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Presidenzialismo Italia, Napolitano: "Non mi esprimo". Pdl approva, Pd diviso

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Enrico Letta (in)cautamente apre uno spiraglio, Angelino Alfano subito rilancia parlando di "grande battaglia" portata avanti da sempre dal Pdl e - come c'era da aspettarsi - scatta la bagarre, con pure Giorgio Napolitano chiamato in causa. Il presidenzialismo, infatti, è l'argomento del giorno, in una scena politica sempre pericolosamente in bilico e con una manifesta propensione ad avvitarsi su stessa in discussione che alla gran parte degli italiani sembrano, se non inutili, di sicuro meno urgenti di altri. Soprattutto in questo periodo.

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Ma tant'è. Dopo che il premier al Festival dell'Economia di Trento ha detto che "l'ultima elezione del Presidente della Repubblica mostra la fatica della nostra democrazia", aggiungendo che a sua opinione "quella modalità" non potrà più essere praticata e il ministro dell'Interno ha subito appoggiato la valutazione, portandosi dietro il centrodestra, ieri sull'argomento è intervenuto pure il diretto interessato, ovvero il Capo dello Stato, che ha dato una risposta motivata da imparzialità dovuta al ruolo, ma che ad alcuni è sembrato sottintendesse altro.

"Presidenzialismo? Io naturalmente non dirò nulla né stasera né successivamente sui contenuti delle riforme istituzionali, a maggior ragione su quelle che riguardano il capo dello Stato", ha detto infatti Napolitano, chiarendo: "Resterò assolutamente neutrale" e demandando tutto alla task force di 'saggi' che a breve (pare) prenderà in carico la faccenda: "Questa versione è all'ordine del giorno della commissione che sta per costituirsi e questa versione sarà discussa in un comitato di esperti e studiosi che il governo si appresta a nominare".

Il Presidente della Repubblica ha invece preferito soffermarsi sull'urgenza delle riforme istituzionali previste e ricalcando le parole di Letta ha detto: "Diciotto mesi sono un tempo appropriato per le riforme. Il processo è complesso, si tratta di tenere il ritmo", per poi ribadire ancora una volta (dopo il messaggio in occasione del 2 giugno) la necessità di procedere al più presto alla riforma della legge elettorale, affermando che si può "salvaguardare il carattere maggioritario della legge attuale", senza che "si debba tornare al proporzionale puro". Un discorso nel quale Napolitano ha pure rimarcato la natura pro tempore dell'attuale governo, definendolo "una scelta eccezionale e a termine".

Per il Capo dello Stato, però, il termine sono i 18 mesi necessari alle riforme, mentre gli attriti sul Porcellum e sul presidenzialismo rischiano di farlo capitolare molto prima. Se da un lato infatti Roberto Maroni liquida la questione elezione diretta dell'inquilino del Colle parlando di "una riforma adesso assolutamente inutile" e Nichi Vendola gli fa eco dicendo: "Il fatto che noi parliamo di presidenzialismo o semipresidenzialismo in un Paese che non è riuscito nemmeno a fare la legge sul conflitto di interessi è segno di uno sbandamento culturale", dall'altro c'è chi come Renato Schifani, rinnovando in diretta su Sky la candidatura di Silvio Berlusconi a premier, rischia di innescare una vera e propria reazione a catena. L'intesa Pd-Pdl sul presidenzialismo, infatti, potrebbe saltare di fronte alla decisione del Cavaliere di tornare in campo. Un nodo delicatissimo, insomma, tanto più che l'attuale esecutivo si regge proprio sulla strana alleanza tra destra e sinistra che, in definitiva, dipende in gran parte da Berlusconi. E come ricordava pochi giorni fa Massimo D'Alema, il Cavaliere è "un uomo volubile"...

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