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Quirinale, Silvio Berlusconi: "Vogliamo un candidato non di sinistra"

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Silvio Berlusconi torna a parlare dall'Ospedale San Raffaele di Milano, dove è ricoverato da venerdì per un'infezione agli occhi cui si sono aggiunte complicazioni cardiologiche. Domenica aveva provato a dissuadere, senza riuscirci, gli esponenti del Pdl dalla manifestazione anti-giudici contro i magistrati di Milano. Stavolta invece, con una nota ufficiale, commenta la prossima elezione del Presidente della Repubblica, rivendicando per la propria parte politica il diritto di indicare un candidato che sia espressione del centrodestra.

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Il Capo dello Stato, per il suo delicato ruolo di garante della Costituzione, è l'istituzione imparziale e terza per eccellenza, ma secondo Berlusconi negli ultimi anni il Colle è stato presidiato da uomini politici troppo vicini al centrosinistra, per estrazione culturale o per storia personale. Il riferimento chiaro, anche se non esplicito, è tanto a Napolitano quanto al suo predecessore Ciampi, ma anche ai tanti Presidenti del passato riconducibili alla sinistra. Per l'elezione del prossimo Capo dello Stato, Berlusconi fa sapere che non accetterà diktat dagli avversari: "Per il Quirinale il centrodestra non ha bisogno di chiedere a nessuno, e tanto meno alla sinistra, 'candidati in prestito', perché, dopo tanti presidenti di un solo colore, ha invece diritto a rivendicare un candidato diverso e di altra estrazione".

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Nella sua nota Berlusconi non rinuncia ad attaccare il Pd, che secondo il Cavaliere è in preda all'incertezza nell'attuale scenario post-voto, ma non rinuncia alle sue mire sul Colle: "Il centrosinistra è diviso su tutto e questo non meraviglia più nessuno. Come non meraviglia la vera e propria guerra scatenata intorno al Governo e alla Presidenza delle Camere con l’obiettivo di sempre: il Quirinale. Ma che qualcuno per combattere questa guerra, faccia ricorso al centrodestra per farsene scudo, è addirittura grottesco".

Le parole di Silvio Berlusconi sulla massima carica istituzionale dello Stato italiano arrivano nel giorno in cui Napolitano ha convocato al Colle Pdl e Csm: in una nota ufficiale a fine giornata il Presidente ha criticato duramente la protesta inscenata ieri al Tribunale di Milano ("Si sta superando il senso della misura, l'investitura popolare non esonera dalla legalità") chiedendo al partito del Cavaliere maggiore senso di responsabilità, ma allo stesso tempo ha difeso il diritto di Berlusconi di "poter partecipare alla complessa fase politico-istituzionale", ricordando che il Cavaliere "non può essere eliminato per via giudiziaria". Quella di Berlusconi è piuttosto una risposta alle ricostruzioni giornalistiche che alludono ad un possibile accordo sottobanco tra Pd e Pdl sul nome da eleggere al Quirinale. Secondo quanto riportato dall’Agi, infatti, serpeggerebbe tra alcuni esponenti del Pd la convinzione che il partito di Alfano e Berlusconi possa votare Massimo D’Alema al fine di escludere l’ipotesi Romano Prodi, considerata un diversivo dal Pdl.

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Berlusconi smentisce categoricamente ogni presunto accordo bi-partisan per favorire un qualunque candidato al Quirinale e liquida le ricostruzioni di stampa come lotte intestine al Pd: "Quelle di cui parlano oggi i giornali sono solo beghe interne al Pd, inventate per mascherare l’eterna lotta di potere che, oggi come ieri, ha sempre caratterizzato la sinistra. Manovre meschine e strumentali che rivelano, una volta di più, quelle radici antiche che affondano in una ideologia mai rinnegata, e che ancora inquina quello schieramento". La linea dettata dal Cavaliere è stata subito rilanciata dal partito: "La verità - ha dichiarato Maurizio Lupi intercettato dai cronisti a Montecitorio - è che la sinistra sta portando il Paese a sbattere e ora vogliono risolvere le proprie beghe interne tirando in ballo il Pdl. Il Pdl non vuole essere tirato in ballo in questo totonomine".

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