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Primarie centrosinistra, i 5 candidati a confronto su Sky

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Fra meno di due settimane gli elettori del centrosinistra si pronunceranno sulla scelta del candidato premier per le prossime elezioni politiche. Negli ultimi mesi non sono mancati confronti (a distanza) piuttosto accesi tra i principali protagonisti della competizione: Bersani (segretario Pd), Renzi (Pd, sindaco di Firenze) e Vendola (Presidente di Sel e governatore della Puglia) hanno fatto volare stoccate che hanno riempito i tg e le prime pagine dei giornali. Ora però è tempo che i tre esponenti più in vista di queste primarie allarghino il confronto ai due outsider, Laura Puppato (Pd, sindaco di ) e Bruno Tabacci (Api, assessore comunale a Milano). In verità a primeggiare sono sempre loro: il segretario del primo partito italiano (almeno stando ai sondaggi), il rottamatore per eccellenza, il leader più di sinistra di questa corsa alla candidatura a premier.

Primarie, il confronto su Sky: guarda il video

Annunciato in mattinata sul sito del Pd da un manifesto che li ritraeva come i Fantastici 5 (e che ha scatenato l'ironia del web), i leader si sono ritrovati nel terreno neutrale di SkyTg24, ospiti del Teatro della Luna di Milano, lo stesso da cui ogni giovedì va in onda il talent musicale X-factor. E in effetti la presentazione iniziale ha qualche assonanza con lo show musicale di Sky1 (tanto che su Twitter impazza l'hastag #csxfactor): introdotti con una breve presentazione da una voce fuori campo e l'occhio di bue ad accompagnare l'ingresso in studio, i cinque candidati si sono posizionati su una specie di podio dal quale rispondono alle domande del conduttore Gianluca Semprini. Anche qui, come per la consultazione popolare, non mancano regole ferree: risposte di un minuto e mezzo per ogni sfidante su quattro temi, bonus limitati per le eventuali repliche e, alla fine del confronto, un appello agli elettori sempre della durata di un minuto e mezzo per ciascuno.

Si parte con le tasse e la pressione fiscale: tutti d'accordo che a pagare sempre e comunque siano coloro che sono impossibilitati ad evadere. E' Tabacci ad aprire il discorso spingendo sulla lotta all'evasione fiscale, mentre Renzi, puntando sulla necessità di creare sviluppo, ha promesso che non aumenterà le tasse, sulla scorta di quanto fatto a Firenze. Il più incisivo è risultato Vendola: "Non è possibile immaginare l'Imu sulla prima casa", ha detto il governatore, proponendo l'adozione di una misura simile a quella immaginata da Hollande in Francia per la tassazione al 75% dei redditi sopra un milione di euro, insieme alla necessità di tassare le rendite finanziarie per fermare "parassitismo speculativo" (la retorica vendolana non poteva certo mancare). Bersani insiste sulla necessità di scovare i grandi patrimoni nascosti, prima di tassarli, mentre il sindaco se la prende Equitalia, accusata di essere "forte coi deboli, debole coi forti" e sulla tassazione dei ricchi non sembra essere d'accordo con Vendola ("sono pochissimi quelli che hanno più di un milione di euro"). La Puppato ha individuato la ricetta antievasione: "Dovremmo render deducibile il più possibile la spesa dei cittadini". Infine la frase ad effetto di Bersani: "Mai più condoni e lotta ai paradisi fiscali".

Anche sull'Europa non mancano contrasti tra i due leader più distanti, Vendola e Renzi: il tema discusso è il patto di stabilità, che secondo il governatore dovrebbe essere allentato almeno per quanto riguarda le spese relative agli investimenti, pur nel rispetto del principio di contenimento della spesa corrente. Renzi non è d'accordo: "rivederlo significa fare male all'Italia" dice il sindaco, "non si può strozzare il paese per rispettarlo" ribatte il leader di Sel. Interviene Bersani a mitigare il clima con il solito ricorso alle frasi fatte: "Non litighiamo, mettiamoci d'accordo, rinegoziamo il rapporto con l'Europa, la Germania deve capire che siamo tutti sullo stesso treno". Tabacci apre il suo intervento definendosi "il più montiano di tutti. Penso che l'Europa è la nostra speranza e serve anche ai cittadini tedeschi. I greci non voigliono tornare alla dracma. Non ha ragione Grillo, che si potrebbe tornare alla lira be risolvere il problema".

Si passa poi a parlare di giovani e lavoro, tema caldo degli ultimi anni: tutti sono sotanzialmente contro la Fornero e la sua riforma e pongono il problema del precariato. Vendola rivendica i risultati ottenuti nella sua Regione sul versante dell'occupazione: "L'Italia sprofonda nel fango, l'idea di un paese senza uno straccio di politica industriale. Un paese in cui i beni culturali sono feriti e dissipati. Una scuola degradata. Io ai giovani dico di ribellarsi e lottare contro il destino di precarietà che gli è stato proposto. Venite a vedere cosa abbiamo fatto in Puglia, investendo i fondi europei, con la cultura e la rete abbiamo inventato lavoro". Sul tema Bersani mantiene un basso profilo: "Promesse non se ne possono fare vista la situazione. Stiamo facendo investimenti e condizioni fiscali regolative per dare più interesse all'assunzione di giovani e donne per le imprese (...) Serve più meritocrazia, purché coniugata con la parola uguaglianza". La Puppato punta sul valore dell'innovazione e della ricerca come volano del mercato del lavoro, mentre Renzi sogna un Paese in cui "lavori se conosci qualcosa, non qualcuno". Poi è la volta della questione Fiat: Renzi ha creduto al progetto Fabbrica Italia e si dice deluso, Vendola afferma ogogliosamente di non aver mai posto fiducia nella gestione di Sergio Marchionne e lo invita a smetterla con l'accanimento verso la Fiom. Gli altri chiedono più trasparenza sulla politica industriale dell'azienda.

Poi si entra a volo d'angelo nel tema più caro a Nichi Vendola: diritti civili e matrimoni gay. Se la posizione del leader di Sel è ben nota, Tabacci ricorda che l'amministrazione comunale di Milano di cui fa parte ha dato vita al registro per le coppie di fattto (ma è contrario al matrimonio e all'adozione), mentre Laura Puppato sottolinea l'importanza di modernizzare il paese allargando i diritti: "Dobbiamo rispettare la Costituzione: nessuna discriminazione è possibile in questo Paese. Tutte le persone sono uguali, rispettabili. Dobbiamo accettare e proporre il matrimonio dei gay, hanno diritto ad avere un documento, per diritti di cura, successione. E' civiltà. Sull'adozione dobbiamo parlarne". Renzi parla un po' confusamente di "civil partnership", ma è chiaramente contrario al matrimonio gay, mentre Bersani riporta tutti con i piedi per terra ricordando che in questo paese non si riesce nemmano ad approvare una legge contro l'omofobia e proponendo di ispirarsi alla legislazione tedesca sulle famiglie di fatto.

Capitolo costi della politica: Renzi è per un "finanziamento all'americana" senza fondi pubblici, abolire tutte le province, dimezzare i numeri dei parlamentari. Vendola, non è d'accordo sulla cancellazione del contributo pubblico, perchè porterebbe ad una "politica pagata dai ricchi", dunque sì ai rimborsi ma ridimensionati. Stesso discorso per Bersani e Tabacci. Il segretario del Pd ribatte sulla necessità di una legislazione severa sui temi della corruzione, del falso in bilancio e dei reati di mafia e camorra.

Poi c'è spazio per le domande del pubblico, una per ogni candidato, infine le domande sull'eventuale governo: chi ci sarebbe nelel rispettive squadre a Palazzo Chigi? Vendola assicura che il suo consiglio dei Ministri sarà formato per metà da donne, stessa logica per Renzi, con un massimo di dieci membri. Entrambi chiudono le porte a Casini, mentre Bersani spiega di essere ancora alla ricerca del "dialogo con altre forze" (l'appello è all'Udc). Tabacci non ha dubbi: "Il mio governo avrà Monti al Quirinale". La Puppato glissa sul post-elezioni: "Prima di tutto, bisogna vedere quale sarà la legge elettorale".

Poi l'appello finale dei "fantastici 5". Renzi gioca sulla "paternità" di queste primarie: "Sono emozionato e felice, all'inizio ci dicevano: sarà rissa! Invece abbiamo dimostrato che si possono riempire piazze e teatri con la politica. Ho 37 anni, sono un ragazzo fortunato, sto in una città straordinaria. Credo di rappresentare non solo una speranza ma il futuro". Di tutt'altro tono la chiosa di Vendola: "Vedo il mio Paese sprofondare nel fango, nel cinismo, nella volgarità. Penso ai detenuti nelle galere sovraffollate, i disabili prigionieri dei tagli feroci al welfare. Penso al 'femminicidio'. Penso che vorrei un'Italia migliore, più giusta. Non penso a una coalizione, ma a una forza che ci liberi dal berlusconismo e ci faccia guardare e sognare un'Italia migliore". Anche Tabacci e Puppato esaltano lo strumento delle primarie e invocano la ricostruzione dell'unità del centrosinistra. Chiude Bersani: "Credo fortemente in queste primarie. Fanno bene a noi e al Paese. Stiamo avvicinando i cittadini alla politica. Ma solo con la rabbia e l'indignazione non si governa. Ci vuole un governo forte e un cambiamento forte. Dove sono stato io, ho sempre portato cambiamenti (...) non vi chiedo di piacervi, vi chiedo di credermi perché vi dirò le cose come sono".

Alla fine del confronto restano le immagini di un Vendola in lotta con la sua oratoria straripante (contenuta a fatica ma in modo efficace), un Renzi come sempre scalpitante e un Bersani troppo serioso, la Puppato in evidente difficoltà rispetto ai colleghi ben più abituati agli studi tv (il conduttore prima la ignora per un giro, poi blocca una sua domanda a Renzi: "Così diventa un talk show") e un Tabacci misurato, un perfetto esempio di moderato all'italiana. Chi vince? Secondo un instant poll condotto dall'istituto Quorum in collaborazione con Repubblica.it Renzi e Bersani se la giocano in parità: secondo il 33% dei telespettatori il più convincente è stato il segretario del Pd, seguito a soli due punti di distacco dal sindaco di Firenze al 31%. Seguono Vendola al 12%, Tabacci al 5% e Puppato al 4%. La sfida, quella vera, è fissata per domenica 25 ottobre.

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