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Processo Ruby, pm: "Sette anni per Minetti, Mora e Fede". Berlusconi: "Patologia giuridica"

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Anche il secondo filone del processo Ruby, cosiddetto Ruby bis, è giunto alla fase della requisitoria, in attesa della sentenza che dovrebbe essere pronunciata il prossimo 12 luglio: i pubblici ministeri Forno e Sangermano hanno pronunciato la richiesta di condanna per i tre imputati Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora, tutti a processo per sfruttamento e induzione alla prosituzione, anche minorile, in relazione al sistema delle cene nelle residenze dell'ex premier Silvio Berlusconi.

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Durissima la requisitoria del pm Antonio Sangermano, che in aula in sostanza ha confermato quanto sostenuto nel filone principale del processo, quello a carico di Berlusconi per concussione e prostituzione minorile, cioè l'esistenza di un "collaudato sistema prostitutivo" organizzato per compiacere il Cavaliere. Nel suo intervento Sangermano ha affermato che l'ex consigliera regionale Nicole Minetti ha fatto "sesso a pagamento" durante le serate, avendo anche "un ruolo fondamentale nella corresponsione di corrispettivi economici alle partecipanti alle serate". Dunque avrebbe fatto da organizzatrice del sistema prostitutivo, ma si sarebbe anche concessa personalmente in cambio di soldi, all'interno di un contesto che il procuratore Forno ha definito da "orge bacchiche" nella residenza di Arcore.

Processo Ruby. Karima in aula: tanti "non ricordo". Scontro col giudice: "Cambi tono assolutamente"L'accusa ha anche sottolineato il ruolo di intermediari di Fede e Mora: l'ex direttore del Tg4 e il manager dei vip avevano il compito di valutare la gradevolezza estetica delle ragazze, "assaggiare" come fossero "vini pregiati" le candidate prima di proporle a Berlusconi per prestazioni sessuali retribuite. Alle serate in questione partecipava anche l'allora minorenne Karima El Mahroug, in arte Ruby Rubacuori, la cui età era nota a tutti gli imputati. Secondo Sangermano, le ospiti di Berlusconi erano "assatanate di soldi" e Mora e Fede avevano "la consapevolezza che chi sarà disponibile a prostituirsi verrà retribuito". L'accusa dei pm si basa sull'asserto che "gli eventi organizzati avevano certamente natura prostitutiva" e il "bunga bunga non è un parto della torbida mente dei magistrati, ma è il contesto della attività prostitutiva" di cui "le cene sono l'apice".

Sangermano si è anche difeso dalle accuse di persecuzione giudiziaria più volte mosse da Berlusconi nei confronti della magistratura milanese. Il pm ha ricordato che gli inquirenti sono tenuti a rispettare l'obbligatorietà dell'azione penale e il principio di eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge: "Secondo la difesa queste indagini sono state un espediente per spiare una persona dal buco della serratura. Chi sostiene questi argomenti è in malafede ed è mosso da una tesi precostituita. Noi magistrati abbiamo adempiuto con onore al nostro dovere istituzionale. I pm di Milano hanno ricevuto una macroscopica notizia di reato (...) Ad altre sedi democratiche spettano i giudizi su Berlusconi, la vicenda di quest'uomo la giudicheranno le urne e la storia, qua si tratteranno i profili comportamentali in relazione alla valenza probatoria in questo processo". In questo caso, la notizia di reato è che "la dignità di una minorenne è stata violentata".

A formulare la richiesta di pena è stato il procuratore aggiunto Pietro Forno, che nel del suo intervento ha citato Veronica Lario, la ex moglie di Silvio Berlusconi, e la sua definizione di "vergini date in pasto al drago": sette anni di carcere per Fede, Minetti e Mora, colpevoli del reato loro ascritto, più una multa di 35mila euro ciascuno. Un anno in più rispetto alla richiesta avanzata da Ilda Bocassini per l'ex premier nel processo parallelo. Come pena accessoria, prevista dalla legge per pene superiori ai 5 anni, il pm ha chiesto l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e da qualunque incarico nelle scuole o in servizi pubblici o privati che hanno a che fare con i minori.

La replica di Berlusconi non si è fatta attendere: "Le argomentazioni utilizzate dai pm milanesi, in relazione a quanto sarebbe accaduto nella mia casa, sono quanto di più lontano dalla realtà sia possibile immaginare (...) Sono certo che la forza della verità dimostrerà la totale infondatezza di tali incredibili ed inaccettabili ricostruzioni". Il Cavaliere ha anche attaccato frontalmente i magistrati di Milano: "Decine e decine di testimonianze hanno asseverato la assoluta normalità delle cene presso la mia residenza e la totale assenza di qualsiasi connotazione men che corretta. La fantasia dell'accusa appare davvero senza confini e si spinge ad una patologia giuridica che non può che destare indignazione e preoccupazione". Anche il suo avvocato e deputato Pdl Niccolò Ghedini ha commentato la requisitoria: "A casa del presidente Berlusconi mai si sono verificati accadimenti quali quelli narrati. Tutti i testimoni non solo hanno escluso qualsiasi attività prostituiva, ma anche che si siano verificate situazioni volgari o illecite".

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