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Porcellum incostituzionale, la Consulta boccia la legge elettorale: si torna al Mattarellum?

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di Claudia Gagliardi

La Corte Costituzionale si è pronunciata accogliendo il ricorso sulla legittimità della legge elettorale: bocciato il Porcellum su tutta la linea, sia per quanto riguarda il premio di maggioranza alla Camera e al Senato, sia per quanto concerne l'impossibilità per gli elettori di esprimere almeno una preferenza. In sostanza in questi ultimi otto anni abbiamo eletto i nostri rapppresentanti in Parlamento (tre assemblee, 2006, 2008 e 2013) con una legge che presenta chiari profili di incostituzionalità e che il Parlamento deve riscrivere.

Le motivazioni del pronunciamento della Consulta saranno rese note con la pubblicazione della sentenza, che "avrà luogo nelle prossime settimane e dalla quale dipende la decorrenza dei relativi effetti giuridici" secondo il comunicato diffuso dalla Corte Costituzionale. Ad ogni modo l'esito dell'esame di costituzionalità sulla legge ideata dal leghista Roberto Calderoli non lascia spazio a dubbi.

Il premio di maggioranza senza soglia minima va abolito perchè considerato abnorme, così come è illegittimo votare con liste bloccate che non consentono agli elettori di esprimere almeno una preferenza: "La Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale delle norme della legge n. 270/2005 - si legge nella nota della Consulta - che prevedono l'assegnazione di un premio di maggioranza (sia per la Camera dei Deputati che per il Senato della Repubblica) alla lista o alla coalizione di liste che abbiano ottenuto il maggior numero di voti e che non abbiano conseguito, almeno, alla Camera, 340 seggi e, al Senato, il 55% dei seggi assegnati a ciascuna Regione. La Corte ha altresì dichiarato l'illegittimità costituzionale delle norme che stabiliscono la presentazione di liste elettorali 'bloccate', nella parte in cui non consentono all'elettore di esprimere una preferenza".

Un pronunciamento che guarda al futuro e costringe il Parlamento ad approvare una nuova legge elettorale in sostituzione del cosiddetto Porcellum uscito stravolto nei suoi capisaldi dal vaglio di costituzionalità: "Resta fermo che il Parlamento può sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali" precisa la Corte, invitando un chiaro segnale alla classe politica.

Ora si profila lo scenario paradossale che ad approvare una nuova legge elettorale sia un Parlamento eletto con una legge incostituzionale, un'Assemblea legittimata a legiferare nonostante sia stata composta attraverso elezioni viziate da profili di incostituzionalità. Quella che doveva essere una priorità per questa legislatura e non è stata ancora affrontata dopo oltre nove mesi dalle elezioni politiche, adesso dovrebbe rappresentare una necessità, anche perchè, in caso di caduta del governo, non si potrebbe tornare a votare con una legge che la Consulta ha di fatto dichiarato illegittima. La riforma è ferma in Commissione Affari Costituzionali al Senato, dove non pare però esserci accordo, tanto che il presidente del Senato aveva minacciato ieri di dirottare la riforma alla Camera. Con la pronuncia della Consulta le opposizioni si sono già lanciate in una richiesta di elezioni immediate (Movimento 5 Stelle e Forza Italia su tutti), definendo illegittimo l'attuale Parlamento alla luce dell'incostituzionalità del Procellum.

La sentenza, che avrà efficacia dopo la pubblicazione, non dovrebbe però profilare però un vuoto legislativo, come ha spiegato uno dei ricorrenti, l'avvocato Bozzi: "Quattro anni di battaglie andate a buon fine – ha dichiarato all’Adnkronos – E adesso bisogna sottolineare che non si crea nessun vuoto giuridico: a mio parere, con la pronuncia della Consulta, di fatto si torna alla legge elettorale precedente, il Mattarellum. Molto probabilmente torneremo a votare in estate. Ma intanto oggi ci godiamo la vittoria, da domani penseremo a riassumere la pronuncia in Cassazione, dove è pendente un altro procedimento". Il parlamentare del Pd Roberto Giachetti (in sciopero della fame da mesi proprio in segno di protesta per la mancata riforma elettorale) aveva presenato mesi fa una mozione per il ritorno al Mattarellum, votata da Movimento 5 Stelle e Sel e non dal suo stesso partito.

Negli stessi minuti in cui la Corte Costituzionale rendeva nota la sua decisione sul Porcellum, alla conferenza stampa di presentazione del libro di Bruno Vespa Sale, zucchero e caffe l'ex premier Silvio Berlusconi torna a definire la Consulta "un organismo politico della sinistra": "La nostra architettura istituzionale è fatta non per decidere, ma per vietare. Il presidente del Consiglio italiano ha solo il potere di stendere l’odg del Consiglio dei ministri" ha ribadito il leader di Forza Italia.

Nel pomeriggio una nota di Palazzo Chigi smentiva le voci secondo cui ci sarebbe già un patto tra il premier Letta e il candidato alla segreteria del Pd Matteo Renzi sulla legge elettorale. Il Presidente del Consiglio "è stato sempre assolutamente rispettoso del percorso del Pd e del dibattito congressuale" e "non farà patti nè riservati nè alla luce del sole con nessuno dei tre candidati" fino al risultato delle primarie del partito.

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