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Profumo: "L'ora di religione va cambiata"

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Una scuola, quella italiana, multiculturale. Se n'è accorto il Ministro dell'Istruzione Francesco Profumo che annuncia una svolta nel mondo scolastico a partire dall'ora di religione.

Il capo del ministero di Viale Trastevere sceglie il giorno dell'inaugurazione ufficiale dell'anno accademico durante il quale è stata presentata la biblioteca multimediale del Quirinale, per parlare di svolta: "Bisogna cambiare il modo di fare scuola una revisione dei programmi e dall'insegnamento della religione ma anche della geografia. La scuola è più aperta e multietnica e capace di correlarsi al mondo di oggi".

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Il Ministro punta il faro sugli ultimi dati che mostrano una scuola costituita al 50% da studenti stranieri con un bagaglio culturale, compreso quello religioso, completamente diverso da quello italiano: "Ero in una scuola - spiega Profumo ai giornalisti - con studenti di varie nazionalità e ho chiesto ai ragazzi come studiassero geografia. 'Non dai libri', mi hanno risposto, ma dai nostri compagni che ci raccontano le loro città e i loro costumi".

Queste poche parole sono bastate per aprire il dibattito sull'ora di religione. La prima a farsi sentire è la senatrice dei Radicali, Donatella Poretti che sottolinea la necessità quasi obbligata di rivedere i programmi di religione: "Ci piacerebbe ascoltare dal Ministro che insieme alla revisione dell'ora di religione si avviasse un taglio ai fondi stanziati per le scuole private e confessionali, così come prevede la nostra Costituzione. Oggi nelle scuole italiane non si insegna storia delle religioni, ma si fa catechismo coi soldi pubblici".

La proposta di revisione dei programmi è sicuramente piaciuta all'Unione degli Universitari (Rete degli Studenti Medi), che tramite il portavoce Daniele Lanni, farà sapere che darà tutto il sostegno al Ministro anche se "questo non può però bastare per risollevare la didattica italiana, ferma a più di 40 anni fa".

E il Vaticano? Come avrà preso la dichiarazione di Profumo? Sembra, leggendo le parole del cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la Cultura, che l'ambiente ecclesiastico abbia teso una mano al Ministro. "Il messaggio evangelico e i grandi insegnamenti cristiani - ha detto Ravasi - vanno sempre insegnati, ma c'è spazio anche per un aggancio con il mutare della società e lo sviluppo dei tempi e della cultura".

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