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Processo Ruby bis, le motivazioni della sentenza: "Berlusconi ha pagato i testimoni"

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Nuove grane giudiziarie in vista per Silvio Berlusconi, che in un futuro non lontano potrebbe essere chiamato ad affrontare il processo "Ruby ter". Nel mirino dei giudici, come confermano a chiare lettere le motivazioni della sentenza di condanna per Nicole Minetti, Lele Mora ed Emilio Fede, rimarranno le false testimonianze rese nel processo dalle varie partecipanti alle serate di Arcore.

Berlusconi condannato al processo Ruby

Secondo quanto rilevato dalla Quinta Sezione Penale del Tribunale di Milano, Berlusconi avrebbe pagato le testimoni per avere una versione favorevole dei fatti accaduti all’interno delle sue residenze nei mesi precedenti alle indagini.

Direttamente coinvolti in questo nuovo filone d’inchiesta, anche i legali dell’ex premier Nicolò Ghedini e Piero Longo, accusati di corruzione in atti giudiziari. Nel lungo documento stilato dai magistrati milanesi, si legge che il Cavaliere sarebbe stato il vero e proprio utilizzatore finale delle giovani ospiti delle cosiddette “cene eleganti” alle quali avrebbe preso parte anche Karima El Marhoug, in arte Ruby Rubacuori.

Il reato di favoreggiamento della prostituzione minorile pende sulle teste dei 3 imputati, Minetti, Mora e Fede, la prima condannata a 5 anni e gli altri due a 7 anni di reclusione in primo grado. La showgirl ed igienista dentale di fiducia del leader di Forza Italia, in particolare, avrebbe fatto da tramite con le “Papi-girls” che puntualmente venivano ricompensate con generose dazioni in denaro.

Dopo lo scoppio dello scandalo del Ruby-gate, inoltre, si sarebbe svolta una riunione privata con le future testimoni del processo, che inseguito alla convocazione a casa di Silvio Berlusconi avrebbero iniziato ad incassare con cadenza periodica somme corrispondenti alla cifra di 2500 euro a testa, “per rendere dichiarazioni a favore del principale imputato, dando luogo a quello che il collegio giudicante non esita a definire un inquinamento probatorio, ovvero “un fatto illecito”.

Tutt’altro che semplice, alla luce delle carte processuali adesso rese pubbliche, la posizione di Ruby, sotto inchiesta per falsa testimonianza e per indebita propagazione di notizie, in virtù della divulgazione a terzi, tramite l’avvocato difensore Giuliante, di materiali riservati relativi alle indagini allora in corso. Confermate e illustrate nel dettaglio, infine, le prove a carico di Lele Mora ed Emilio Fede, i quali avrebbero operato “costantemente in tandem per rendere servigi a Berlusconi”, mentre la Minetti “svolgeva un fondamentale ruolo di intermediazione nella corresponsione delle erogazioni economiche alle donne che vivevano in via Olgettina.

Sullo sfondo, emergono con prepotenza numerosi elementi, di rilevante interesse processuale, per l’apertura del Ruby ter, con vecchi e nuovi imputati (illustri) alla sbarra e un’eco mediatica destinata a salire di livello da qui ai prossimi mesi.

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