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Processo Ruby, il pm: "Ad Arcore un collaudato sistema prostitutivo"

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"Non siamo di fronte a una prostituzione di strada ma a un sistema più sofisticato ma non meno lesivo della dignità della donna": è questo il succo della requisitoria pronunciata dal pm di Milano Antonio Sangermano al processo Ruby a carico di Silvio Berlusconi. L'ex premier è imputato per concussione e induzione alla prosituzione minorile in merito alla famosa chiamata in Questura per far rilasciare Ruby e alle note cene di Arcore: per lui la sentenza dovrebbe arrivare il prossimo 18 marzo. Oggi la prima parte della requisitoria, che descrive il "mercimonio sessuale" consumatosi ad Arcore secondo i magistrati dell'accusa.

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Il pm Sangermano ha parlato in aula senza mezzi termini di un "collaudato sistema prostitutivo" che ruotava intorno all'ex presidente del Consiglio Berlusconi e di cui Karima El Marough, in arte Ruby, era parte integrante. Oltre alla giovane marocchina, all'epoca dei fatti ancora minorenne, nelle cene a casa di Berlusconi ha avuto un ruolo importante l'ex consigliera regionale lombarda Nicole Minetti, definita come "protagonista attiva delle serate di Arcore", in quanto avrebbe compiuto atti di prostituzione ricevendo in cambio somme di denaro dal Cavaliere e "svolgendo l'attività di intermediatrice e agevolatrice dell'altrui prostituzione". Insomma, la Minetti è considerata dai pm l'organizzatrice del giro di ragazze che prendevano parte alle serate bollenti di Arcore.

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Bollenti, appunto. In quanto le famose "cene eleganti" non erano semplici incontri conviviali, nè fizzanti "gare di burlesque" come ha sostenuto l'imputato Berlusconi. Arcore era teatro di una sorta di prostituzione di lusso, dove le ragazze partecipavano, ciascuna secondo la propria disponibilità, ai giochi erotici che culminavano in prestazioni sessuali vere e proprie. Sono tre le fasi che il pm Sangermano individua nelle cene arcorine, disegnando un ritratto della serata-tipo organizzata nella residenza privata del Cavaliere: " Le ragazze modulavano la propria disponibilità sessuale secondo un climax ascendente in tre fasi. La cena, che talora vedeva già contatti di natura sessuale tra Berlusconi, Fede, che era presente e intermediario, e le ragazze. Il bunga bunga, che non è un'invenzione ma è stato così definito dalle ragazze, dove i momenti di natura sessuale diventavano più espliciti con spogliarelli e atti di natura erotica. E la terza fase in cui alcune ospiti s'intrattenevano nella villa di Berlusconi, ottenendo un quid pluris economico, tanto da scatenare una competizione tra loro". I compensi per le prestazioni non erano solo somme di denaro, ma anche "prospettive di inserimento professionale e politico" per le ragazze "nell'inner circle del presidente".

Cibo, siparietti hot e sesso: per l'accusa sono questi gli ingredienti di una tipica 'cena elegante' ad Arcore. Le prove esibite durante il processo, secondo il pm, "convergono univocamente ad attestare la responsabilità dell'imputato" e dunque attestano il reato di induzione alla prostituzione contestato a Berlusconi. Peraltro, sottolinea ancora Sangermano, "non si può non sottolineare la macroscopica anomalia dell'imputato che ha iniziato a remunerare i testimoni a suo carico con 2.500 euro mensili". Il tutto a processo in corso.

L'istruttoria dibattimentale si è chiusa questa mattina con la testimonianza del pm del Tribunale dei minori, Annamaria Fiorillo, che secondo l'accusa avvalla il "nesso tra ciò che avveniva ad Arcore e ciò che avvenne in questura la sera del 27 maggio 2010". La serata in questione è quella della famosa telefonata di Berlusconi in Questura a Milano con la richiesta di affidare Ruby all'allora consigliera regionale Minetti (imputata nel filone bis del processo con Emilio Fede e Lele Mora per induzione e favoreggiamento alla prostituzione). Telefonata che è valsa a Berlusconi l'imputazione per concussione.

La pm Fiorillo era di turno la notte in cui Ruby venne portata in Questura a Milano dopo una denuncia per furto. Fiorillo ha dichiarato di non aver mai disposto l'affidamento della giovane alla Minetti, ma di aver sostenuto che Ruby andasse affidata a una comunità per minori. In quell'occasione, ha sottolineato la pm, ebbe il sospetto che Ruby fosse una prostituta, sulla base delle informazioni che le erano state riferite da una agente di polizia. Secondo la requisitoria dell'accusa, Berlusconi telefonò in Questura e paventò una ragion di Stato indicando Ruby come nipote dell'allora presidente egiziano Mubarak affinchè fosse rilasciata. Lo scopo era evitare che emergesse dagli interrogatori o da altri sviluppi la relazione di natura sessuale intrattenuta con la ragazza. Circostanza che il Cavaliere ha sempre smentito, sostenendo di non aver mai avuto rapporti con Ruby.

Il legale di Berlusconi, Niccolò Ghedini, ha provato a gettare acqua sul fuoco e in attesa di conoscere la pena richiesta dai pm per Berlusconi (toccherà a Ilda Boccassini chiudere la requisitoria venerdì 8 marzo), ha ricordato che "quella di oggi è una ricostruzione squisitamente di parte, per giustificare le indagini e le intercettazioni e per dare conto delle ragioni che hanno portato a investigare su queste cene che non c'entrano nulla col capo di imputazione". In serata si è espresso anche Silvio Berlusconi, che ha affidato il suo commento ad una nota: "Ho letto un po' stupito e un po' divertito i resoconti della requisitoria del pubblico ministero, titolare certo di una fantasia, come dire, 'fantasiosa' nella ricostruzione delle famigerate cene a casa mia. Per quanto mi riguarda, ho avuto la duplice fortuna (e forse il merito) di non aver mai dovuto remunerare una signorina o una signora per avere rapporti intimi e sono sempre stato in grado di dare una risposta positiva a chi mi si rivolgesse chiedendomi un aiuto". Poi l'attacco peronale a Sangermano: "Il Pubblico Ministero, probabilmente non ha avuto nessuna di queste due 'fortune' e si regola come se io fossi lui. Evviva!".

Processo Ruby, la requisitoria del pm Sangermano: "Nelle serate di Arcore cena, bunga bunga e sesso"

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