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Referendum Mirafiori, Marchionne: 'O il Sì, o via'

Alla vigilia del referendum al quale il 13 e il 14 gennaio gli operai della Fiat di Mirafiori sono chiamati a votare, è scontro aperto tra il segretario della Cigl Susanna Camusso e l'amministratore delegato Sergio Marchionne.

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Il clima è teso. Susanna Camusso è stata caustica nei confronti dell'Ad: 'Il governo è tifoso. Talmente tifoso da girarsi dall'altra parte quando Marchionne insulta ogni giorno il paese e non dà spiegazioni sul piano 'Fabbrica Italia'. Continuiamo a giudicare l'accordo in maniera negativa. Rsu Fiat e Fiom sappiano con certezza che hanno il sostegno di tutta la loro organizzazione. L'accordo ad escludendum di Mirafiori pone altre domande: la clausola di responsabilità individuale significa una limitazione della libertà di sciopero dei lavoratori e come tale è materia indisponibile alle parti sociali e a qualunque accordo. La Fiat lo nega, ma il fatto che continui a negarlo ci conferma l'idea che forse abbiamo ragione noi. L'accordo ad escludendum non è uguale al primo di Pomigliano, che poneva in modo molto indiretto il tema della presenza della rappresentanza sindacale e della libertà di scelta dei rappresentanti. Questo tema è diventato esplicito a miriafiori e con il contratto di primo livello di Pomigliano. C'è una lesione del diritto di parità dei lavoratori nella possibilità di eleggere i propri rappresentanti. Questo è il cuore delle ragioni del nostro no a quell'accordo'.

La replica di Sergio Marchionne non si è fatta attendere: 'Noi siamo quelli che il paese vogliono cambiarlo. Non credo che questo significhi insultarlo. Stimo cercando di modificarlo nel nostro mondo, quello industriale. Se dovesse arrvare un No sposteremo laproduzione all'estero'.

LA VICENDA - Mirafiori si trova tra due fuochi. Uno, quello del gruppo Fiat intenzionato ad incrementare la produzione investendo sulla stabilimento 1 miliardo di euro. In ballo c'è la produzione di una berlina e un SUV con marchio Alfa Romeo e Jeep nell'ambito del progetto Fabbrica Italia: 'Nei prossimi cinque anni' si legge in una nota diffusa in proposito dal Lingotto 'la produzione di auto e veicoli commerciali in Italia passerà da 800 mila a 1 milione e 650 mila unità all’anno. Più del doppio. Il Gruppo impegnerà quasi il 70% degli investimenti mondiali negli stabilimenti italiani. Non è tutto: il piano prevede che la quota di veicoli prodotti in Italia e destinati ai mercati esteri salga dal 44% al 65%'.

Dall'altra parte della barricata i sindacati, Fiom-Cgil in testa (le altre sigle si muovono su linee più morbide), per nulla convinti rispetto alle nuove condizioni contrattuali. Ecco quanto dichiarato da Rocco Palombella, segretario generale della Uilm: 'Dal referendum nascerà una newco Fiat-Chrysler in grado di investire 1 miliardo di euro. La nuova società applicherà un contratto collettivo ad hoc che farà riferimento al contratto collettivo dei metalmeccanici con eccezioni relative a quanto previsto dall'intesa sottoscritta, cioè straordinari, pause, assenteismo, clausola di responsabilità e organizzazione del lavoro. Si partirà con 10 turni, con la possibilità di salire fino ad un massimo di 17 turni in caso di aumento della produzione e l'accordo prevede 120 ore di straordinario. Inoltre, durante il turno si usufruiranno di tre pause da dieci minuti ciascuna, la pausa mensa resterà collocata all'interno del turno ed in caso di passaggio a 15, o 17 turni ci sarà la verifica sulla possibilità di spostarla a fine turno. Il regime della malattia non muterà se il tasso di assenteismo tornerà ai livelli compatibili della media nazionale del 3,5%'.

 (foto © LaPresse)

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