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Renzi candidato premier? "Voto subito. Bersani umiliato dal M5S"

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Avrebbe dovuto fare la sua mossa una volta passata la tempesta e invece archiviati i patti, stracciati i trattati di non belligeranza, Matteo Renzi ha mostrato le carte, annunciando quanto tutti si aspettavano/sapevano da mesi: "Mi voglio candidare". Per il sindaco di Firenze, infatti, si è già perso troppo tempo: "La clessidra è agli sgoccioli, serve credibilitàpolitico-istituzionale. Bersani decida. Vogliono fare un accordo, lo facciano, ma prendano una decisione".

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Insomma, Renzi è pronto a fare quanto una buona fetta dell'elettorato sperava fin dalle primarie dello scorso inverno: il leader del Partito Democratico e possibilimente il premier in un nuovo governo. "Io so che così facendo sto mettendo un paletto negli occhi del Pd", ammette, ma sottolinea anche l'urgenza di prendere posizione e, soprattutto, agire. "Sono stato zitto e buono fino ad ora, ma non posso nascondere che esiste un problema-Paese", osserva, facendo notare: "Ma vi rendete conto che stiamo ancora con il governo Monti che deve rinviare il decreto per i debiti della Pubblica Amminstrazione? E' possibile? Per me no".

E' un fiume in piena, Matteo Renzi, alla manifestazione della Cgil organizzata a Firenze e, a quanto pare, la sua propositività ha fatto breccia anche nella segretaria generale, Susanna Camusso, che pure non è mai stata una sua sostenitrice. I due si sono incontrati privatamente subito dopo l'evento e la sindacalista "mi ha detto che avevo ragione", ha detto il sindaco di Firenze, scherzando: "Anche se ho messo il maglioncino blu come Marchionne".

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Volenti o nolenti, infatti, le osservazioni di Renzi esprimono il pensiero e il disagio della maggior parte degli italiani: è vero, la situazione è sotto gli occhi di tutti e, in fondo, il sindaco non fa altro che urlarla attraverso il megafono del suo status politico, ma del resto, qualcun altro l'ha fatto? No, e dunque Renzi ha buon gioco a proporsi come 'salvatore' della Repubblica che "oggi rischiamo con questa indecisione di far affondare".

La ricetta del sindaco è semplice. "Se Bersani riesce a fare un governo, bene. Se riesce a fare le larghe intese, bene. Ma si faccia qualcosa" è il suo nuovo mantra, dopo quello della rottamazione, sottolineando che "il Pd deve decidere: o Berlusconi è il capo degli impresentabili, e allora chiediamo di andare a votare subito, oppure Berlusconi è un interlocutore perché ha preso dieci milioni di voti", ma in tutti i casi "non si può stare così, in mezzo al guado". Dunque, o si 'quaglia' qualcosa o si torna alle urne subito. Per Renzi, infatti, non solo il voto a giugno è possibile, ma è possibile anche passando da primarie del partito alle quali lui, ovviamente, questa volta si candiderebbe per vincere: "Non posso essere legittimato dal gruppo dirigente che intendo cambiare".

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Il sindaco di Firenze ce l'ha con Pierluigi Bersani: da una parte per l'inazione con la quale sta facendo affondare il Paese, dall'altra per essersi fatto 'mettere i piedi' in testa da Beppe Grillo e dal Movimento 5 Stelle. "Il Pd avanzi la sua proposta, senza farsi umiliare andando in streaming a elemosinare mezzi consensi a persone come la capogruppo dei 5 Stelle, che hanno dimostrato arroganza e tracotanza nei nostri confronti", è il suo giudizio tranciante, ribadito ancora una volta dall'appello che avrebbe voluto rivolgere al segretario: "Mi veniva da dire: 'Pierluigi, sei il leader del Pd, non farti umiliare così!'". Se si azzerasse tutto e palla la centro, dunque, i 5 Stelle troverebbero in Renzi un avversario che non offrirebbe sponde: un curioso paradosso, contando che molti voti al M5S sono arrivati dal centrosinistra che non si sentiva rappresentato da Bersani e che avrebbe voluto il sindaco leader fin dalle scorse primarie.

E Renzi a Grillo non fa sconti, a partire dal finanziamento pubblico ai partiti: "Non ho proposto l'abolizione del finanziamento pubblico per caso. L'avevo già fatto e ora sembra che sia stato lui a chiederlo. Ma mica possiamo stare qui ad aspettare che Grillo ci prenda per il sedere", tuona il sindaco, aggiungendo che in caso di voto a giugno proporrà l'alleanza "di centrosinistra, non c'è dubbio", e facendo notare che con elezioni in estate "se corro io, Berlusconi è difficoltà. Basta vedere i sondaggi".

Saggi o no, lavorio incessante degli emissari delle varie formazioni politiche (Pd in primis), Napolitano in campo o meno, per Renzi la strada sembra segnata, al punto che il sindaco di Firenze si spinge oltre, proponendo quella che per lui potrebbe essere una ricetta di buon governo: "Una nuova legge elettorale, grazie a cui si sa subito chi ha vinto. Abolizione del Senato, che diventa la Camera delle autonomie, con i rappresentanti delle Regioni e i sindaci delle grandi città che vanno a Roma una volta al mese e lavorano senza ulteriori indennità" per fare diventare "il Parlamento è più efficiente" alla metà del costo. Riforme importanti, costituzionali, che Renzi però è convinto che potrebbero essere fatte "in sei mesi", come pure "l'abolizione delle Province, per davvero però, non per finta come si è fatto finora".

E' dunque questa l'unica vera soluzione per uscire dallo stallo? La sola strada per far ripartire l'economia? Il sindaco di Firenze ne sembra convinto: "Dobbiamo dare un orizzonte al Paese", conclude Renzi, spiegando che l'Italia "ha bisogno di cambiare, di crescere" e anticipando: "Sto preparando un Job Act, un piano per l'occupazione. Il lavoro è al primo posto".

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