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Piazza Navona, una manifestazione contro i tagli alla cultura

Ieri a Piazza navona, a Roma, attori, registi, autori, lavoratori e maestranze del mondo dello spettacolo e della Rai hanno manifestato a favore della cultura e contro la riorganizzazione delle fondazioni lirico-sinfoniche. La manifestazione nazionale, indetta contro i tagli previsti dalla recente manovra finanziaria e dal decreto Bondi, ha visto la partecipazione di centinaia di persone.

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Al motto 'La cultura è un diritto. La cultura è una risorsa' e tra striscioni che recitavano 'Prima bruciavano i libri, ora tocca ai teatri', ha preso vita la manifestazione organizzata da 'Movem09' e promossa da Slc-Cgil, Sai, Fistel-Cisl-Fai, Uilcom-Uil, Unda, Ficls-Cisal, Usigrai e Fnsi. Tra i partecipanti anche il cantante Renato Zero, che ha detto: 'Questi tagli sono un'eresia formidabile, al di là dell'arte vanno a danneggiare la ricchezza patrimoniale di un Paese. Qui parliamo di rapporti, non di privilegi. Questi artisti e lavoratori del settore non sono stati baciati dalla fortuna. Vengono dalla gavetta, sono caduti e si sono rialzati, hanno preso i fischi e gli applausi, come tutti. E' un lavoro anche quello, ti toglie fuori dall'emarginazione, ti fa credere nel futuro anche se vivi in un quartiere come Centocelle senza luce o acqua. O forse i nostri governanti credono che a Centocelle Pirandello non abbia ragione di essere? Forse queste persone hanno paura della cultura e anche delle intercettazioni. Perché tenere la gente al buio e nell'ignoranza fa comodo'.

Ha parlato anche l'attore Giulio Scarpati (Sai), il quale ha affermato: 'I primi tagli pesanti sono arrivati a scuola e ricerca. Manca un progetto per un investimento produttivo. L'unico progetto sembra essere: meno cittadini e più sudditi. L'unica preoccupazione è non disturbare chi manovra. Invece noi cittadini dobbiamo entrare in tutte le decisioni e il governo deve discutere con tutte le categorie. Non voglio legare 'tagli e bavagli'. Chiedere sacrifici è importante, ma bisogna avere l'autorevolezza per farlo'.

Secondo il regista Moni Ovadia 'quello che sta accadendo è un gravissimo attacco alla vita di questo Paese. La crisi è dappertutto, ma l'Italia è l'unica che taglia in maniera così indiscriminata. Chi disinveste sulla cultura uccide l'economia e odia i giovani'. Tanti altri volti noti hanno preso parola e solo saliti sul palco allestito a piazza Navona, tra questi anche Ascanio Celestini che ha detto: 'Il bavaglio che qualcuno indossa qui a piazza Navona sarà presto meno di una metafora. Non è responsabilità della destra o della sinistra, ma di un'intera classe politica e dirigente. Se accadesse una cosa del genere in Francia, il giorno dopo chiuderebbe la Francia stessa. La produzione di cultura è come la ricerca scientifica. Proviamo a sopprimerla e finiremo a girare nudi come gli uomini primitivi. Questo progetto di legge non è fatto per azzerare la cultura, ma per renderla una merce e quindi appannaggio solo di chi avrà la possibilità di comprarla. Questo Paese si sta dividendo in caste e solo chi potrà permetterselo andrà avanti'.

 (foto © LaPresse)

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