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Processo Ruby, i legali di Ambra e Chiara: 'Indotte a prostituirsi'

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Le due modelle Ambra Battilana e Chiara Danese, che lo scorso aprile hanno svelato una realtà tutt'altro che elegante delle cene organizzate dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (leggi la notizia), sono entrate nel processo Ruby in qualità di vittime. Le due miss piemontesi si sono costituite parte civile nel procedimento, ancora in fase di udienza preliminare, avviato nei confronti del direttore del Tg4 Emilio Fede, dell'agente dei vip Lele Mora e della consigliera lombarda del Pdl Nicole Minetti, imputati per le ipotesi di induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile.

Alcune immagini di Ambra Battilana

Alcune immagini di Chiara Danese

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I legali di Ambra e Chiara, classe 1992, hanno sostenuto che le due ragazze 'sono state indotte a prostituirsi'. Ieri si è svolta l'udienza e i difensori delle due miss, che il 22 agosto 2010 hanno partecipato ad una delle feste organizzate dal premier nella sua residenza di Arcore, hanno posto particolare attenzione al ruolo rivestito da ciascuno dei tre indagati e alla 'cura che avevano nel selezionare le ragazze da portare ad Arcore'.

Secondo la ricostruzione degli avvocati Patrizia Bugnano e Stefano Castrale, il 22 agosto 2010 Ambra e Chiara sono state invitate ad Arcore per participare ad una festa dalla quale se ne sono andate letteralmente sbigottite. Le due miss sarebbero state trattate da escort e per tale ragione avrebbero subito un danno di immagine. I legali delle due ragazze si sono soffermati su alcuni indizi, in particolar modo su alcune intercettazioni. L'accusa è chiara: Fede, Mora e la Minetti sono stati i protagonisti di un sistema funzionale alla selezione delle ragazze da portare ad Arcore, alla loro fidelizzazione e alla loro ricompensa.

Gli avvocati hanno così chiesto al gup Maria Grazia Domanico di rinviare a giudizio Fede, Mora e la Minetti. I legali di Fede hanno chiesto il non luogo a procedere o il trasferimento del processo a Messina, ritenendo che non vi sia 'prova di alcuna induzione o favoreggiamento della prostituzione a carico di Fede'. Anche la difesa di Mora ha chiesto il non luogo a procedere, sostenendo anche la nullità della richiesta di rinvio a giudizio perché nella richiesta mancherebbero alcuni atti relativi a verbali e intercettazioni tra cui quelli di Nadia Macrì. L'udienza è poi stata aggiornata a domani, quando in aula prenderanno la parola i legali della Minetti. Dopodiché tutto riprenderà a settembre.

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