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Pigneto, un nero tra gli aggressori

Dopo la confessione di Dario Chianelli, l'uomo del raid al Pigneto, si fanno sentire anche i ragazzi che hanno preso parte all'aggressione. Mantenendo l'anonimato cominciano a svelare altri dettagli della vicenda e raccontano che insieme a loro, quel pomeriggio, c'era anche un ragazzo di colore.

"Se lo sentissi - dice uno dei ragazzi - non diresti mai che è un africano. E' uno de noi. Parla romano e magna romano come noi. Per questo è venuto con noi. Come bisogna spiegarlo ancora che la razza non c'entra? Ho visto che la politica sta continuando a parlà, a parlà. Stanno sempre a parlà. Non basta quello che ha detto Dario?". Poi il ragazzo aggiunge: "C'era uno de colore a menà. Si dice così, no? De colore. E sai perché? Lui al Pigneto è sempre stato rispettato. Nessuno l'ha mai fatto sentire di serie B. Questa è casa sua come è casa mia. E siccome stanno facendo lo schifo in casa nostra, a lui è salito il veleno come è salito a noi. Sai che gliene frega a lui del colore della pelle? Niente. A lui gliene frega ancora meno che a noi visto che è nero. Lui si è rotto il cazzo come noi. Punto e basta".

Il giovane sottolinea che nel gruppo non c'è nessun fascista e spiega che hanno deciso di agire per quel che succede alle loro donne: nonne, madri, figlie, sorelle, mogli, fidanzate. "Ma quali fascisti? - dice il ragazzo - Che te pensi? Siamo tutta gente che lavora. Che lavora con le mani. Il sabato sera con la donna o con la famiglia e, molti, la domenica allo stadio. Roma, Lazio. Ma niente ultras. A mia nonna gli hanno portato via la borsa e l'hanno pure insultata. A mia sorella l'hanno inseguita sotto casa di notte, che se c'ero io quella sera finiva male".

Come già detto da Dario, anche quest'altro giovane parla dei sospetti che nutre nei confronti dei bengalesi e dei maghrebini del Pigneto. "Ma lo sai quanto sono impaccati di soldi? - chiede il ragazzo - Li vedi che tirano fuori dalle tasche rotoli da 50 e 100 euro. Come fanno a tirarli su? Anche io lavoro, ma quello che guadagno io in un mese loro se lo portano a casa in una settimana. Com'è?". La gente del quartiere sembra non avere dubbi, i maghrebini utilizzerebbero le botteghe dei bengalesi per depositare la droga che spacciano o la refurtiva che riciclano senza rischiare nulla dal momento che la comunità bengalese non desta il sospetto della polizia. "Io - continua il ragazzo - non lo so se questi bengalesi qua lo fanno perché hanno soltanto paura dei marocchini o se invece lo fanno, soprattutto perché dai marocchini prendono la stecca sulla roba che quelli gli inguattano. Sia come sia, la roba esce dalle botteghe loro. E quindi meritavano una ripassata. Voglio vedere se adesso se rimettono a fà come prima. Quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto per il Pigneto. Ma adesso, qui al Pigneto, tutte queste guardie che girano cominciano a essere un bel casino".

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