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Piazza Pulita, il Generale Fabio Mini: "Intervento in Libia? Ci vorrebbero 200mila uomini"

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La puntata di Piazza Pulita del 16 febbraio è intitolata "Italia in guerra" ed è dedicata all'avanzata dell'Isis in Libia. L'Italia è davvero in pericolo? Ospiti del programma de La7 condotto da Corrado Formigli, il generale Fabio Mini, ex comandante della missione in Kosovo, il giornalista de La Stampa Domenico Quirico, l'attore e scrittore Moni Ovadia, il parlamentare Pd Andrea Romanoe il politologo Edward Luttwak.

Questo il pensiero del Generale Fabio Mini: "In questo momento l'Isis sta vincendo la battaglia della comunicazione, grazie ai guru del marketing assoldati in occidente. Lo stato islamico ha capito che l'occidente non è più colpito da stragi che vedono vittime migliaie e migliaia di Uomini, ma è sensibile al massacro di poche persone, del singolo. Ecco il perché delle immagini delle brutali esecuzioni di cui siamo inonadati in questi mesi".

"Dal punto di vista ideologico la guerra è iniziata da tempo" ha detto ancora Mini "Bisogna capire con che armi rispondere. Intervento militare? ci vogliono 200mila uomini, considerato che in Kosovo, territorio grande quanto l'Abruzzo, ce ne sono voluti 75mila. Sconsiglio l'intervento militare semplice, sbagliato anche bombardare dall'alto. Ci vuole un modello di intervento nuovo, anche perché in tanti teatri di guerra c'è una costante. L'emergenza umanitaria, che viene usata come pretesto per l'intervento internazionale".

"L'Is non è dotato di missili a lunga gittata, quindi da questo punto di vista l'Italia può star tranquilla. Ma è vero che le bombe ce le possono portare a Roma, in questosenso i flussi migratori possono essere strumentalizzati dall'Is, usati come minaccia".

Interessante il servizio mandato in onda dopo l'intervento del generale Mini . Le telecamere di Piazza Pulita sono andati in Libia, dove hanno raccolto alcune testimonianze di cittadini. Tra le più significative, quelle di un uomo che ha sottolineato come L'talia in Libia vanti un credito di 2 miliardi, "Alcuni gruppi industriali, come la Ferretti, hanno abbandonato il paese. Se gli italiani non tornano ci perdiamo tutti. Italiani e libici".

DOMENICO QUIRICO - Il giornalista de La Stampa ha puntato l'accento sulla confusione politica che regna in Libia: "Un paese in cui esistono due Parlamenti, a Tobruk o Tripoli. Chi comanda? Non si sa. Quando sono andato in Libia c'era un caos di posti di blocco, con i territori controllati da mille sigle. E' difficile intervenire, è in questa situazione che le milizie dell'Isis trasformano il caos in ordine. La Libia è un dettaglio. Lo scaccheiere è gigantesco e va dal'Asia all'Africa. E questi scenari, i svariati focolai di combattimento, che a noi sembrano separati, sono stati trasformati dallo stato islamico in un unico fronte di guerra".

"Attenzione ai flussi migratori. Io ho affrontato con queste persone uno dei lunghi viaggi della speranza che dall'Africa li porta a sognare di toccare le coste europee. Forse sono di parte, ma questa è gente a cui si rischia di cancellare un'identità per riscriverne un'altra, preconfezionata. Un codice nuovo in cui c'è scritto che si tratta di potenziali terroristi, che arrivano in Europa con l'intenzione di seminare morte e distruzione. Proprio quello che l'Is vuole. Respingendoli non si fa altro che andare ad ingrossare le fila dei fondamentalisti, un po' come avvenuto con i tantissimi giovani tunisini rispediti a casa".

EDWARD LUTTWAK: "A livello di intelligence, il paese che ne sa di più rispetto alla Libia è proprio l'Italia. Il messaggio dell'Isis è semplice. 'Noi siamo i più forti. Vieni con noi e acquisirai potere'. Dal punto di vista dell'ordine pubblico ci vogliono 200mila carabinieri. Ma è il tipo di intrvento che nessuno vuole fare. L'Isis è un pericolo anche perché sa come attrarre i giovani".

MONI OVADIA - Il tema della tragedia degli sbarchi in Sicilia è stato toccato anche da Moni Ovadia: "Il principio della dignità non va mai dimenticato. Se per fermare un delinquente si lasciano morire centinaia di migliaia di persone, allora non siamo più uno Stato di diritto, precipitiamo nelle barbarie, il Mediterrraneo diventerà un cimitero. Non dimentichiamo che l'Italia è un paese che ha visto partire verso l'estero tantissime persone. Che dire dei flussi verso gli Stati Uniti?".

SALVINI, DOTTOR JEKYLL E MISTER HYDE - Velata (ma neanche tanto) ironia sul doppio Salvini, di cuivengono citate due dichiarazioni di segno completamente opposto. Una intervista ("La Nato invece di giocare alla guerra con la Russia, vada a sterminare le bestie dell'Isis che bruciano e sgozzano esseri umani") l'altra molta più cauto. ("Intervenire in Libia sarebbe un errore. Non dimentichiamo cosa è successo nel 2011)".

ANDREA ROMANO: "Salvini strumentalizza gli episodi. Ma i protagonisti dei tragici fatti di Parigi non erano mica sbarcati con le imbarcazioni piene di disperati che arrivano in Sicilia? Motovedette di fronte alla Libia per sparare contro barconi? Assurdo. In questa storia l'Italia nonpuò fare tutto da sola, ha bisogno dell'Europa".

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