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Prima seduta Camera 15 Marzo 2013: partiti in trattativa per i presidenti di Camera e Senato

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Venerdì 15 marzo 2013 debuttano i neoeletti in Parlamento: a poche ore dall'insediamento della XVII legislatura, proseguono le trattative tra le diverse forze politiche per sciogliere il nodo dell'elezione dei presidenti di Camera e Senato. Di posizioni condivise nemmeno l'ombra, ma ormai i tempi stringono: la prima riunione della Camera dei deputati è prevista venerdì alle 10.30 e sarà presieduta da Antonio Leone, il vicepresidente più anziano tra gli eletti della precedente legislatura. Seguirà alle 11.00 la prima riunione del Senato: alla guida di Palazzo Madama ci sarà il senatore a vitaEmilio Colombo, al posto di Giulio Andreotti che ha rinunciato all'incombenza di presiedere l'aula vista la veneranda età (94 anni).

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Le prime riunioni delle Camere, come previsto dalla Costituzione, dovranno prevedere all'ordine del giorno la proclamazione degli eletti e la costituzione dei rispettivi uffici di presidenza provvisori, ma soprattutto l'elezione dei presidenti di Montecitorio e di Palazzo Madama. La procedura prevede sia per la Camera che per il Senato uno scrutinio segreto, dove basterà la maggioranza assoluta dei voti dopo la terza votazione per essere eletti. In caso di mancato quorum al Senato, nella stessa giornata di procederà al ballottaggio fra i due candidati con il maggior numero di voti (il più anziano di età vince in caso di pareggio).

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Proprio sui nomi dei presidenti di Camera e Senato stanno ruotando le trattative interne ai partiti e tra le diverse forze politiche: nell'attuale scenario in cui il centrosinistra ha vinto formalemente le elezioni ma non possiede la maggioranza necessaria al Senato per ottenere la fiducia, la presidenza della Camera dei deputati è uno dei banchi di prova per verificare la tenuta del Pd e il ruolo che sarà riservato nella nascente legislatura al Movimento 5 stelle, cui Bersani è ancora indirizzato in cerca di un'intesa per la formazione del governo.

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La strada delieata dal candidato premier del centrosinistra è quella di un esecutivo a guida Pd appoggiato dal Movimento 5 Stelle, anche se i grillini hanno fatto sapere a chiare lettere che non voteranno la fiducia ad alcun gioverno guidato dai partiti. Intanto il segretario del Pd ha provato ad ottenere anche l'appoggio della coalizione centrista, ma è stato gelato dalle parole di Mario Monti, che avrebbe stroncato l'ipotesi di una collaborazione con una forza antieuropeista come i 5 Stelle: "Io ti sostengo Pierluigi, ma è difficile unire i nostri voti a quelli di chi vuole uscire dall'euro" aveva detto il premier uscente al leader democratico nel loro incontro a palazzo Chigi. Una posizione che non facilita il percorso di conciliazione prefigurato da Bersani, già pressato dal passo avanti di Renzi che si è detto pronto a candidarsi premier in caso fallisse il progetto del segretario.

Intanto, il segretario Pd deve far fronte alle divisioni interne sulla questione delle poltrone a Montecitorio e Palazzo Madama. Dalla riunione di oggi dei gruppi di Camera e Senato dovranno uscire i nomi da votare per i due presidenti: se non ci saranno aperture inaspettate da parte dei 5 stelle, si prevede che molti deputati Pd siano pronti a mettere in minoranza l'eventuale indicazione di un presidente della Camera tra gli eletti 5 Stelle. La scelta dei parlamentari Pd per quella carica sembra ormai indirizzata verso l'ex segretario Dario Franceschini. E lo stesso Bersani vorrebbe tentare una prova di forza imponendo "due dei nostri per Camera e Senato".

Anche sul fronte 5 Stelle le idee non sono ancora chiare: la scelta dei nomi da proporre per la presidenza di Camera e Senato sarebbe dovuta avvenire nella riunione di ieri in una sala di Montecitorio, ma un intero pomeriggio non è bastato per trovare una una posizione comune. Piuttosto, i neoeletti "cittadini" attivisti 5 Stelle sembrano concentrati su questioni più tecniche, di cui sono evidentemente a diguino rispetto ai politici di professione. Come spiegava ieri un tweet del deputato napoletano Roberto Fico: "A lavoro alla Camera dei Deputati siamo riuniti e ascoltiamo alcune persone invitate da noi che ci spiegano determinati meccanismi". Ad illustrare loro le procedure e la tempistica dello svolgimento della prima seduta parlamentare, c'erano il vicepresidente e il segretario generale di Montecitorio.

Intanto dai 5 Stelle un'apertura è arrivata, indirizzata non tanto al Pd, piuttosto ad un premier "estraneo ai partiti", come ha spegato il capogruppo del M5S al Senato Vito Crimi: "Sui singoli provvedimenti siamo disponibili a cercare le soluzioni migliori con gli altri partiti e questa situazione in Senato, in cui ci deve essere per forza la convergenza di almeno altre due forze politiche, farà sì che non prevarranno più gli interessi di partito, ma quelli dei cittadini - ha dichiarato Crimi a Repubblica - il nome del candidato premier non conta. A me piacerebbe una personalità della società civile estranea ai partiti non condizionata dalla politica, e ce ne sono molte".

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