Excite

Province abolite, elenco: 'salve' 50 su 86. Le polemiche

Nessuno sconto e nessun salvataggio dell'ultimo minuto (a parte forse per Sondrio e Belluno): sulle Province italiane si abbatterà la scure della spending rewiev e delle 86 attualmente esistenti ne rimarranno 50 (Città metropolitante incluse), mentre le Regioni a Statuto Speciale avranno sei mesi di tempo per decidere quali delle proprie 'sacrificare', per un totale di altre 10.

Province eliminate: come cambia l'Italia

La nuova geografia provinciale d'Italia diventerà effettiva a partire dal primo Consiglio dei Ministri di novembre e da giugno 2013 tutti gli enti saranno commissariati - probabilmente venendo affidati al presidente uscente della Provincia - per agevolare la transizione al nuovo regime. A essere soppresse (o, per meglio dire, accorpate) le aree con meno di 350 mila abitanti e con una superficie inferiore ai 2.500 chilometri quadrati.

"Nell'immediato non ci sarà una contrazione del personale, ma ci potrebbe essere uno spostamento fisico. Naturalmente i criteri di quest'operazione andranno studiati con un esame congiunto insieme ai sindacati" ha spiegato il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, rassicurando così i dipendenti dei vari enti e anticipando quella che sarà una direttrice del processo di accorpamento. Per garantire una paritetica presenza dello Stato sul territorio, infatti, l'idea è di dividere le sedi di rappresentanza, 'spalmando' gli uffici regionali e quelli provinciali in comuni diversi.

Una riorganizzazione necessaria a livello di costi, ma che sta scatenando mugugni e insofferenze nelle Province destinate a venir assorbite dalle vicine più grandi e popolose. A Piacenza, per esempio, con una sentenza unica nel suo genere la Cassazione ha stabilito che i cittadini potranno esprimere con un referendum se scegliere di essere accorpati alla rivale storica Parma - come ai tempi del Ducato - o alla Lombardia, vero motore economico dell'area. Il presidente della Provincia, la Lega e il Pdl spingono verso il polo lombardo, ma chissà come andrà finire: certo è che in certe zone le ruggini e le rivalità 'campaniliste' non apprezzano per nulla la riorganizzazione voluta dalla spending rewiev.

Ma Piacenza rischia di non essere l'unico caso, se si guarda all'elenco delle Province abolite: in Piemonte si salvano infatti solo Torino e Cuneo, in Lombardia Milano, Brescia, Bergamo e Pavia, in Veneto Venezia, Vicenza e Verona, in Liguria Genova e La Spezia, in Emilia Romagna Bologna e Ferrara, in Toscana solo Firenze, nelle Marche Ancona e Pesaro/Urbino, nel Lazio Roma, in Campania Napoli, Salerno e Caserta, in Puglia Bari e Lecce e in Calabria solo Reggio Calabria. In Friuli Venezia Giulia resteranno le Province attuali, ma con compiti consultivi, in Umbria Perugia si unirà a Terni, in Abruzzo sarà L'Aquila/Teramo e Pescara/Chieti, in Molise Campobasso e Isernia diventeranno una sola Provincia, così come in Basilicata Potenza e Matera. Nessun cambiamento per Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige e Sicilia, mentre in Sardegna tramite referendum si è già deciso di passare da 8 a 4 Province: Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano.

L'ultimo nodo da sciogliere resta quello della nuova legge elettorale, con i consiglieri eletti non più dai cittadini ma dai consiglieri comunali: i voti infatti dovrebbero essere ponderati per evitare che i Comuni piccoli pesino come quelli grandi. Ma su quest'aspetto si esprimerà a giorni la Corte Costituzionale.

politica.excite.it fa parte del Canale Blogo News - Excite Network Copyright ©1995 - 2017