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Prodi flop, mancano 100 voti al quorum. Matteo Renzi: "La sua candidatura non c'è più"

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Ancora una fumata nera a Montecitorio per l'elezione del presidente della Repubblica: il candidato scelto all'unanimità dall'assemblea del Pd è stato bruciato dalle divisioni interne. Romano Prodi non ha raggiunto il quorum necessario di 504 voti, fermandosi addirittura sotto quota 400. L'ex premier al quarto scrutinio ha ottenuto solo 395 voti, almeno un centinaio in meno rispetto alle attese, visto che aveva sulla carta almeno 499 voti.

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Dietro Romano Prodi, nell'ordine, sono arrivati Stefano Rodotà (213 voti), Anna Maria Cancellieri (78 voti) e Massimo D'Alema (15). Pdl e Lega non hanno partecipato all'elezione per protesta, mentre il Movimento 5 Stelle ha continuato a votare Stefano Rodotà: il giurista ha raccolto oltre 50 voti più del previsto e la sua candidatura si fa sempre più importante, visto che si attesta molto oltre il numero dei soli parlamentari grillini. Un manipolo di franchi tiratori ha votato per Massimo D'Alema.

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La candidatura di Romano Prodi è ormai da escludere. Il rottamatore Matteo Renzi l'ha bocciata subito dopo il flop in Aula: "La candidatura di Prodi non c'è più" ha dichiarato ai cronisti lasciando Palazzo Vecchio. A chi gli ha chiesto di commentare l'ipotesi D'Alema, Renzi ha risposto laconico: "Ragazzi, per piacere, grazie mille e buona sera". Intanto a Roma subito dopo la quarta votazione è partito un gabinetto di guerra nell'ufficio di Bersani in Corea: le cronache parlamentari raccontano dei big del partito sotto shock. Pier Luigi Bersani è riunito con i capigruppo e Dario Franceschini e Entrico Letta, tutti sfilati in silenzio verso la stanza. Anna Finocchiaro ha parlato di un sentimento di "sconforto" diffuso.

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Ed è già caccia alle cento defezioni che hanno impallinato Prodi. Per evitare che la colpa ricadesse su di loro, gli elettori di Sel hanno precisato di aver votato Prodi identificando i propri voti: "Tutti i nostri voti sono andati a Romano Prodi ed erano 'segnati', sono andati tutti a Romano Prodi" ha dichiarto il capogruppo di Sel alla Camera Gennaro Migliore spiegando al TgLa7 come i loro voti fossero quelli con l'espressione 'R. Prodi'. Il parlamentare del Pd Giuseppe Fioroni accusa frange del partito di aver convogliato voti sul candidato del Movimento 5 Stelle: "Venti/trenta voti mancanti ci potevano anche stare. Era fisiologico. Ma essendo Prodi arrivato a 395 voti, vuol dire che c'è stata una precisa indicazione politica di votare Rodotà...". Mentre Massimo D'Alema sarebbe su tutte le furie perchè il partito non ha considerato il suo nome. E il clima di guerra nel Pd ha perfino fatto ipotizzare che Bersani fosse pronto a lasciare la segreteria, ma fonti del Pd smentiscono le indiscrezioni giornalistiche circolate sulle possibili dimissioni del leader.

In attesa che il Pd individui una nuova strategia per la quinta seduta del Parlamento riunito, che si terrà sabato a partire dalle ore 10, da Scelta Civica arriva l'invito a votare il Ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, su cui potrebbe convergere anche il Pdl: "Non è vero che Romano Prodi era il candidato che garantiva l'unità del del Pd, mentre è chiaro che ha provocato uno scontro tra le forze politiche - ha commentato Benedetto della Vedova di Scelta civica - Ora credo che stia innanzitutto al Pd fare una scelta, noi abbiamo messo in campo una candidatura che crediamo possa essere votata da tutti, perché serve un presidente di tutti". Un'ipotesi che potrebbe trovare terreno fertile in quella larga parte del Pd che non è disposta a votare Rodotà.

Dal canto suo, però, il giurista può contare sull'appoggio di Sel, che ha annunciato il ritorno al voto per Rodotà in caso il Pd rinuncia definitivamente alla carta Prodi: "Rodotà ha una delle biografie più belle. Noi - ha ha spiegato il leader Nichi Vendola - dalla prima votazione avevamo sostenuto la sua candidatura che non era di bandiera e su cui si poteva convergere tutti. Ma il Pd non l'ha neanche presa in considerazione e nel partito si è aperta la contesa. Il Pd ha voluto fare il suo congresso nel voto che c'è stato". Il governatore pugliese ribadisce che c'è stato un disegno da parte di una frangia del Pd che ha indicato 'S.Rodotà' per un numero di voti pari a quello dei deputati di Sel, così da mascherare il tradimento addossandolo ai deputati vendoliani. I quali, da parte loro, si sono premuniti segnando i loro voti per Prodi: "Stamattina all'assemblea Pd dopo la proposta di Prodi c'è stata una standing ovation e quella sembrava la candidatura più forte, e noi abbiamo deciso di convergere ma avevamo sentore di agguati e quindi abbiamo espresso un voto riconoscibile scrivendo sulla scheda R. Prodi".

Un clima avvelenato in cui il Pdl comincia a discutere sulla possibile candidatura di D'Alema, l'unico esponente Pd che potrebbe trovare il favore del centrodestra, anche se diventerebbe così inviso ad una parte del suo stesso schieramento.

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