Excite

Province, dimissioni a raffica: Cesaro e gli altri lasciano sognando il Parlamento

  • Infophoto

Hanno lasciato gli scranni delle presidenze di Provincia in una singolare coincidenza temporale: da Nord a Sud, una raffica di dimissioni ha coinvolto le cariche locali facendo sorgere non poche perplessità.

La fuga dalle Province nella copertina di Maurizio Crozza: guarda il video

Ha aperto la strada il presidente della Provincia di Rieti, Fabio Melilli (Pd), che ha annunciato il ritiro sabato scorso, mentre oggi è stata la volta di Maria Teresa Armosino (Pdl) e Roberto Simonetti (Lega Nord) presidenti delle province di Asti e Biella. I due enti potrebbero presto scomparire ed essere accorpati rispettivamete alle province di Alessandria e Novara, a causa delle disposizioni della spending review del governo che punta a tagliare gli sprechi nella pubblica amministrazione. Strano caso, invece, quello del presidente della provincia di Milano, Guido Podestà, che aveva annunciato in mattinata le dimissioni su Twitter, per poi ripensarci spiegando di essere intenzionato a tener fede al mandato fino alla scadenza naturale.

Ma le dimissioni che hanno fatto più discutere sono quelle di Luigi Cesaro (Pdl), già annunciate nel pomeriggio di ieri, soprattutto per le modalità della sua dipartita dalla Presidenza della Provincia di Napoli. Cesaro è decaduto in seguito a una mozione votata del Consiglio provinciale, utilizzando un istituto che consente all'organo assembleare di proseguire la legislatura ed evitare il commissariamento, permettendo agli eletti di continuare a godere dei privilegi della loro carica. Stessa procedura con la quale, nei giorni scorsi a Salerno, ha lasciato la presidenza Edmondo Cirielli (Pdl).

Ufficialmente la decisione di Cesaro è motivata dalla politica di tagli del Governo che rende impossibile la gestione dell’ente e che "colpirà inevitabilmente i servizi che la Provincia amministra sul territorio e le società partecipate ad essa collegate". L’aspetto grottesco è che tra le motivazioni addotte da Cesaro c’è anche l’incompatibilità tra i doppi incarichi svolti in qualità di deputato ed amministratore locale: strano che il Presidente si sia accorto solo oggi che il suo mandato in Parlamento generava un conflitto con quello di Presidente della Provincia.

In realtà, per Cesaro come per gli altri, a determinare l’addio alla poltrona più che la scure del governo tecnico è la corsa alle elezioni politiche del 2013: il voto dovrebbe tenersi nel mese di aprile, dunque il 29 ottobre scade il termine ultimo per lasciare la presidenza delle Province e non perdere così la possibilità di candidarsi al Parlamento. Per legge infatti, il capo della Provincia deve lasciare l’incarico almeno sei mesi prima del voto e considerando i tempi tecnici (20 giorni) perchè siano ufficializzate le dimissioni, ecco che oggi tutti si sono premurati di farsi da parte in tempo. Insomma, un passo indietro che è sostanzialmente un balzo in avanti, come ha sottolineato Crozza nella sua copertina di Ballarò: "In realtà prendono la rincorsa".

politica.excite.it fa parte del Canale Blogo News - Excite Network Copyright ©1995 - 2017