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Piero Pelù bersaglio del Pd per le accuse a Renzi: Pina Picierno e Alessandra Moretti contro il "rocker milionario"

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Quell'invettiva contro Matteo Renzi non era certo la prima, ma stavolta Piero Pelù l'ha fatta fuori dal vaso. Perchè passi rilasciare qualche intervista critica o scrivere qualche post al vetriolo, ma quell'attaco frontale di fronte a circa un milione di persone in piazza San Giovanni a Roma e in diretta televisiva su Rai3, peraltro in piena campagna elettorale per le elezioni Europee, ha scatenato le reazioni indignate di buona parte del Partito Democratico.

Piero Perlù al 1 Maggio 2014 di Roma:"Renzi è un boy scout" e chiede un minuto di silenzio

"Il non eletto, ovvero il boy-scout di Licio Gelli, deve capire che in Italia c'è una grande guerra interna - ha detto Pelù sul palco del concertone romano - e si chiama disoccupazione, corruzione, voto di scambio, mafia, camorra, 'ndrangheta. Il nemico è dentro di noi, forse siamo noi stessi. Gli unici cannoni che ammetto sono quelli che dovrebbe fumarsi Giovanardi". Apriti cielo: il day after del tradizionale evento organizzato dai sindacati si è trasformato nella rivolta del partito contro il rocker. L'attacco alle promesse che Pelù definisce "elemosine da 80 euro", quello agli F35 che "rubano i soldi a scuole e ospedali", hanno fatto insorgere i renziani di ferro che più volte hanno dimostrato di considerare il loro leader praticamente inattaccabile.

La più agguerrita è Pina Picierno, reduce dalla trovata dello scontrino a Ballarò ("Con 80 euro ho fatto la spesa per due settimane" ha detto sventolandone uno durante il talk show). Per la deputata della segreteria Pd, candidata alle Europee come capolista per il Sud Italia, Piero Pelù è solo un privilegiato che non conosce il paese reale: "Quando la politica va veloce succede che il rock diventa lento. Probabilmente era impegnato in una registrazione di The voice e non si è accorto di quanto stava avvenendo nel nostro paese; forse non sa che gli 80 euro che il governo Renzi ha deciso di redistribuire a chi ha sempre pagato non sono un'elemosina come l'ha definita lui, ma il primo passo verso l'equità sociale che noi del Pd vogliamo assolutamente riportare in questo paese. E dall'alto del suo stipendio da deputata, la Picierno invita Pelù a provare a mettersi nei panni di chi ha uno stipendio da fame: "Mi dispiace che a dire no a questi 80 euro sia una persona fortunata e benestante grazie al suo talento. Ogni tanto però bisognerebbe uscire dai panni del rocker milionario e indossare quelli di chi vive con mille euro al mese".

Se da un lato Dario Ginefra del Pd parla di parole offensive nei confronti del Paese tutto e invita i sindacati a "prendere le distanze da quel monologo", dall'altro c'è chi come Beppe Grillo mette il cappello sull'attacco di Pelù e lo cita sul suo blog riprendendone le parole in un post dal titolo "Il boy scout di Licio Gelli".

Lo stesso Pelù ha risposto alle critiche spiegando di sapere benissimo che "ci sono milioni di italiani che sopravvivono con stipendi o pensioni da vera fame". Il rocker di The Voice of Italy 2 ha voluto precisare la sua posizione sulla cosiddetta "elemosina" degli 80 euro in busta paga: "A Voi va tutto il mio rispetto e la mia solidarietà non volevo certo offenderVi! Con tutta la calma del mondo credo però che sia importante capire che per costruire un futuro vero per sé e per i propri figli ci sia bisogno solo di una cosa: il lavoro, onesto e ben retribuito".

In risposta alle polemiche nate in rete sull'incarico di Piero Pelù come direttore artistico dell'Estate fiorentina del 2007, voluto allora dal primo cittadino Leonardo Domenici con un compenso di 70mila euro e non rinnovato da Renzi, il rocker ha contrattaccato: "Matteo Renzi è un bugiardo. Ripeto per la milionesima volta che io ho creato Fi.Esta (Firenze.Estate) nel 2007 con la vecchia amministrazione Domenici ma dopo 10 mesi di superlavoro ho lasciato quell'incarico di mia spontanea iniziativa perchè non mi piacevano i giochi sporchi che si facevano con il denaro pubblico. Chiaro ora? Ho lasciato io nell'ottobre 2007".

Ma quella che ha messo il carico più pesante su questa vicenda è Alessandra Moretti, che se n'è uscita con una frase davvero inquietante. Parole che, a voler pensar male, sembrano auspicare una qualche forma di (auto)censura: "Sarebbe bene che comici e cantanti si occupassero del loro mestiere" ha tuonato l'ex bersaniana, ora tra le candidate capolista alle Europee volute da Renzi. Eppure in pochi a sinistra si sono stracciati le vesti per gli attacchi che in passato artisti e comici hanno rivolto a premier, segretari di partito, esponenti politici di ogni orientamento e genere. E viene da chiedersi, come ha fatto lo scrittore e icona dell'antimafia Giulio Cavalli, "come avremmo reagito tutti se l’avesse detto Silvio Berlusconi o qualcuno dei suoi servi?".

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