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Pianisti, Fini: "Ogni due mani, un solo voto"

Il problema di quei deputati che votano per gli assenti, i cosiddetti pianisti, si è riproposto in occasione del combattuto esame del provvedimento del governo su Alitalia. Questa mattina il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro, è tornato "pm" per denunciare i colleghi che premevano due pulsanti e invitare prima Fini, poi la vicepresidente Rosy Bindi a intervenire "in quanto pubblici ufficiali" e "procedere d'ufficio contro i truffatori". "Chi vota per due - ha sostenuto di Pietro - commette una truffa aggravata, giacchè concorre con il titolare del diritto di votare in quest'Aula a fargli maturare indebitamente la diaria come se fosse presente. Per questo lei, presidente Fini, che è un pubblico ufficiale, che le piaccia o no, se non ferma chi vota per un altro commette un reato di omissione".

"Ogni due mani, un solo voto". Tenere tutte e due le mani del parlamentare impegnate a esprimere il voto, in modo che una non possa essere dirottata sul banco del vicino assente. È questa la proposta del presidente della Camera Gianfranco Fini, per risolvere il problema dei "pianisti", che tormenta ad ogni legislatura chi ha l'incarico di gestire l'aula di Montecitorio. Per votare, i deputati dovranno premere contemporaneamente due pulsanti, posti "a distanza congrua" l'uno dall'altro, in modo che ognuno possa votare solo per se stesso. La proposta di Fini è stata approvata all'unanimità ieri pomeriggio dall'Ufficio di presidenza di Montecitorio e passa ora all'esame dei Questori, che entro dieci giorni si dovranno pronunciare sulla soluzione tecnica più adeguata a risolvere il problema.

Quella del leader di An non è però l'unica soluzione anti-piani sti emersa ieri durante la riunione. Tra le altre, l'installazione di un sistema di voto tramite rilevazione delle impronte digitali, già ipotizzata dall'allora presidente Pier Ferdinando Casini nel 2002 e sottolineata così dalla deputata Radicale del Pd Rita Bernardini: "Ho avuto occasione di incontrare il presidente Fini nel cortile della Camera, ci siamo scambiati un pò di opinioni, lui è perplesso sulla soluzione delle impronte digitali, anche si mi sono permessa di rilevare che è la stessa soluzione che si propone per gli immigrati".

Si era poi aggiunta a queste l'idea inedita del leghista Giacomo Stucchi: installare sotto la sedia dei deputati un sensore dello stesso tipo di quelli presenti nelle auto, che fanno scattare l'allarme in caso di mancato allacciamento delle cinture di sicurezza. Per attivare il sensore ed essere abilitato al voto il parlamentare dovrebbe essere necessariamente seduto e non potrebbe perciò alzarsi per votare anche per il vicino di scranno.

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