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Renato Brunetta: 'Basta certificato antimafia'

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A margine della presentazione del nuovo logo del Ministero della Pubblica amministrazione, il ministro Renato Brunetta ha anticipato una delle misure che saranno contenute nel decreto Sviluppo e ha sollevato un gran polverone. Basta certificato antimafia.

Il ministro ha detto: 'Una delle vitamine per la crescita è la semplificazione. Perché famiglie e imprese devono fornire certificati alla pubblica amministrazione che li ha già in casa? Basta certificato antimafia, basta Durc. Basta pacchi di certificati per partecipare ai concorsi. Ci sono tante riforme che non costa niente attuare ma che producono crescita'. Il certificato antimafia, però, è una forma di controllo decisiva per lo sviluppo economico e per la lotta alla criminalità.

Il ministro della Pubblica amministrazione ha spiegato che i certificati 'inutili' dovrebbero essere eliminati completamente e sostituiti con autocertificazioni, mentre le certificazioni rilasciate dalla PA resteranno valide solo nei rapporti tra privati. Alla notizia della possibile eliminazione del certificato antimafia sono insorte le opposizioni.

Il vicepresidente dei deputati Pd, Michele Ventura, ha detto: 'Nel sacro fuoco della semplificazione amministrativa che, fin qui, ha soltanto complicato la vita a tutti, il ministro Brunetta vuole bruciare la certificazione antimafia per le imprese. Ecco le idee dell'esecutivo Berlusconi per la crescita: meno legalità per tutti'. Il capogruppo dell'Italia dei Valori in commissione parlamentare antimafia, Luigi Li Gotti, ha affermato: 'E' evidente che il ministro Brunetta abbia voluto lanciare una provocazione. Proponendo l'abolizione della certificazione antimafia, Brunetta ha voluto dirci: se un indagato per mafia può fare il ministro, con la benedizione del ministro dell'Interno, perché mai le imprese dovrebbero farsi rilasciare dagli uffici periferici del ministero dell'Interno la certificazione antimafia?. Brunetta ha ragione, la mafia è, evidentemente, una componente della maggioranza e del governo. Brunetta, quindi, ha il merito di non essere ipocrita'.

Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha detto: 'Il ministro Brunetta è sempre molto originale. Stop ai certificati antimafia? Faccia una proposta di legge, la valuteremo.... E' stato da poco approvato il Codice antimafia che tra l'altro disciplina in modo molto rigoroso tutta la certificazione antimafia. Se il ministro aveva qualche osservazione da fare poteva farla in sede di Consiglio dei ministri. Al momento è inutile fare polemiche sterili e non è mia abitudine prendere posizione su cose campate in aria'. E il procuratore aggiunto a Palermo Antonio Ingroia ha affermato: 'Concordo sulla necessità di semplificare la burocrazia, ma senza intaccare i controlli preventivi antimafia, perché il rischio di indebolire gli apparati di prevenzione dalle infiltrazioni mafiose c'è e credo che questi strumenti non dovrebbero essere toccati'.

Immediata la replica del ministro il quale ha detto che tale certificato non verrà abolito, ad essere abolito sarà l'obbligo di presentazione. Attraverso una nota Brunetta ha fatto sapere: 'Preso dal sacro fuoco della banalità politica, il Partito democratico non ha perso un solo minuto a riflettere su questa importante proposta di semplificazione, preferendo chiosare il tutto con l'abusato slogan 'Meno legalità per tutti'. Che tristezza. I conservatori della sinistra non riescono a capire che accadrà esattamente il contrario, in quanto la certezza dei dati non diminuirà ma verrà semmai rafforzata: invece di chiedere al singolo imprenditore di fare il fattorino tra le amministrazioni, saranno infatti queste ultime a procurarsi direttamente presso gli uffici competenti la documentazione richiesta'.

A quanto pare però anche il Ministero dell'Interno non ha accolto benevolmente le parole di Brunetta. E così il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha voluto ricordare al ministro della Pubblica amministrazione che 'la certificazione antimafia non può essere modificata perché è uno strumento indispensabile per combattere la criminalità organizzata e, in particolare per contrastare le infiltrazioni malavitose negli appalti pubblici'.

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