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Processo Mediaset, pg di Cassazione: "Ridurre interdizione a 3 anni. Berlusconi ideatore della frode"

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E' durata circa due ore la requisitoria del procuratore generale di Cassazione Antonio Mura, nell'udienza in corso davanti alla sezione feriale della Corte riunita per il processo sui diritti tv Mediaset. La sentenza definitiva nel procedimento che vede tra gli imputati Silvio Berlusconi, già condannato in primo e secondo grado per concorso in frode fiscale a 4 anni di carcere e 5 di interdizione dai pubblici uffici, arriverà non prima di mercoledì sera, ma non si esclude il protrarsi dell'attesa fino a giovedì: "Domani sera o più probabilmente giovedì potrebbe esserci la decisione della Cassazione", ha confermato il professor Franco Coppi, legale del Cavaliere.

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Fiducioso sulle possibilità di un verdetto favorevole al suo imputato, Coppi ha risposto alle domande dei giornalisti nei corridoi del Palazzaccio, da stamattina assediato da cronisti provenienti da tutto il mondo: "Mi aspetto di vincere: è chiaro che noi puntiamo a un annullamento radicale" ha detto Coppi, confidando che la condanna venga annullata dalla Cassazione senza rinvio in appello, che significherebbe assoluzione per l'imputato (ipotesi statisticamente poco probabile). Più realistica è l'eventualità di un rinvio alla Corte d'appello di Milano per una revisione del processo o una rideterminazione della pena. Ipotesi che quasi certamente farebbe sfociare nella prescrizione quel che resta dei capi d'accusa (molti sono già stati prescritti).

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Non è dello stesso avviso il procuratore generale della Cassazione Antonio Mura, che nella sua requisitoria ha smontato uno per uno i motivi di ricorso presentati dalla difesa di Berlusconi, sottolineando la correttezza del procedimento che in primo grado e in appello ha condannato il leader Pdl, con l'accusa di essere l'ideatore della frode messa in atto col sistema dei diritti tv gonfiati per evadere il fisco e creare fondi neri. Senza dimenticare che "il compito della Corte di Cassazione è quello del controllo" e che la Corte non è chiamata ad "esprimere un giudizio di valore sulla sentenza impugnata".

Come ricorda giustamente Mura, infatti, i cinque componenti della Suprema Corte dovranno esprimere un giudizio di sola legittimità e non più nel merito della causa, attestando o meno la correttezza logico-giuridica delle motivazioni alla base della sentenza d'appello. Consapevole dell'enorme impatto politico e mediatico che in ogni caso la sentenza provocherà nell'opinione pubblica e sul quadro istituzionale, il pg di Cassazione ha aperto la requisitoria proprio sottolineando la delicatezza del caso: "Questo è un processo carico di aspettative e che suscita passioni ed emozioni esterne che sono manifestazione del libero dibattito e della vita democratica, ma aspettative e passioni devono rimanere confinate fuori dallo spazio dell'Aula giudiziaria". Per questo la requisitoria è stata improntata ad "evitare i colori 'ad effetto'", puntando invece "sulle verifiche di legittimità sul processo Mediaset, e sul rispetto delle regole e del principio della legalità probatoria" nel corso del procedimento.

Il pg Mura non ha dubbi: il processo è stato "celebrato secondo le regole di legge", senza alcun contrasto "con i principi, anche costituzionali, del giusto processo" e inoltre "non presenta vizi procedurali". Un quadro in cui il procuratore ha sottolineato come sia stato giusto respingere le richieste di legittimo impedimento per Berlusconi a partecipare ad alcune udienze del processo. Più che esercizio di un diritto, Mura le ha definite "censure tecnicamente infondate e non ammissibili in questa sede", elencando le varie motivazioni presentate a seconda dei casi dall'imputato: "Impegni elettorali, un Consiglio dei ministri, un incontro con il primo ministro di Macedonia, motivi di salute legati ad una patologia oculare". Insomma, per il procuratore Berlusconi poteva e doveva partecipare alle udienze del processo.

La requisitoria si è conclusa con la richiesta di conferma della sentenza d'appello, ovvero della condanna per Berlusconi a 4 anni di carcere, con la sola concessione di ridurre l'interdizione dai pubblici uffici da 5 a 3 anni. Per il pg va dunque riconosciuta la fondatezza dell'impianto accusatorio, secondo il quale, sulla base degli elementi probatori che reggono la sentenza d'appello, Silvio Berlusconi "è stato l'ideatore del meccanismo di frode fiscale" della compravendita di diritti tv Mediaset. Ciò si evince appunto dalle prove emerse nel corso del processo, che confermano l'esistenza di un meccanismo di fatturazioni fittizie dei diritti televisivi acquistati da Mediaset, caratterizzato da "una continuità" nel tempo allo scopo di "gonfiare i costi per benefici fiscali e produrre pagamenti per la costituzione all’estero di ingenti capitali". Cioè false fatture per evadere il fisco da un lato e creare fondi neri dall'altro. "Le sentenze di merito hanno una coerenza logica" nella valutazione della prospettiva probatoria, nella quale secondo il pg "c’è un filo conduttore da rilevare che è dato dalla continuità del sistema a partire dalla fase ideativa negli anni ottanta". E in base a tale continuità temporale va rigettata anche la richiesta della difesa di annullare "la contestazione suppletiva per gli anni 2002-2003". In sostanza, dunque, "non ci può essere annullamento" della sentenza di condanna per Berlusconi poichè "non c'è alcuna irrazionalità" nella sentenza pronunciata in appello.

L'avvocato Coppi ha commentato con soddisfazione la richiesta del procuratore di ridurre la condanna all'interdizione dai pubblici uffici a 3 anni: "Era un errore palese, almeno da questo punto di vista è stato sanato". L'udienza, iniziata in tarda mattinata, è aggiornata a mercoledì, con la sentenza che potrebbe arrrivare in giornata o più probabilmente slittare a giovedì. Berlusconi ha trascorso questa giornata di grande attesa nella residenza romana di Palazzo Grazioli insieme alla compagna Francesca Pascale. Lo stesso farà domani, mentre i suoi legali si pronunceranno di fronte alla Corte di Cassazione prima del ritiro in Camera di Consiglio.

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