Excite

Renzi e Bersani: i #pdbrothers si abbracciano sul palco a Firenze

  • Getty Images

Il primo incontro pubblico dopo le primarie del centrosinistra e il primo comizio congiunto della campagna elettorale: Matteo Renzi e Pierluigi Bersani si sono ritrovati insieme sul palco del teatro Obihall di Firenze, per un evento che è diventato subito un cult sui social network. A partire dall'annuncio: il sito ufficiale del Pd ha lanciato l'incontro usando la metafora del mito cinematografico dei Blues Brothers, con il titolo "Everybody Needs Somebody" e un divertente fotomontaggio che ritrae gli ex sfidanti delle primarie in total black e occhiali scuri, proprio come i protagonisti del film. Un'iniziativa che ha riscosso un enorme successo su Twitter, dove i militanti si sono lasciati trasportare dall'entusiasmo e con l'hashtag #pdbroters hanno postato le proprio foto con tanto di occhiali da sole.

Matteo Renzi e Pierluigi Bersani insieme a Firenze: le foto

E l'entusiasmo si è visto anche sul palco del teatro Obihall, dove il candidato premier della coalizione di centrosinistra ha lasciato che a parlare per primo fosse proprio il padrone di casa, il rottamatore Renzi: lo scandalo Monte dei Paschi di Siena si è fatto sentire nei sondaggi (il Pd accusa il colpo perdendo quasi un punto mezzo rispetto alla settimana scorsa) e un personaggio comunicativo come Renzi non può che aiutare il partito a risalire. E' lui a tirare la volata a Bersani, come ha già fatto nell'intervista di una settimana fa a Le invasioni barbariche, dando il benvenuto al segretario del Pd come "prossimo presidente del Consiglio dei ministri".

Matteo Renzi a Le invasioni barbariche: "Voglio che Bersani vinca, ma attenti a Berlusconi"

La sua verve si fa subito sentire quando decide di rispondere con una battuta sferzante alle parole di Mario Monti, che in giornata aveva definito il Pd un partito del passato, "nato nel 1921" (anno di fondazione del Partito Comunista Italiano, ndr): "Oggi Monti ha detto che il Pd è nato nel ’21... Deve aver fatto confusione con la sua carta d’identità". Ha ribadito la necessità che il centrosinistra possa attirare anche elettori delusi dal centrodestra ed ha invitato a non snobbare l'avversario di sempre: "Chi sottovaluta Berlusconi commette un errore. Dobbiamo stare attenti a non considerarlo l’uomo del passato ma al tempo stesso non dobbiamo averne paura, perché può ingaggiare Balotelli ma anche se ingaggia il mago Silvan non servirà a far sparire le cose che ha fatto e quelle che non ha fatto".

Messe da parte tutte le polemiche della competizione per le primarie, il discorso di Renzi punta all'unità del partito e dello schieramento di centrosinistra: "Noi non siamo oggi a contarci in un gioco di correnti, qui non ci sono bersaniani e renziani. Qui c’è il Pd che è di tutti (...) in Italia ci si stupisce se dopo una confronto duro e serrato c’è la correttezza di dire ‘ha vinto lui, gli do la mano’ (...) non abbiamo fatto una grande battaglia politica per continuare a fare gli scontri dopo".

Bersani riconosce al sindaco di Firenze il merito di aver esso in atto un processo di rinnovamento nel partito rischiando in prima persona, gli rende omaggio imitandone lo stile (togliendosi la giacca e tirandosi su le maniche della camicia prima di salire sul palco) e poi si lancia nel suo comizio, partendo dall'esperienza di governo con Monti nell'ultimo anno. Un appoggio doveroso, quello al governo tecnico, che ha messo il Pd nelle condizioni di sopportare anche scelte non condivise. Come non condivisa è l'agenda Monti che rappresenta il programma elettorale del premier uscente: "In tutta questa agenda non c’è la parolina esodati che anche Monti ammette sia un buco".

Anche Bersani ha risposto con tono polemico l'attacco di Monti, chiedendo rispetto per il partito ("Quella di oggi sul Pd nato nel '21 è veramente infelice. Si può dire di tutto ma non ferire un progetto di cui non si ha neanche una vaga idea"), ed ha espresso la sua opinione critica su questa campagna elettorale: "siamo ancora o al festival delle promesse o all’attacco generico all’avversario, con promesse e favole invereconde e non degne di un Paese serio. Tre giorni fa è stata una giornata splendida sommando Monti e Berlusconi le tasse si erano già ridotte di 30 miliardi - ha ironizzato il segretario Pd - poi passo a Milano e Maroni toglie l’Imu, l’Irap e il bollo auto". Poi la dichiarazione d'intenti finale: "Noi non vivremo più la pagina vissuta nel 2008. Non manderemo a casa, come accaduto a Romano Prodi, il governo del centrosinistra. A chi non ha votato per me vorrei dire che non è sempre stato facile discutere ma non dobbiamo avere paura di chi non la pensa come noi, non dobbiamo pensare che chi dissente è un nemico".

L'abbraccio finale tra Renzi e Bersani sigla la definitiva archiviazione di tutte le ostilità. E l'influenza di Twitter si fa sentire anche sul palco, quando alla fine del comizio il segretario Pier Luigi Bersani indossa gli occhiali in stile John Belushi, in onore al successo dei #pdbrothers che hanno spopolato in rete.

politica.excite.it fa parte del Canale Blogo News - Excite Network Copyright ©1995 - 2017