Excite

Processo Mediaset, Berlusconi condannato a 4 anni

  • Getty Images

L'ex premier Silvio Berlusconi è stato condannato a quattro anni di carcere per frode fiscale nell’ambito del processo sui diritti Mediaset. I giudici di Milano hanno disposto anche la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Una sentenza più dura rispetto alle richieste del pm De Pasquale, che aveva chiesto tre anni e otto mesi di carcere.

Condannato anche il produttore cinematografico Frank Agrama a tre anni di reclusione. Il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, è stato assolto. Le pene, come ha letto in dispositivo il presidente Edoardo Davossa, sono condonate per tre anni. Per gli undici imputati, accusati di frode fiscale per la compravendita dei diritti tv Mediaset, i giudici hanno disposto un versamento a titolo di provvisionale di 10 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate.

Tra gli imputati, Daniele Lorenzano produttore ed ex manager Fininvest è stato condannato a tre anni e otto mesi, mentre Gabriella Galetto, ex manager del gruppo in Svizzera, a un anno e sei mesi. Altri imputati sono stati assolti nel merito, mentre il banchiere Paolo Del Bue, accusato di riciclaggio, ha visto il reato derubricato ad appropriazione indebita, con conseguente prescrizione.

Si conclude così il primo grado di giudizio di un processo durato oltre 5 anni. L'accusa per Silvio Berlusconi e gli altri imputati è quella di aver gonfiato i costi dei diritti televisivi e cinematografici acquisiti da società americane per 470 milioni di euro, come spiegato nel dispositivo della sentenza: "I diritti erano oggetto di passaggi di mano e di maggiorazioni ingiustificate. Passaggi privi di funzione commerciale. Servivano solo a far lievitare il prezzo". La sovrastima del prezzo dei diritti di trasmissione dei film serviva ad instaurare un sistema in grado di raggirare il fisco: i diritti non venivano acquistati delle major americane, ma attraverso una serie di intermediari (società off-shore), tra cui Frank Agrama, considerato "socio occulto" di Berlusconi. In questo modo Mediaset riusciva ad aumentare i passivi in bilancio e quindi a pagare meno tasse, mentre la cresta sui prezzi serviva a creare fondi neri nella disponibilità di Silvio Berlusconi.

Il primo grado di giudizio è giunto al termine dopo una serie di proroghe delle indagini per la complessità della vicenda finanziaria (sono state necessarie diverse rogatorie internazionali), rinvii per le richieste di ricusazione avanzate dai legali di Berlusconi, poi l'attesa della Consulta per la pronuncia sul Lodo ALfano e il ricorso al legittimo impedimento. Un percorso tumultuoso che faceva temere scattassero i termini della prescrizione.

Nessun commento è stato avanzato dai legali dell'ex premier, mentre dopo la sentenza sono arrivate le prime reazioni politiche: "Tutti i nodi vengono al pettine - ha dichiarato Antonio Di Pietro - Nonostante tutte le leggi ad personam che Berlusconi si è fatto e nonostante la continua delegittimazione e denigrazione dei magistrati, la verità è venuta a galla. Da oggi gli italiani possono prendere atto che una sentenza di primo grado considera Berlusconi un delinquente". Il segretario del Pdl, invece, che è anche il più accreditato nella corsa alle primarie del partito dopo l'annuncio del ritiro di Berlusconi, si è schierato in difesa del leader: "E' l'ennesima prova di un accanimento giudiziario nei confronti di Silvio Berlusconi, una condanna inaspettata e incomprensibile con sanzioni principali e accessorie iperboliche - ha dichiarato Angelino Alfano - Siamo certi che i prossimi gradi di giudizio gli daranno ragione e speriamo che questi giudizi giungano in fretta".

Italia - Excite Network Copyright ©1995 - 2017