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Presentati 177 simboli elettorali al Viminale

Si è conclusa ieri alle 16 la corsa per depositare al Viminale i simboli elettorali e poter partecipare alle prossime politiche il 13 e il 14 aprile, cominciata venerdì scorso alle 8 di mattina tra attese e lunghe file.

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In tutto sono stati depositati 177 simboli: il primo posto, non nella scheda che sarà deciso con un sorteggio, bensì per ordine di presentazione, è stato occupato dal simbolo "Lista del grillo - no euro", una confederazione di tanti piccoli partiti che si ispira al Beppe Grillo pensiero.

L'ultimo simbolo arrivato è quello di "Italia Popolare". Il simbolo è quello originale dei Popolari, fanno notare i promotori, "di quando c'era Bianco". In tutto i simboli depositati hanno riempito sei bacheche, oltre alla prima fila di una settima bacheca. Concluse le operazioni ora la parola passa agli uffici del Viminale che dovranno prendere in esame i simboli simili tra loro, e entro 48 ore dichiararne l'inammissibilità. I diretti interessati avranno altre 48 ore di tempo per ricorrere o modificare il simbolo. L'ultima parola in caso di contestazioni spetta alla Cassazione.

Tra l'8 e il 10 marzo sarà invece possibile depositare le liste dei candidati. Nelle sei bacheche sono esposti i simboli dei partiti tradizionali e delle principali coalizioni; molti i partiti che pur facendo parte di una coalizione hanno depositato il proprio simbolo allo scopo di evitare imitazioni. È il caso, tra gli altri, del Prc, dei Verdi, dei Comunisti italiani, di Forza Italia, dei radicali. La maggior parte dei simboli esposti in bacheca lasciano spazio all'immaginazione e all'inventiva.

Degno di nota il simbolo "No monnezza in Campania - Partito animalisti ambientalista. C'è il simbolo del "Partito Impotenti Esistenziali". Tre simboli sono dedicati alla casta: si chiamano "Casta contro" e tutti e tre sono stati depositati da Mario Nicoletti. Un simbolo "Non remare contro" di Carmine Abagnale, raffigurante un'onda che si alza farebbe pensare che si tratti del campione olimpionico di canottaggio, ma non sono giunte conferme. Tre i simboli rappresentativi degli italiani in sud d'America, tra cui anche quello di Luigi Pallaro. Vi è un »Paladini d'Italia« con tanto di crociato che issa su una spada sguainata il tricolore e un altro che si chiama »L.I.R.A., libertà, indipendenza, rispetto, amore« con tanto di bilancia e tricolore.

Colpisce il simbolo del PDD, il partito delle donne, lista Stefania Ariosto, che ha scelto un simbolo originale: una rosa al centro e la scritta "in nome delle donne", che rivisita il titolo del libro di Eco, "in nome della rosa". C'è anche chi sembra voler giocare con il nome di Veltroni: è il simbolo "Veltro nuova alba" e la sagoma della testa di un cane. Più d'una lista con falce e martello. Non è mancato un colpo di scena: il segretario della Democrazia Cristiana Angelo Sandri, che ha depositato il simbolo del suo partito, ha fatto sapere di aver denunciato Giuseppe Pizza per truffa aggravata: il contrassegno di Democrazia Cristiana di Sandri e quello della Dc di Pizza sono molto simili.

Da Barletta è giunto il capogruppo Ds di Barletta, l'avvocato Antonio Corvasce, a depositare il simbolo dei Democratici di sinistra, "perché il mio gruppo vuol continuare la loro politica". Non crede nel Pd. Ugo Sposetti, tesoriere Ds, precisa: "Non ci rappresenta. L'originale è nella sola disponibilità di Fassino".

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