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Piazzapulita, Grasso risponde a Travaglio: "Ha sporcato il mio ruolo istituzionale"

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Pietro Grasso ha accettato l'invito di Corrado Formigli a Piazzapulita per rispondere alle critiche mosse sul suo conto da Marco Travaglio nell'ultima puntata di Servizio pubblico. Il giornalista, protagonista di un durissimo botta e risposta con il collega Formigli, ha scelto di non esserci accusando il conduttore di Piazzapulita e il direttore di rete Ruffini di essersi accordati alle sue spalle per sottrarre il confronto alla sua sede naturale, quella di Servizio pubblico appunto.

Pietro Grasso contro Travaglio a Servizio pubblico: "Accuse infamanti, confrontiamoci in tv"

In apertura della puntata di Piazzapulita in onda lunedì 25 marzo, Grasso spiega la scelta di presentarsi in tv e soprattutto le motivazioni per cui ha telefonato in diretta a Servizio pubblico chiedendo un faccia a faccia con Travaglio: "Una persona come me, che ha la coscienza pulita, cosa può temere? La vita è sempre un momento di confronto. Io nell'insediarmi al Senato ho parlato di casa trasparente, e la mia nuova funzione istituzionale veniva sporcata, opacizzata da queste parole che è difficile contrastare nella loro genericità". L'ex Procuratore nazionale antimafia ha motivato la decisione di replicare alle critiche di Travaglio paragonando addirittura l'effetto delle parole del giornalista a quelle degli avvertimenti mafiosi giunti alla sua famiglia durante il maxi-processo: "Tornando a casa ho visto mia moglie preoccupata come lo era stata solo quando subivamo minacce per il maxiprocesso, quando al citofono le dicevano che i figli si sa quando escono e non si sa quando tornano". A convincere Grasso ad intervenire è il fatto che oggi rappresenta la seconda carica dello Stato, sulla quale è giusto che tutte le ombre siano dissolte: "Sentendo le parole di Travaglio ho capito che quello era l'inizio di qualcosa che sarebbe continuato - ha spiegato Grasso - Venivano strumentalizzate cose passate della mia carriera per attaccare il presidente del Senato, utilizzando tutto quello che da una vita mi sono sentito contestare. Io non ho mai reagito perchè ho sempre voluto tenere unita la magistratura. Per me era quasi doveroso sopportare tutto senza reagire, non ho mai minacciato una querela, ma una cosa è la libertà di critica, un'altra è una comunicazione che non informa e sporca soltanto".

Confronto tv Travaglio-Grasso: il giornalista non accetta l'invito di Piazzapulita

In primis Pietro Grasso si è difeso dall'accusa di essere stato troppo prudente nelle indagini che riguardavano politica e mafia. Impossibile, secondo l'ex magistrato, evitare di toccare la politica con le inchieste: "La mafia, essendo organizzazione che vuole arrivare al potere, ha le sue collusioni: non si può indagare la mafia senza indagare la politica, il problema è metodologia con cui si affrontano le indagini". Secondo Grasso i riferimenti di Travaglio alla sua prudenza sono fuorvianti rispetto ai fatti: "Non si possono estrapolare fatti singoli per sporcare la credibilità di una persona. Nella Procura di Palermo si diceva ci fossero veleni, ma in realtà c'era una dialettica interna sulle indagini. Mi è stato contestato di aver archiviato l'indagine su Schifani, ma dagli atti si può vedere che un'indagine sulla stessa persona era stata archiviata anche da Caselli, così come è avvenuto nel 2012". Grasso cita perfino Giovanni Falcone: "In Italia per essere credibili bisogna forse morire".

Sull'assoluzione in primo grado di Giulio Andreotti, Grasso si difende dall'accusa di Travaglio di non aver firmato l'appello: "Io ero stato testimone in quel processo - ha detto Grasso - Ero stato sentito in istruttoria proprio da Scarpinato ed essendo diventato testimone la mia firma sull'appello avrebbe creato incompatibilità e impedito la chiamata come testimone nel successivo grado di giudizio". Sul caso Giuffrè, il pentito convinto a collaborare da Grasso ma nascosto alla procura di Caltanissetta per mesi, il presidente del Senato spiega di aver agito per la sicurezza del collaboratore di giustizia e in difesa della segretezza delle indagini: "Giuffrè mi disse che se avessi fatto trapelare che parlava con me, avrebbe smesso di collaborare. Prima di trovare riscontri su un collaboratore serve cautela per non mettere in pericolo la propria famiglia. Mi criticano per orgoglio ferito".

Capitolo trattativa Stato-Mafia: "Abbiamo indagato sui rapporti tra Ciancimino e Berlusconi - spiega Grasso a Formigli - ma lui non ha mani dato informazioni, è stato per tanti anni un imputato che opponeva facoltà non rispondere. E sul pizzino trovato nel covo di Provenzano nel quale si farebbe riferimento a Berlusconi, Grasso ammette che ci sono stati degli errori nelle indagini a vari livelli. Poi si impegna solennemente a portare la questione della trattativa in Parlamento: "Da politico mi impegnerò perchè i magistrati possano continuaure l'indagine sulla trattativa Stato-mafia". Proprio sul piano della collusione col potere politico Grasso sente di doversi difendere: "Le accuse per me più infamanti sono il fatto di essere colluso, di fare inciuci con il potere ma ancor di più aver ottenuto leggi a mio favore. Io non ho mai richiesto niente a nessuno e nessuno ha potuto chiedere niente a me. Queste sono le accuse che mi bruciano di più". Sui politici che avrebbe indagato in questi anni, però, preferisce non fare nomi: secondo Travaglio l'unico che Grasso ha mandato in galera è Totò Cuffaro, lui assicura che ce ne sono molti altri, ma non li nomina. Meno uno, un certo Vincenzo Lo Giudice, detto Mangialasagne. Così poco noto che perfino il timido Formigli chiede al Presidente di scoprirsi un po' di più: "Ma un politico di più alto livello?". E Grasso tace: "Non voglio fare nomi".

Infine, il capitolo più scottante, quello che riguarda la nomina di Grasso alla direzione della Procura Nazionale Antimafia: un incarico che secondo Travaglio, e la storia lo conferma, è stato favorito da tre leggi del centrodestra appositamente approvate per eliminare dalla corsa l'unico rivale di Grasso, Giancsrlo Caselli, magistrato che aveva messo alla sbbarra Andreotti. Siamo nel 2005, i più accreditati per la Procura sono Grasso e Caselli, quest'ultimo noto per essere molto meno prudente di Grasso nell'indagare esponenti politici: la maggioranza Pdl-Lega fa passare tre provvedimenti che prevedono l'impossibilità per chi ha più di 66 anni di ottenere incarichi giudiziari direttivi. Caselli li avrebbe compiuti di lì a poco. Grasso commenta così: "Ho sempre riconosciuto che le tre leggi erano fatte per bloccare Caselli, ma il Consiglio Superiore della Magistratura avrebbe potuto deliberare prima della legge Castelli sulla nomina del Procuratore antimafia". Ma Grasso ha mai pensato di rinunciare all'incarico a fronte di una nomina frutto di leggi anticostituzionali? "E' una questione di cronologie, se la nomina fosse intervenuta prima dell'efficacia della legge Caselli sarebbe stato procuratore, volendo si poteva fare, tredici consiglieri del Csm hanno chiesto al vicepresidente di allora di fare un plenum starordinario per la nomina prima che fosse promulgata la legge. C'era questa possibilità, poi è stato rimandato finchè la legge è stata promulgata. Caselli se la prenda con i colleghi che hanno impedito il plenum". Poi il presidente del Senato spiega che i rapporti con Caselli sono cordiali e civili e che si sono incotrati più volte dopo la sua nomina a Procuratore.

L'Ansa fa sapere che Travaglio ha seguito la puntata e giovedì prossimo risponderà punto per punto alle dichiarazioni del presidente Grasso, che da parte sua già si prefigura "il killeraggio mediatico" che metteranno in piedi a Servizio pubblico: "Ma con la situazione che abbiamo oggi in Italia, uno deve venire in tv a giustificarsi per le accuse di Travaglio?". Il prossimo round, sempre a distanza, si gioca in casa di Michele Santoro.

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