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Ponticelli, i bambini: "abbiamo fatto bene a cacciare i rom"

Temi e disegni allarmanti nell'istituto comprensivo San Giuseppe Bosco, situato vicino i campi nomadi del quartiere Ponticelli dati alle fiamme 15 giorni fa. A realizzarli bambini tra i 9 e gli 11. "Io penso che noi napoletani abbiamo fatto bene a cacciarli via", scrivono i bambini della scuola e poi ancora: "Per cacciarli via abbiamo dovuto incendiare i loro campi"; "Una cosa che vorrei sottolineare: non siamo razzisti, è perché loro si sono presi troppo la mano"; "Perché sembra che i bambini rubati li usino per l'elemosina, o li vendono a coppie senza figli, o per il trapianto degli organi".

Il professore Mariano Coppola, vicepreside dell'istituto, ha affermato: "Gli insegnanti stanno lavorando con loro per fargli capire davvero cosa è successo, per dire con chiarezza che le rappresaglie sono violenze che non vanno ripetute in famiglia o in strada i bambini ricevono ben altri insegnamenti". Ci sono poi bambini che hanno scritto: "Abbiamo sbagliato: aiutiamoli"; "Gli abitanti di Ponticelli sono stati eccessivi, ma forse hanno ragione perché loro sono stati lasciati soli troppo tempo con questi problemi legati alla presenza dei rom"; "Se vogliono restare non devono rubare e devono rispettare i bambini"; "I rom possono anche stare qui, ma devono lavorare. Non gli chiediamo di fare lavori duri: possono sopravvivere con qualsiasi attività, basta che non sia illegale".

Il problema, secondo quanto sostenuto dagli insegnanti, è che questi bambini hanno partecipato in prima persona ai raid nei campi nomadi. "Questi bambini - hanno detto - sono stati coinvolti in pieno ed alcuni hanno raccontato di aver preso parte ai raid e, anche dopo, hanno ribadito con fermezza la loro posizione".

Don Tonino Palmese, presidente campano dell'associazione nazionale contro le mafie "Libera", ha spiegato ai bambini che "è la criminalità ad aver pilotato la protesta contro i rom. A Ponticelli si sono scontrati due popoli: uno, quello dei rom, dove c'era qualche delinquente, un altro, quello degli abitanti della zona, dove c'erano molti delinquenti". Secondo Don Tonino Palmese quanto scritto dai bambini è "un segnale da non sottovalutare, un segnale che deve far riflettere noi educatori".

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