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Pdl, liste pulite: Dell'Utri e Scajola lasciano. Cosentino "sub judice"

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Per presentare le liste c'è tempo fino a lunedì sera alle 20, ma dalle notizie trapelate da Palazzo Grazioli sembra che alla fine, dopo un lunga riunione tra i vertici del Pdl (non ancora terminata), Silvio Berlusconi avrebbe scelto di lasciare fuori i cosiddetti 'impresentabili', ovvero personaggi coinvolti a vario titolo in vicende giudiziare. Una decisione che per quanto segua nei fatti la linea proposta da Angelino Alfano, in realtà non è maturata per "ragioni di opportunità politica", ma sulla base dei sondaggi, unico vero 'oracolo' del Cavaliere.

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Riportando i dati dell'agenzia Ghisleri, infatti, a quanto pare Berlusconi avrebbe detto: "Senza impresentabili guadagniamo due punti, con loro li perdiamo. Voglio vincere, la rimonta è possibile", dando il via di fatto all'operazione 'liste pulite' attuata poche ore prima anche dal Pd, che in Sicilia ha escluso alcuni 'nomi forti'. Dunque, messi sul piatto il bagaglio personale dei consensi e il sentimento popolare 'misurato' dai sondaggi, quest'ultimo ha (o avrebbe, in fondo nulla ancora è deciso) avuto la meglio.

Una strategia che ha subito avuto delle conseguenze, con il passo indietro di due dei personaggi più controversi e scomodi del Pdl, Claudio Scajola e Marcello Dell'Utri. Il primo ha annunciato il suo 'ritiro volontario' ieri, non senza polemiche: "Perché il sottoscritto non è considerato degno di candidarsi e lo è invece il pluri-indagato Formigoni?", ha commentato l'ex ministro, aggiungendo: "Come mai lo stesso criterio applicato a me non deve valere per tutti quanti i condannati o inquisiti?". Tuttavia, a quanto trapela da ambienti a lui vicini, Scajola almeno per il momento eviterà di dare contro a Berlusconi con dichiarazioni potenzialmente deflagranti, anche se in Liguria il rischio che si crei una spaccatura nel Pdl, con una fronda 'scajolana', è molto concreto.

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Analogamente deluso e polemico senza passare il termine anche Marcello Dell'Utri, che dopo richieste ufficiose e annunci pressoché ufficiali dell'amico Silvio, oggi ha fatto che tagliare la testa al toro dicendo di essere lui a scegliere di non presentarsi: "Finisce qui, ritiro la mia candidatura", ha detto il senatore a Il Fatto Quotidiano, spiegando che anche se "Silvio continua a dirmi che possiamo trovare una soluzione, che c'è tempo fino a lunedì sera", lui ha deciso: "Non mi presento alle elezioni". "In caso di condanna definitiva", ha continuato Dell'Utri, "non c'è scudo che tenga, nemmeno quello parlamentare", quindi, dal momento che "il Pdl sta salendo nei sondaggi e la vittoria non è impossibile, ma è improbabile, non voglio fare da capro espiatorio, non voglio che si dica: 'Abbiamo perso per colpa di Dell'Utri'".

Di tutt'altro avviso, invece, l'ex sottosegretario del Ministero dell'Economia e delle Finanze, Nicola Cosentino, che a quanto pare non sembra affatto intenzionato a rinunciare alla candidatura e - soprattutto - all'immunità parlamentare. Se finisse fuori dalle liste del Pdl, infatti, per lui si aprirebbero le porte del carcere. Stando ai rumors di palazzo, ieri sera Cosentino si sarebbe precipitato da Berlusconi e lo avrebbe affrontato 'a muso duro'. Sull'incontro-scontro non ci sono notizie ufficiali, ma pare che il deputato casertano (in lista in Campania) ha chiamato alcuni quotidiano locali dicendo di "aver vinto la battaglia per la candidatura in Senato".

La contrattazioni comunque sono ancora in corso e non sono esclusi ripensamenti dell'ultimo momento e clamorosi colpi di scena: è notizia proprio di questi minuti, infatti, che Silvio Berlusconi avrebbe domandato all'ex sottosegretario 'un passo indietro'. "Abbiamo chiesto pure a Cosentino di fare questo atto di generosità, anche se nel fare queste richieste ci sentiamo male. Probabilmente non si ricandideranno anche Papa e Milanese, deciderà comunque il nostro comitato dei giuristi. Intervistato da Maria Latella su Sky Tg24 in merito all'operazione 'liste pulite', il Cavaliere ha poi attaccato "il circuito mediatico-giudiziario, che influenza l'opinione pubblica portando a non candidare alcune persone rispettabili" e ha concluso replicando a Mario Monti, che in un'intervista ha parlato di "Italia in mano agli incapaci fino al 2011": "Gli incapaci? I ministri del suo governo".

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