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Protesta tassisti: a Roma minacce a chi lavora

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L'incontro tra i sindacati dei tassisti e il Governo, avvenuto ieri 17 gennaio a Roma, non ha prodotto gli esiti sperati. Ha invece scatenato la violenza in serata, davanti a palazzo Chigi: lanci di bombe carta, risse tra tassisti, tensioni, poliziotti in tenuta antisommossa, fumogeni e minacce ai tassisti non aderenti allo sciopero. Sul piatto le liberalizzazioni promesse dal Governo Monti e da sempre osteggiate dai tassisti.

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La categoria è sul piede di guerra: "Se ieri sera il Governo ci ha solo ascoltato allora scateniamo la guerra. E se è stata solo un'audizione, allora faremo sentire le nostre ragioni. Se vogliono il braccio di ferro davvero succede l'inferno. Oggi pomeriggio ci incontreremo nuovamente con il Governo e formuleremo le nostre proposte e non è possibile che il Governo non ci ascolti". Così Loreno Bittarelli, presidente di Unitaxi, ad Agorà su Rai Tre. "Ci sono delle liberalizzazioni che è giusto si facciano, per esempio, quelle sui servizi finanziari, sull'energia, sulle banche, che porterebbero davvero dei benefici ai cittadini, ma queste saranno fatte con il piumino. Fare di tutta l'erba un fascio è una cazzata". Quanto allo scontrino: "Se il Governo ce lo chiede lo emettiamo. Ma tenga presente che siamo l'unica categoria che paga l'Iva sui beni strumentali. Per noi l'Iva è un costo, non una partita di giro".

Sono circa un centinaio i tassisti che sono arrivati questa mattina al Circo Massimo per partecipare ad un'assemblea in vista di un secondo incontro previsto per oggi pomeriggio. Altri hanno trascorso la notte in taxi: "Sono arrivato ieri da Napoli ed ho dormito in macchina anche per dimostrare che da qui non ci muoviamo se il governo non cambia idea sulle liberalizzazioni. Sarebbe un fatto troppo grave per la nostra categoria". "È la fine - ha poi commentato un tassista romano - se passa questa liberalizzazione. Significa più licenze che possono essere acquistate da un unico soggetto. E quindi largo ai poteri forti e alle vere lobby. A farne le spese saremmo solo noi, e questo non mi sembra proprio giusto".

Chi vorrebbe astenersi dalle proteste e assicurare il servizio teme la violenza dei colleghi in sciopero: "Mi dispiace, ma non vi posso portare all'aeroporto se no i colleghi in sciopero mi menano". [...] "Vorrei portarvi, ma se mi presento all'aeroporto con dei passeggeri a bordo, mi spezzano le costole. Semmai vi posso lasciare a Parco Leonardo, o prima della rampa Partenze dell'aeroporto". Ma per i viaggiatori carichi di bagagli la soluzione proposta a bassa voce non ha alcun valore.

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