Excite

Primarie Pd per il Parlamento: Giorgio Gori bocciato, Rosy Bindi vince in Calabria

  • Getty Images

Il Pd scalda i motori per la campagna elettorale e lo fa chiamando i propri elettori a votare il 90% dei candidati che si presenteranno alle elezioni per un seggio in Parlamento. Due giorni per scegliere i propri rappresentanti con lo stesso meccanismo utilizzato per le primarie che hanno visto trionfare Pierluigi Bersani su Matteo Renzi: sono ammessi al voto coloro che hanno già partecipato alle consultazioni del 25 novembre scorso, più gli iscritti al Pd nel 2011. Il contributo di 2 euro questa volta è volontario. Per promuovere l'equità di genere si possono esprimere due preferenze, una delle quali deve essere necessariamente a favore di una donna, pena la nullità del secondo nome.

Giorgio Gori: la sconfitta alle primarie del Pd vista da Twitter. Guarda le foto

Le cosiddette primarie di Capodanno hanno visto votare gli elettori del centrosinistra il 29 dicembre in nove regioni (Piemonte, Liguria, Lombardia, Alto Adige, Umbria, Abruzzo, Molise, Campania, Calabria) e il 30 dicembre i seggi sono aperti in altre undici regioni (Veneto, Trentino, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia, Sardegna), contemporaneamente alle primarie in otto regioni dell'alleato principale della coalizione di centrosinistra, Sinitra ecologia e libertà di Nichi Vendola. L'affluenza è risultata decisamente in calo: nella prima giornata hanno votato il 30% degli aventi diritto. Rispetto alle primarie per la premiership, il calo più vistoso si è registrato in Campania (solo 30mila votanti), mentre tiene il capoluogo lombardo con 80mila votanti. Buona affluenza anche in Calabria e Toscana.

Pietro Grasso candidato al Parlamento con il Pd

E già dai risultati parziali, dopo la prima tornata di consultazioni, la fotografia che emerge dalle urne è quella di una vittoria dei big del partito, con qualche sorpresa degna di nota. I rottamatori messi all'angolo dai presunti rottamati. Stravince l’ex ministro della Salute ed ex vice presidente della Camera Rosy Bindi: ottenuta la deroga per la ricandidatura, ha ha superato l'ostacolo primarie presentandosi in provincia di Reggio Calabria. In Piemonte vincono l'ex minisro del Lavoro Cesare Damiano, il più votato a Torino e provincia, e il segretario provinciale del partito, Paola Bragantini.

Ottimo risultato anche per Pippo Civati, consigliere regionale in Lombardia, che si avvia a vincere le primarie nella provincia di Monza-Brianza. In generale i trenta-quarantenni risultano vincitori delle primarie del Pd in Lombardia, dove si affermano Veronica Tentori, ventisettenne che ha vinto a Lecco, Alan Ferrari (trentasette anni) a Pavia e Chiara Braga (trentatrè) a Como. Spicca anche il risultato della giovane Francesca Bonomo a Torino, 28 anni, candidata proposta dai Giovani Democratici.

Anche il grande sconfitto delle primarie per la premiership ha votato alle primarie per il Parlamento: "Vado a votare alle primarie parlamentari del Pd e faccio un grande in bocca al lupo a tutti i candidati che si sono messi in gioco". La delusione però deve essere stata cocente per il flop di Giorgio Gori, ex manager Fininvest e spin doctor del sindaco di Firenze per le primarie del centrosinistra, che ha clamorosamente perso nella sua Bergamo, con appena il 13% dei voti. Come tutti gli altri candidati, anche Gori resta in lista per le politiche ma dovrà fare i conti con i tre candidati che lo precedono, oltre che con i decani presenti nel listino bloccato di Bersani.

Soddisfatto i segretario del Pd: Bersani ha votato in mattinata a Piacenza, dove ai microfoni di TgCom24 ha confermato che "le primarie stanno andando benissimo". Nel primo giorno di consultazione, tramite il social network Twitter, il candidato premier del centrosinistra aveva lanciato il suo slogan (che sarà anche un hashtag) e il manifesto che lo accompagnerà nella corsa a Palazzo Chigi: "L'Italia giusta. E' un bel nome no?". Nella giornata conclusiva delle primarie il segretario ha poca voglia di parlare di alleanze e future cariche di governo: "Grasso ministro della giustizia? Prima pensiamo a vincere le elezioni". Poi ha risposto ad Antonio Ingroia che ieri lo criticava per aver snobbato le sue telefonate: "Bersani si sente un padreterno" aveva detto il magistrato candidato premier per la Lista Rivoluzione Civile. "Non so chi ci si sente davvero" ha chiosato Bersani.

Italia - Excite Network Copyright ©1995 - 2017