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Precari, sciopero della fame contro la Gelmini

L'inaugurazione, ieri, dell'anno scolatico 2010-2011. Ma soprattutto lo sciopero della fame dei precari. Tira aria di tempesta sul ministro della Pubblica istruzione Mariastella Gelmini.

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La scuola pubblica, ha ammesso, non è in grado di assorbire tutti i 200.000 lavoratori precari. Amen. E le proteste si stanno svolgendo in diverse parti d'Italia. Inutili, a suo dire. 'I precari che ereditiamo sono un numero spaventoso, che è il frutto di politiche disinvolte del passato che la scuola non era in grado di finanziare', ha spiegato la Gelmini durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi. 'Nessun governo può assorbire 200.000 precari'. Perdete ogni speranza, o voi che manifestate.

Una rivolta 'in parte frutto di strumentalizzazioni politiche'. Poi la mazzata finale. 'Non incontrerò chi è venuto a protestare davanti a Palazzo Chigi. Protestano senza essere stati ancora esclusi. Una protesta che rispetto, legittima, ma non motivata. Non si tratta di persone licenziate. Presumono di non avere il posto di lavoro ma il ministero non ha ancora completato le operazioni. Dobbiamo vedere quanto precari risponderanno positivamente agli accordi con le Regioni. Se preferiscono l'indennità di disoccupazione....'. E ancora: 'L'attenzione al precariato c'è da anni. Se si tratta di ragionare su dati veri la mia disponibilità c'è, ma quando scopro che a protestare sono militanti politici, iscritti anche a Italia dei valori, non credo che si possa alimentare questo genere di polemica'.

Storie precarie di precari, come quella di Caterina Altamore, 37 anni, insegnante di Roccamena - provincia di Palermo - giunta all'ottavo giorno di digiuno. Il presidio davanti a Palazzo Chigi, 'in tenda, con i topi che si infilavano dappertutto, le notti improvvisamente diventate fredde', e poi il no secco della Gelmini. 'Per loro siamo numeri, roba da niente'.

Caterina, figlia di un agricoltore, maestra elementare. 'Ai miei tre figli ho insegnato il rispetto e la passione per la scuola, ho lavorato nei quartieri a rischio di Palermo, dove i bambini bisognava andarli a cercare nei vicoli e nei cortili per farli entrare in classe e rubarli alla criminalità che li assolda e li sfrutta. Pur di lavorare ho accettato di lasciare mio marito e i miei tre figli e di andare al Nord, in una scuola di Brescia, vivevo in una stanza d'albergo, cucinavo in un angolino, dei 1300 euro di stipendio non rimaneva nulla, ma non importa, ripartirei domani'.

E adesso questi 14 anni di precariato vengono cancellati. 'Lo so, corro un grave rischio a continuare lo sciopero della fame, soffro del morbo di Crohn e i medici sono stati chiari. Ma qui in gioco c'è il futuro di migliaia di famiglie, dei nostri figli e della scuola pubblica. Come può questo governo essere così cieco e sordo?'.

(foto © LaPresse)

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