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Pier Ferdinando Casini: sì a un patto di pacificazione

Ben 55 anni, di cui 30 trascorsi in politica. Pier Ferdinando Casini, memore della sua lunga esperienza, rilancia ora un atto di pacificazione dalle pagine del Corriere della Sera e, in una lunga intervista, invita il presidente del Consiglio Berlusconi a 'non gingillarsi su un parlamentare in più o in meno'.

L'offerta al premier, innanzitutto. Casini parla di scelta di responsabilità. 'La legislatura è partita con 70 deputati di maggioranza, e oggi siamo alla contabilità della stagione di Prodi. Vogliamo prendere atto che qualcosa è cambiato? Vogliamo evitare al Paese di avvitarsi in 4 mesi di percorso elettorale che alla fine riproporrebbe lo stallo attuale, dopo aver esposto l'Italia alla speculazione internazionale? Non è meglio mettere le carte in tavola alla luce del sole? Tutto il resto sono scorciatoie anche un po' degradanti. È una scorciatoia pensare che un partito che sta all'opposizione e oggi ha preso l'iniziativa di un nuovo polo possa sedersi su qualche poltrona ministeriale, di cui non ci importa assolutamente nulla. Ed è degradante la presunzione di autosufficienza che si scontra con realtà'.

Ritorno al passato più che al futuro. Possibile una nuova alleanza con Silvio? 'Se si intende rimettere le lancette dell'orologio indietro di dieci anni, mi pare molto difficile. È passata una stagione. Non la rinnego. Ne sono orgoglioso, perché mi ha consentito di servire il Paese da presidente della Camera, con un certo riconoscimento da parte di tutti della mia serietà. Certo, ho creduto a cose che non si sono realizzate. Probabilmente ho anche sbagliato alcuni passaggi'.

Quali? In primis 'pensare che certe anomalie del percorso di Berlusconi si sarebbero riassorbite col tempo. Invece per certi versi si sono addirittura accentuate. Ma l'analisi non l'ha certo sbagliata Berlusconi; ero io che dovevo capire. Diciamo scherzosamente che lui ha dato un bel contributo per farmelo capire meglio... Oggi il gruppo dirigente del Pdl appare ansioso di allearsi con noi. Ma due anni fa, quando ci misero alla porta, tutti zitti. Non una sola voce, non un colpo di telefono per dirmi che forse stavano sbagliando'.

C'è spazio pure per Gianni Letta. 'Di un altro pianeta. Questa però è la politica. Pensi a quel che è successo tra me e Fini. In termini personali ero certamente più risentito con lui che con Berlusconi. Infatti siamo stati un anno senza parlarci. Poi mi sono chiesto se in politica una persona può concedersi il lusso di recriminare sul passato. Ho risposto di no, e ho messo da parte tutto. E' giusto guardare al futuro. Peraltro sono rimasto sconcertato da questa campagna di aggressione nei confronti di Fini, incompatibile con quel garantismo che dovrebbe ispirare il Pdl. Vedo troppa violenza verso Berlusconi, ma anche troppa violenza degli ambienti berlusconiani verso gli altri. L'Italia non ha bisogno di faziosità, ma di pacificazione'.

Ecco dunque, con molta probabilità, il futuro di Casini. 'Se il governo porterà in Parlamento iniziative serie, noi le sosterremo. Alla luce del sole. Se il governo proporrà cose che riteniamo sbagliate, ci opporremo. Non possiamo essere una forza di complemento della maggioranza, ma sfidare il premier a elevare la qualità del suo stesso governo. Obama ha fatto la riforma del fisco con l'opposizione. Berlusconi è disponibile a fare ciò che gli chiediamo a sostegno delle famiglie?'.

Disponibili a votare il federalismo? 'Il federalismo è già stato votato, e noi siamo stati gli unici a votare contro. Oggi siamo ai decreti attuativi. Siccome si discute di imposte locali, abbiamo proposto che anche in questo contesto si tenga presente la necessità di salvaguardare le famiglie. Il quoziente familiare era nel programma del Pdl. Sappiamo benissimo che oggi sarebbe difficilmente compatibile con i conti pubblici. Però tra il quoziente famigliare e il nulla c'è una prateria. Qualcosa va fatto. Il nostro giudizio politico sul federalismo non è cambiato. Il voto dei prossimi giorni ha un suo forte contenuto di tecnicalità. Noi vogliamo che i nostri tecnici lo migliorino, e ci riserviamo una valutazione con gli amici delle altre forze politiche che con noi compongono questo nuovo polo'.

Infine, il voto anticipato - 'Non sta a noi la scelta. Nella maggioranza sento opinioni molto diverse. Si chiariscano le idee e ci facciano sapere' - e Massimo D'Alema: 'Non mi sento per nulla intimidito da un amico con cui ho da tempo un dialogo proficuo. Ma D'Alema finge di non capire che io ho già scelto. L'unica cosa che mi può far cambiare opinione è che scelga il Pd; cosa che si ostina a non fare. Il Pd cerca semmai di assemblare; ma io non sono assemblabile. Noi non possiamo fare alleanze di governo con chi sbandiera il giustizialismo come Di Pietro, o con chi come Vendola sceglie la Fiom anziché la Cisl e la Uil, Landini e non Bonanni. Come si fa a pensare di poter proporre a un paese come l'Italia una coalizione da Casini a Vendola? Non solo io umilierei la mia storia, accettandola. Sarebbe una coalizione incapace di governare. E quindi un regalo enorme a Berlusconi'.

(foto © LaPresse)

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