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Referendum: stop anche a quello sull'acqua?

Comitati referendari sul piede di guerra. Dopo l'abolizione del quesito sul nucleare, il governo adesso prova a cancellare anche quello sulla privatizzazione delle risorse idriche. Chiaro a questo proposito il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, che in un'intervista a Radio Anch'io ha detto: " su questo tema, di grande rilevanza, sarebbe meglio fare un approfondimento legislativo". Una presa di posizione che accoglie le richieste fatte dal sottosegretario Stefano Saglia e dal presidente di Federutility - la federazione che riunisce i gestori degli acquedotti - Roberto Bazzano, che aveva recentemente espresso la sua preoccupazione sui risultati di un referendum a suo dire contaminato ideologicamente: "chiediamoci seriamente se non sia il caso di evitare un referendum che ha sempre più un taglio puramente ideologico".

Nucleare, le reazioni allo stop del governo

Ma i comitati non ci stanno e il leader dei Verdi Angelo Bonelli tuona contro il governo, accusandolo di non rispettare la volontà del popolo italiano e la Costituzione: "sul nucleare il governo ha già cancellato le norme su cui poggiano i quesiti referendari dicendo esplicitamente che valuterà se reinserirle in un secondo tempo con modifiche trascurabili. Significa prendere in giro gli italiani e violare la Costituzione che assegna ai cittadini la possibilità di esprimersi direttamente attraverso i referendum".

Tuttavia, come fanno notare i promotori del referendum, questa volta l'intervento del governo potrebbe essere inutile. L'abrogazione di una parte della legge Ronchi (2009) - che ha sancito che la proprietà dell'acqua è pubblica, ma ha anche stabilito che tutte le gestioni in house devono terminare entro il 31 dicembre 2011 a meno che entro questa data la società che gestisce il servizio non sia per il 40% affidata a privati - infatti non basterebbe a bloccare entrambi i quesiti, perché uno dei due fa riferimento alle norme di privatizzazione previste dalla legge Galli (1994), antecedente alla Ronchi, che ha introdotto il concetto di "ciclo integrato dell'acqua" e di un unico gestore per l'intero ciclo e ha imposto che ognuno paghi in bolletta il 7% di quanto il gestore ha investito.

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Insomma, uno scontro che si gioca sul filo del cavillo legislativo, ma che ha fatto veramente molto arrabbiare i promotori del referendum: "è l'ennesimo tentativo di scardinare le basi della nostra democrazia, ma la parola ora passerà alla Corte di Cassazione" ha detto il coordinatore del Forum Sel sui beni comuni, Valerio Calzolaio, seguito a ruota dal presidente del WWF Stefano Leoni: "è un colpo di mano, si vuole togliere la voce ai cittadini. Evidentemente c'è chi ritiene che le consultazioni popolari sui temi concreti facciano saltare le decisioni prese da pochi nell'interesse di pochi", inquadrando perfettamente le motivazioni a monte del tentativo di bloccare la consultazione popolare. Il referendum è infatti l'unico ostacolo sulla strada della privatizzazione dell'acqua pubblica, un "tesoro" da oltre 64 miliardi per aggiudicarsi una parte del quale la corsa alla "spartizione della torta" è già partita da un pezzo.

 (foto © LaPresse)

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