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Processo breve, la Camera dice sì

Il processo breve passa alla Camera e il pensiero dell'opposizione è tutto racchiuso nelle parole con le quali Di Pietro commenta con amarezza la vittoria della maggioranza: "ai tempi miei c'erano due tipi di imputati: chi andava ad Hammamet per sfuggire ai giudici e chi veniva in procura. Berlusconi ha inventato il terzo tipo, quello che va in Parlamento e si fa le leggi per non farsi processare".

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Con 314 sì e 296 no, Fini sancisce l'approvazione del testo che fissa i "termini di fase" per ciascun grado del giudizio e accorcia i tempi per l'azzeramento dei reati. Un risultato che, ovviamente, al premier va benissimo: se la legge dovesse passare anche in Senato, il processo Mills - per il quale rischia la condanna in primo grado - cadrebbe in prescrizione. Come anche molti procedimenti attualmente in corso per reati particolarmente gravi di grande rilevanza sociale, come l'inchiesta sui crolli seguiti al terremoto de L'Aquila, il crac Parmalat e il crac Cirio, il rogo della Thyssen e lo scandalo Eternit a Torino. Non a caso ieri davanti a Montecitorio c'era una nutrita rappresentanza di parenti delle cosiddette "vittime dimenticate".

Tuttavia, la lunga giornata alla Camera è andata via liscia, nonostante la richiesta di voto segreto su un emendamento presentato da Di Pietro, e all'opposizione non è rimasto altro che manifestare il proprio dissenso con dimostrazioni come quella messa in atto dai deputati del Pd, che hanno votato tenendo in mano una copia della Costituzione. Ma anche se Berlusconi ha commentato la vittoria dichiarando "finalmente una legge che ci mette al passo con l'Europa", non tutta la maggioranza ha mostrato la medesima soddisfazione. A chi gli chiedeva se la Lega avesse votato con piacere, Umberto Bossi ha risposto laconico: "abbiamo votato". Diversa la posizione del capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto che, facendo eco al Cavaliere che rimarcava i buoni numeri della maggioranza e la sua compattezza, l'ha definita "una macchina da guerra".

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Al vetriolo le dichiarazioni sulla sponda opposta. Bersani ha definito l'atto del governo "un passo verso l'abisso" e ha confermato che i partiti di minoranza porteranno comunque avanti la loro battaglia: "ora sta a noi far comprendere la vergogna di questo provvedimento, l'assoluto disprezzo del governo verso i problemi veri del paese mentre ha messo il massimo impegno sul processo di Berlusconi. Per me questo rimarrà un marchio indelebile della Legislatura". E anche magistrati e avvocati hanno fatto sentire la propria voce, annunciando prossime proteste e affermando che sarà una loro priorità rendere note con chiarezza "le ricadute che queste norme avranno sul sistema". Normativa che l'Unione delle Camere Penali definisce, senza giri di parole, "illogica ed erronea prima ancora che evidentemente ispirata da ragioni che non tutelano il bene comune".

Foto © LaPresse

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