Excite

Processo Mediaset, difesa di Berlusconi: "Annullare la condanna, non c'è reato"

  • Getty Images

Si è conclusa con le arringhe difensive dei legali Niccolò Ghedini e Franco Coppi di fronte ai giudici della Cassazione nella seconda giornata dell'udienza del processo Mediaset a carico di Silvio Berlusconi, imputato per frode fiscale e già condannato in primo e secondo grado con due sentenze conformi a 4 anni di carcere e 5 di interidizione dai pubblici uffici. Nella requisitoria di ieri del procuratore generale Mura ha chiesto la conferma della condanna definendo Berlusconi "ideatore del sistema di frode" dei diritti tv, acquistati a prezzo maggiorato per evadere il fisco e creare fondi neri, chiedendo però che la pena interdittiva sia ridotta a 3 anni. L'avvocato Coppi (in foto, ndr) ha puntato la sua strategia difensiva su una richiesta di annullamento radicale della condanna d'appello sostenendo la totale estraneità ai fatti del suo assistito.

Processo Mediaset, pg di Cassazione: "Ridurre interdizione a 3 anni. Berlusconi ideatore della frode"

Lo aveva già annunciato ieri Franco Coppi: "Puntiamo all'annullamento radicale". Oggi lo ha ripetuto davanti ai magistrati della sezione feriale della Cassazione, concludendo per la prima volta negli ultimi 15 anni un'arringa al posto di Niccolò Ghedini. A quest'ultimo è toccato inaugurare la tesi difensiva durante l'udienza di un processo che il parlamentare Pdl ha definito senza giri di parole "un incubo notturno": "Questo è un processo vissuto sempre sul filo della prescrizione, come se si dovesse prescrivere un giorno per l’altro" ha detto il legale nelle battute iniziali della sua arringa, aggiungendo che "si potesse rinunciare preventivamente a questa prescrizione, così da potersi difendere nel processo". Prescrizione che, peraltro, è già intervenuta cancellando tutti i reati precedenti all'ultima parte di presunta frode fiscale del 2002-2003, grazie al dimezzamento dei tempi previsto proprio dalla legge ex-Cirielli approvata dal governo Berlusconi nel 2005.

Sentenza processo Mediaset: la diretta dal Tribunale

Ghedini ha ribadito la tesi dell'innocenza dell'ex premier rispetto alle accuse di aver organizzato la compravendita dei diritti televisivi e cinematografici a scopo di frode: "Manca nel tessuto della sentenza un elemento probatorio che Berlusconi possa aver partecipato al reato proprio - ha detto Ghedini - Mi sarei aspettato dal pg delle integrazioni rispetto alle motivazioni della Corte di Appello (...) che non ci sono state". Ghedini ha poi fatto riferimento è alla lista dei 171 testimoni avanzata in primo grado e ritenuta eccessiva dalla Corte, riprendendo anche le parole del pg di Cassazione durante la requisitoria finale: "Sono d’accordo con il signor procuratore, le passioni debbono rimanere fuori dall’Aula, ma non per noi. Nel nostro mestiere ci devono accompagnare. Sono 16 anni che difendo Berlusconi, sicuramente troppi. E sento dire che dobbiamo difenderci nel processo e non dal processo. Ma come facciamo a difenderci nel processo con un Tribunale che mi dice: concordate con il pm le domande per i testi?". Infine l'innocenza di Berlusconi testimoniata dal mancato coinvolgimento nella stesura dei bilanci aziendali nel periodo di riferimento dei reati contestati, 2002 e 2003: "Berlusconi non poteva non sapere? E’ un principio giurisprudenziale che non sta in piedi. A quell’epoca Berlusconi non gestiva l’azienda. La stessa Cassazione, nel 2008, dice che era l’azienda a decidere gli ammortamenti" ha detto Ghedini riferendosi alla sentenza del filone gemello Mediatrade, che tratta la stessa materia giudiziaria, ma in relazione a periodi successivi.

Berlusconi, processo Mediaset: tutti gli scenari, dalla condanna all'assoluzione

L'arrinnga conclusiva è toccata a Franco Coppi, principe del Foro ed artefice della strategia difensiva e mediatica dell'ex premier nell'ultimo periodo: "Ci aspettavamo l’assoluzione di Berlusconi fin dal primo grado" ha detto l'avvocato, sostenendo che in questo processo c’è stato un "rigetto immotivato delle richieste difensive" e che la decisione in appello "è caratterizzata dal pregiudizio" verso l'imputato. Coppi ha puntato, come ampiamente previsto, sulla formale estraneità dell'ex premier rispetto alla gestione del gruppo Mediaset mentre era al governo: "Berlusconi, come tutti sanno, dal 1994 si dedica interamente alla politica e non si occupa più di gestione societaria. Figuriamoci se metteva bocca nelle quote di ammortamento del 2002/2003 quando ormai da 10 anni aveva accantonato queste preoccupazioni, se mai si fosse occupato di cose del genere!". Per questo, sostiene Coppi, Berlusconi non può essere considerato il "dominus di nessuna catena truffaldina e mi rammarico che, invece, questa tesi sia stata condivisa ieri anche dalla Procura della Cassazione" sulla base di una "tesi della continuità" del sistema di frode che secondo la difesa non esiste.

L'arringa di Coppi si è conclusa con la richiesta di annullamento radicale della condanna di secondo grado perchè i fatti prefigurati dall'accusa non possono essere considerati reati di evasione, semmai un abuso di diritto da parte dell'imputato Berlusconi: "Chiedo che la sentenza venga annullata perché il fatto così come prospettato in mancanza di una violazione di una specifica norma antielusiva non è reato, è penalmente irrilevante". Secondo Coppi, dunque, Berlusconi non si sarebbe comportato come un contribuente infedele o fraudolento, semmai avrebbe abusato di meccanismi fiscali non espressamente vietati dalla legge: "Se manca il contrasto con una disposizione antielusiva, l’abuso è penalmente irrilevante. Potrà anche esserci un'elusione gigantesca, ma non siamo nell'ambito dell’illecito penale". Di conseguenza, l'altra ipotesi avanzata da Coppi nel caso in cui la Cassazione non dovesse condividere le tesi difensiva, è quella di un annullamento con rinvio in appello per un processo bis, con il reato derubricato da frode fiscale a false fatturazioni, dunque da reato penale ad illecito "di tipo amministrativo e tributario".

La Camera di Consiglio della sezione feriale della Cassazione che dovrà pronunciarsi sulla condanna di Berlusconi inizierà mercoledì a mezzogiorno, come ha reso noto il presidente del Collegio Antonio Esposito. La sentenza dovrebbe dunque essere emessa nel pomeriggio e sarà possibile trasmetterla in diretta in deroga alla prassi generale della Cassazione. Per tutta la giornata Silvio Berlusconi ha mantenuto in silenzio e presumibilmente farà lo stesso anche domani fino alla proclamazione della sentenza.

Nel pomeriggio si è scatenato anche un piccolo giallo squisitamente politico: in vista del verdetto era stata indetta una manifestazione di sostegno del Pdl al suo leader davanti a palazzo Grazioli. Gli organizzatori avevano diffuso un messaggio per invitare tutti i sostenitori del Cavaliere a partecipare all'evento: "L'esercito di Silvio chiama a raccolta tutti domani dalle ore 17 per manifestare vicinanza e affetto al nostro presidente: chi può venga e porti gente, dobbiamo arrivare a 500 persone di Roma dell'esercito di Silvio". Intenzioni confermate anche da un tweet di Daniela Santanchè, salvo poi fare marcia indietro. Una nota a firma di Denis Verdini smentisce la notizia e fa sapere che non ci sarà alcuna manifestazione, nè Palazzo Grazioli dove Berlusconi attenderà la sentenza, nè altrove: "Da giorni, siamo letteralmente inondati da testimonianze spontanee di vicinanza, affetto e solidarietà verso il presidente Berlusconi - osserva il coordinatore Pdl - In tutta Italia, erano e sono in preparazione manifestazioni, iniziative spontanee, atti di mobilitazione politica e insieme affettiva verso il presidente. Ma da giorni, e anche oggi, ci siamo assunti la responsabilità di fermare tutti. Nulla deve avvenire in un momento tanto delicato per il Paese. Pertanto, la notizia di una manifestazione davanti a palazzo Grazioli è destituita di fondamento"

Italia - Excite Network Copyright ©1995 - 2017