo deve andare avanti". Un "voto che parla da solo" lo definisce il segretario Pd: "Voteremo no e lo faremo con una dichiarazione motivata da parte del capogruppo al Senato" dice Epifani, nonostante quella di Alma Shalabayeva e della sua bambina sia "una vicenda sulla quale sono rimaste molte ombre e problemi legati alla riorganizzazzione della sicurezza". Ma soprattutto, ai cronisti a Palazzo Madama, ha spiegato che una sfiducia ad Alfano significherebbe l'automatica fine dell'esecutivo, perchè si tratterebbe un voto del partito di maggioranza contro il governo.

La scelta dei senatori democratici non ha mancato di suscitare polemiche interne al partito, soprattutto con le dichiarazioni di Pippo Civati in risposta a quelle del ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini. Quest'ultimo, durante l’assemblea dei senatori Pd, aveva messo in guardia i renziani sui loro distinguo: "Dentro questo Governo si sta in squadra, è spiacevole vedere che c’è chi ci mette la faccia e chi dice 'io farei così' perché c’è chi si sta sporcando le mani. La faccia ce la dobbiamo mettere o tutti o nessuno, come si fa a non vedere che è un atto puramente politico?".

Parole suonate come minacce di espulsioni per il dissidente Pippo Civati: il candidato alla segreteria del partito ha criticato l'intervento del Colle in difesa del governo ("Napolitano ci ha commissariato") e ha denunciato quella che ritiene un'intimidazione rivolta a chi dovesse votare contro la linea del partito: "Il ministro per i Rapporti con il Parlamento ha detto che chi non voterà a favore di Alfano deve andarsene dal Pd. Forse - ha ironizzato il parlamentare lombardo sul suo blog - su un volo privato, con direzione Astana. Chissà. Sapevatelo. Se alla Camera si votasse, mi espellerebbero, dunque". Dura la replica di Dario Franceschini: "Adesso sono stanco di falsità e discredito interessato. Alla riunione dei senatori Civati non c'era e mi accusa di avere minacciato espulsioni. Cosa falsa che non ho detto nè pensato. Mi aspetto rettifica e scuse immediate da Civati".

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