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Regionali e par condicio, stop ai talk show

Dopo le discussioni sul confuso regolamento sulla par condicio, il Cda della Rai ha deciso la cancellazione dei programmi di approfondimento come 'Porta a Porta', 'Annozero' e 'Ballarò' fino al 28 marzo, quando si voterà per le elezioni regionali. La decisione è stata presa con il voto contrario del presidente Paolo Garimberti che ha parlato di 'danno' per la tv di Stato e per gli utenti.

Garimberti ha affermato di essere stato molto tormentato da questa vicenda. Il presidente di viale Mazzini si è detto contrario alla decisione presa a maggioranza dal Cda della Rai soprattutto per 'i seri dubbi sulla costituzionalità di alcune parti del regolamento, come del resto ammesso chiaramente anche da un ex presidente della Corte Costituzionale e come paventato dallo stesso presidente dell'Agcom'.

Immediata è stata la mobilitazione dei giornalisti - conduttori interessati dal provvedimento. Bruno Vespa ha parlato di 'decisione grave, ingiusta e sorprendente', Giovanni Floris ha fatto sapere che 'cercheremo ogni spazio nel diritto e nei regolamenti per riuscire ad andare in onda' e Michele Santoro ha affermato: 'Qui si va oltre un regolamento già illegittimo, è una prova di forza del governo punto e basta, di cui francamente mi chiedo anche il motivo. Si vuole umiliare la tv, con i suoi autori e conduttori, in base alla legge del più forte, quella dei partiti. Il 25 andrò in onda, non so dove'.

Il sindacato dei giornalisti Rai, l'Usigrai, ha parlato di 'uno dei momenti più bui per la libertà di stampa in Rai da quando esiste il Servizio pubblico radiotelevisivo'. Secondo Lucia Annunziata 'i programmi non cancellati che comunque devono sottostare al regolamento subiscono un'ulteriore beffa che è la sostanziale impossibilità a lavorare' e l'ex direttore del Tg3 Antonio Di Bella ha detto: 'RaiTre si oppone con forza a una decisione gravissima e senza precedenti ed esperirà ogni tentativo possibile per poter andare in onda con Ballarò e con ogni altra trasmissione nel rispetto dei telespettatori, della legge e della Costituzione'.

Intervistato da La Repubblica Santoro ha affermato: 'Berlusconi lo ha capito da tempo: ormai c'è un rapporto diretto tra opinione pubblica e leader. Ma i cittadini cambiano idea, danno il consenso e lo tolgono. Per questo ha bisogno di mettere alla telecamera una calza senza smagliature, di costruire un racconto della realtà che non intacchi l'immagine del capo. Non sono ammesse trasmissioni che pongono interrogativi, sollevano dubbi, spiegano che l'inceneritore di Napoli non funziona o che all'Aquila c'è qualche problema... E' più facile togliere il consenso a un leader che a un partito. Dunque l'immagine che Berlusconi si è costruito non va in alcun modo intaccata'.

Secondo Santoro la 'par condicio' è solo un pretesto. 'La questione è più grande - ha affermato il giornalista - Da un po' assistiamo a un attacco senza precedenti ai poteri di controllo: la magistratura, l'informazione, la burocrazia, come nel caso della Protezione civile. Cercano una militarizzazione della società. Di questo disegno Berlusconi è il principale architetto. Ma non agisce da solo. I partiti della sinistra si oppongono alla cancellazione dei programmi perché si devono opporre, per inerzia. Ma sono ancora in attesa di assistere alla loro svolta liberale. La verità è che c'è ancora molto comunismo in quella parte politica. Anche loro vogliono governare le cose dall'alto. Tentano di assomigliare a Berlusconi, quello è il modello, mentre il vero modello dovrebbe essere la democrazia. Capisco che ai partiti piaccia l'ordine, ma cultura e informazione, per loro natura, sono disordinate'.

Santoro non ha però intenzione di fermarsi ed è pronto a combattere con i colleghi. Il giornalista ha annunciato che il 25 marzo, alla vigilia delle elezioni, farà una puntata. Dove ancora non si sà, ma con i mezzi di oggi, le nuove tecnologie, ogni cosa è possibile. 'In piazza, su Internet, ma la faremo' ha detto Santoro.

Sul conduttore di 'Porta a porta' il giornalista ha poi spiegato: 'Annozero esprime un pezzo di opinione pubblica che Berlusconi non vorrebbe che fosse rappresentato. A noi però ci guardano a sinistra e a destra. Basta leggere i giornali di quella parte che dedicano 20 pagine ogni settimana a me e alla trasmissione. Certo, se tutti fossero simili a Vespa forse il problema della cancellazione non si sarebbe posto. Ma la differenza tra me e lui è che io farei le barricate per difendere il suo diritto di esprimersi, lui non restituirebbe il favore. E' la cosa più sgradevole. Poi, va aggiunto uno sprazzo di verità. La trasmissione di Vespa è vecchia e in affanno. Nessuno lo dice perché è la terza camera dello Stato. Ma i dati d'ascolto parlano chiaro. Penso ci sia un collegamento tra le sue accuse ad Annozero e i numeri dell'Auditel'.

E proprio Vespa, intervistato da Il Corriere della Sera, ha detto: 'Vogliamo essere onesti? La decisione della Rai, come quella della Vigilanza, ha un nome e un cognome: Michele Santoro. E' un eccellente professionista, uscirà dalla Rai con una magnifica buonuscita per rientrarvi come autore di preziose docufiction (io sono uscito dopo 39 anni con 300 milioni di lire) Ma intanto è passato sulla par condicio con il garbo di Attila. Con accenti diversi, l'ha massacrata nell'arco dei decenni. Vorrei che mi si dicesse in quale grande tv pubblica e anche privata al mondo esiste un programma di prima serata in cui la vittima è costantemente la stessa parte politica, che stia al governo o all'opposizione… Quindi non potendo sospendere solo Santoro in campagna elettorale, nonostante non rispetti le regole (basti rivedere i programmi del 2001) hanno cancellato anche le nostre trasmissioni. L'azienda ha una sola giustificazione: Santoro è lì per ordine del magistrato. Anche qui: trovate un Paese in cui il giudice ordina la collocazione perpetua di un programma in prima serata'.

Ma, nonostante le diversità, Vespa e Santoro su una cosa sono d'accordo: quella presa dal Cda della Rai è una decisione grave. Vespa ha affermato: 'E' una decisione grave, ingiusta e sorprendente, pur nel rispetto di un indirizzo del Parlamento. Pensavo che ci sarebbero stati spazi di mediazione per evitare una situazione che non ha precedenti nella storia italiana. La Rai subisce un danno enorme: nel bilancio, per il calo pubblicitario, e soprattutto nell'immagine. Quale tv pubblica al mondo abolisce i programmi politici nel momento in cui servono di più?'.

A proposito delle voci secondo le quali il 'suggerimento' al direttore generale della Rai per la chiusura delle trasmissioni sia partito da Berlusconi e della frase 'Basta con le risse da pollaio', il conduttore di 'Porta a porta' ha detto: 'Meglio il pollaio che il silenzio. Berlusconi ha fondato un partito che ha la Libertà nel suo nome. Non lo dimentichi mai. Detto questo, fin dai tempi dell''editto bulgaro', ho sempre difeso il diritto di Santoro ad andare in onda, ma mi rifiuto di credere che senza le violazioni di 'Annozero' in Italia non ci sia libertà di stampa'.

In conclusione Vespa ha poi affermato: 'La maggioranza politica ha contratto un debito verso la Rai. Se Berlusconi è l'uomo della libertà, non può soffocare la mia azienda. Giace da tempo sul suo tavolo il progetto per inserire il canone, riducendolo, nella bolletta della luce in modo da ridurre l'enorme, clamorosa evasione. Mandi avanti questo progetto e dimostrerà di voler mantenere l'equilibrio tra i principali gruppi televisivi del Paese'.

Oggi alle 20.00 avrà luogo la prima manifestazione con presidio all'esterno degli studi di Via Teulada.

 (foto © LaPresse)

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