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Renata Polverini si dimette: "Mando a casa questo Consiglio indegno"

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Renata Polverini alla fine ha mollato la presa: dopo l’esplosione dello scandalo sul fiume di denaro pubblico finito nelle disposizioni dei singoli consiglieri Pdl e sperperato in spese personali di ogni tipo, la governatrice ha messo fine al suo mandato affermando ancora una volta la propria estraneità a i fatti e rivolgendosi ai consiglieri della Pisana con parole fortissime. Dopo il discorso in Consiglio regionale, l’autodifesa a Piazzapulita e infine la votazione dei tagli alle risorse dell’Assemblea, l’onda dello scandalo ha avuto la meglio. E a nulla sono serviti gli incoraggiamenti di Alfano e dei vertici del Pdl ad andare avanti.

Le dimissioni di Renata Polverini: guarda il video

"Purtroppo interrompiamo il lavoro fatto fino a qui perché il consiglio è indegno – esordisce Renata Polverini in una affollatisisma conferenza stampa - Li mando a casa io, questi signori qua. Mai potevo immaginare che con le ingenti risorse del Consiglio tutti, nessuno escluso, facessero un uso a volte sconsiderato, in altri casi esoso per l’attività istituzionale". Poi la rivendicazione di quanto è stato fatto in questi due anni e mezzo: un’azione risanatrice delle finanze pubbliche attraverso 5 miliardi di tagli e il dimezzamento del disavanzo sanitario. "Abbiamo operato bene, ma dobbiamo interrompe cammino per via di un Consiglio regionale non degno di rappresentare una regione così prestigiosa (...) non permetto a nessuno di fare ulteriori sceneggiate, ho aspettato oggi per dare le dimissioni per vedere falsità opposizione".

Renata Polverini si difende a Piazzapulita

Ne ha anche per loro, per Idv, Pd e Sel che hanno annunciato le dimissioni di massa dei prorpi consiglieri, i quali però non le hanno formalizzate. Ma l’attacco di Renata Polverini ha come obiettivo diretto i consiglieri regionali, perché se lascia la poltrona è solo per colpa loro, definiti testualmente dei "malfattori", dei "codardi", persone con i cui comportamenti scorretti la sua Giunta non ha nulla a che vedere. Il Consiglio è autonomo: questo è il mantra che ripete la Polverini, anche se il fatto che sia la Giunta a certificarne i bilanci complica non poco le cose.

La lunga strada delle dimissioni di Renata Polverini

Poi attacca quei soggetti che hanno dato vita allo scandalo: "E' una vicenda che nasce per una faida interna, con un dibattito a dir poco allucinante tra personaggi ameni che si aggirano per l'Europa a rappresentarci". Se ha resistito fino ad oggi è per "sfidare il consiglio, dimostrare la fragilità dei loro comportamenti, vedere come avrebbero reagito: codardi come sono hanno pensato di tagliarsi i fondi, sperando poi di ottenerli di nuovo con un inciucio politico". E’ una Polverini col dente avvelenato quella che annuncia verità scottanti su fatti non ancora venuti alla luce: "Dirò cose eclatanti che finora non ho voluto pubblicizzare per rispetto dei cittadini (...) cose raccapriccianti che cercherò di spiegare. Le ostriche non le ha inventate il Pdl. Io non ho mai avuto una carta di credito intestata alla Regione, e nemmeno i miei collaboratori. Da domani mattina saremo a disposizione di tutti coloro che vorranno approfondire".

Poi l’invettiva contro gli altri governatori, sostenendo di essere la prima nella storia d’Italia da quando esistono le Regioni a dimettersi senza alcuna colpa. Prima tocca a Formigoni (non è citato, ma il riferimento è più che evidente): "Sono meravigliata che governatori indagati per procedimenti gravi oggi pensano all’autoriforma delle Regioni" ha dichiarato la Polverini. Poi c’è Errani: "Voglio sentire da lui che siede sulla sua poltrona da vent’anni cosa ha in mente per riformare il sistema delle Regioni”.

Infine il racconto tutto personale di questi giorni convulsi, tra la tentazione delle dimissioni e la decisione di imporre i suoi tagli al Consiglio prima di andare via. E le dimissioni che le sembrano quasi una liberazione: "Ci tengo a dirvi che sono tornata a essere una persona libera, dopo due anni e mezzo in questo sistema allucinante. Me lo sono sentito addosso come una gabbia. Mi auguro che in procura ci sia la determinazione per andare avanti e accertare i reati".

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